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Francia. Il movimento sindacale al passo coi tempi

Teresa Noce by Teresa Noce
Aprile 4, 2023
in Primo piano, Resistenza n. 4/2023
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Se servisse uno spunto ulteriore per ragionare sul fatto che l’informazione di regime è uno strumento politico in mano alla classe dominante, l’esempio della Francia sarebbe ottimo.

In Italia si sa cosa succede per filo e per segno, ad esempio, nell’Isola dei Famosi, ma sui giornali non è possibile leggere nessuna cronaca esaustiva su quello che accade in Francia. Al massimo si sa di “scontri” e “arresti”, ma da nessuna parte si trovano notizie accurate sull’enorme mobilitazione con cui, da gennaio, la classe operaia e le masse popolari provano a respingere l’attacco alle pensioni (innalzamento di due anni dell’età pensionabile, da 62 a 64).

Eppure quello che da settimane sta accadendo in Francia è di enorme portata: sette giornate di mobilitazione generale (in alcuni casi con tre milioni di persone in piazza) accompagnate da scioperi a oltranza dei lavoratori di molti settori. Abbiamo parlato nel numero scorso di Resistenza dei lavoratori del comparto energetico che programmano black-out mirati e manomettono i contatori per far pagare di meno a artigiani e famiglie povere, ma quello è solo un esempio. Università occupate, blocchi sulle autostrade, trasporti fermi, città coperte di rifiuti (che vengono incendiati durante i cortei) per lo sciopero dei netturbini.

Nella sola settimana seguita all’imposizione della riforma (attraverso una manovra che ha scavalcato il parlamento) sono state arrestate solo a Parigi mille persone e la violenza della polizia è andata via via crescendo, al punto che anche il Tribunale cittadino ha emesso un comunicato di diffida contro le Forze dell’Ordine.

I porti vengono bloccati per diversi giorni della settimana così come le raffinerie, che lavorano a singhiozzo. I distributori di carburante sono a secco. Ci sarebbero altri mille esempi di come questa mobilitazione stia mostrando nella pratica cosa vuol dire “usare tutta la forza delle masse popolari”, ma nel nostro paese – in particolare fra i movimenti, gli organismi operai e popolari e le reti sociali, è un altro l’aspetto che attira l’attenzione. Com’è possibile quel livello di mobilitazione? Cos’hanno “in più” i lavoratori e le masse popolari francesi? Questo si chiedono, innanzitutto.

L’articolo di prima pagina di questo numero di Resistenza titola “Se c’è chi la promuove, la mobilitazione si sviluppa”.

In Francia c’è chi la promuove!

C’è un sindacato come la Cgt che, ben più piccolo della Cgil, basa la sua esistenza sulla mobilitazione dei lavoratori anziché sull’erogazione di servizi e la partecipazione al banchetto dei padroni. C’è un coordinamento intersindacale che spinge a sinistra anche le organizzazioni sindacali più moderate.

C’è un movimento che non cerca infiltrati e fascisti ogni volta che qualche vetrina va in frantumi.

C’è una coalizione elettorale che unisce molte – se non tutte – le forze antifasciste anti Larghe Intese (in Francia sono forze anti Macron) e molti dei suoi deputati soffiano sul fuoco della rivolta anziché azionare gli estintori per spegnerla.

No, i lavoratori e le masse popolari francesi non sono “migliori” di quelle italiane.

Solo che le organizzazioni politiche (anche quelle ideologicamente afferenti alla sinistra borghese e radicale) e sindacali non si limitano ad aspettare e sperare che la ribellione scoppi, ma la fomentano o almeno la sostengono. E in definitiva, in un’epoca di attacchi ai diritti e alle conquiste che la classe dominante porta alle masse popolari di ogni paese imperialista, in un’epoca di guerra e di rivoluzione, questo significa stare al passo coi tempi.

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