[Arezzo]Basta andare a scuola come in guerra! Le scuole sicure le fanno gli studenti organizzati

Sulle pagine delle notizie locali si apprende ľennesimo fallimento della classe politica nostrana. “Crolla soffitto, studente ferito” titola il Corriere di Arezzo. Poche righe dopo, si legge che all’Istituto Comprensivo Margaritone di Arezzo uno studente è stato ferito dalla caduta di un controsoffitto.

Gli studenti si ricordano ancora molto bene del crollo dell’Aula Magna dell’Università a Cagliari lo scorso ottobre, così come delle squallide e inutili promesse del Ministro Giuseppe Valditara di potenziare la scuola pubblica.

La verità è che in un paese in cui la classe politica preferisce pensare al Vinitaly, ubriaca della sua retorica del “Dio, Patria e Famiglia”, gli studenti sono (ancora) le ultime ruote del carro.

Valditara può parlare quanto vuole del merito; Lollobrigida può riempirsi la bocca allo sfinimento sull’importanza dell’istituto agrario per la loro economia e il governo può urlare ai mille venti la necessità di dedicare un intero indirizzo al Made in Italy: tutte chiacchiere, agli studenti serve ben altro.

Servono scuole vivibili, che non siano viste come pozzi da cui attingere per rifornire i padroni di forza-lavoro gratuita. La scuola deve essere pubblica, laica e dignitosa come l’hanno voluta tutti quei proletari che, con dure lotte, nei decenni passati hanno strappato conquiste che l’hanno resa accessibile alle masse popolari.

Non esistono -a differenza di quello che il governo pensa- scuole di serie A e B, ma sistemi educativi funzionanti e non. Il nostro, in cui un ragazzo 13enne finisce in ospedale a causa di cedimenti strutturali, non è parte della prima categoria. Non è possibile che oggi -in Italia e nel 2023- andare a scuola equivalga ad andare in guerra, fra morti sull’alternanza scuola-lavoro e soffitti che cadono in testa.

È il momento di farla finita con un diritto allo studio sempre più classista e lontano dalle vere necessità popolari.

Solo gli studenti, organizzandosi in collettivi in ogni scuola e università, coordinandosi con gli insegnanti, il personale ATA (anche loro rischiano che gli crolli il soffitto in testa da un momento all’altro!) e i genitori possono imporre dal basso le misure che servono, ad esempio quella di destinare i miliardi del PNRR non per la realizzazione di grandi opere speculative, ma per la rimessa in sesto degli edifici scolastici.

Organizziamoci e lottiamo per fermare la mattanza nelle scuole, 10, 100, 1000 collettivi a difesa della scuola pubblica!

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