Brasile: facciamo chiarezza

Lo scorso 9 gennaio centinaia di sostenitori di Bolsonaro, ex presidente del Brasile, hanno assaltato Palazzo Planalto a Brasilia, sede del Parlamento, della Corte suprema e residenza del presidente in carica Lula. Blocchi e scontri sono avvenuti anche in diverse città del Paese.

Due tesi sbagliate

Nella propaganda della borghesia e della sinistra borghese, l’attacco è stato presentato come il tentativo di golpe di un gruppo di fascisti guidati da Bolsonaro contro il presunto broglio elettorale che ha visto il Partito dei Lavoratori guidato da Lula battere l’ex presidente in occasione delle elezioni politiche che si sono svolte lo scorso 30 ottobre.

Al di là della narrazione della sinistra borghese che vede il fascismo alle porte in ogni paese del mondo, la verità è che Bolsonaro, dopo aver tirato la corda per mesi nel tentativo di non riconoscere il suo successore, ha mobilitato la base per mettere subito in chiaro al governo Lula che questi non governerà un paese pacificato e che gli interessi dei gruppi di potere locali e internazionali (in particolare Usa) di cui era garante dovranno essere rispettati se questo governo vuole avere vita lunga. Più che un tentativo di golpe, un avvertimento di stampo mafioso!

È inoltre sbagliato bollare le masse popolari che si sono mobilitate per assaltare i palazzi delle istituzioni brasiliane come fascisti e reazionari. Il procedere della crisi generale del sistema capitalista e con essa l’aggravarsi della crisi politica nei vari paesi alimentano sempre di più la resistenza delle masse popolari. Tale resistenza è quindi un fattore oggettivo ed ha molteplici forme (resistenza attiva, resistenza passiva, individuale, collettiva e di altro genere). La via che prende dipende dal movimento comunista e dalle forze che vogliono dare uno sbocco positivo per le masse popolari a questa crisi. Quando non è così la testa di queste mobilitazioni viene presa da avventuristi, capitani di ventura e capipopolo al servizio della borghesia. La resistenza si sviluppa dove c’è qualcuno che l’organizza. L’assalto a Palazzo Planalto è la forma con cui Bolsonaro ha fatto leva sulla mobilitazione aperta e dispiegata delle masse popolari per avvertire Lula e i suoi concorrenti che governeranno sì, ma con il fucile puntato.

Non dobbiamo, quindi, confondere la testa (i promotori) con la base (le masse popolari che si sono mobilitate) e arrivare a dire, per estensione, che la metà delle masse popolari brasiliane (quelle che hanno votato per Bolsonaro) sono fasciste e reazionarie. Nel dibattito questo modo di pensare elimina completamente il ruolo della sinistra e di come i temporeggiamenti di Lula nel promuovere la mobilitazione delle masse popolari per insediarsi al governo da una posizione di forza anziché aspettare che Bolsonaro andasse via e gli concedesse il posto in virtù della vittoria elettorale. Questo limite ha un nome, si chiama legalitarismo ed è un limite che riguarda i comunisti e le forze rivoluzionarie di tutto il mondo. Stando sull’esempio del Brasile, Lula ebbe lo stesso limite quando decise di non assecondare le mobilitazioni popolari che si opponevano al suo arresto e si consegnò alla polizia facendosi incarcerare. Non è legittimo ciò che rispetta le leggi della borghesia, è legittimo ciò che va negli interessi delle masse popolari anche se illegale.

Sono in ogni caso sbagliate le tesi che parlano dell’imminente instaurazione di un moderno fascismo imperante in Brasile, le stesse che spesso vengono applicate anche all’Italia, con cui si confondono le operazioni promosse dai caporioni della borghesia servendosi delle scorribande di avventuristi vari con l’instaurazione di regimi terroristici aperti della borghesia. Tesi di questo genere le abbiamo potute leggere in questi giorni. Vedi Brasile. “I fascisti si sono dati la zappa sui piedi – L’Antidiplomatico

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Cosa sta accadendo in Brasile e in Sudamerica?

Quanto sta avvenendo in Brasile e più in generale in America Latina fa parte di un processo che parte da lontano, da quando la vittoria del revisionismo nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica ha indebolito il movimento comunista internazionale minando e indebolendo lo slancio che dal 1917 era avanzato nel mondo. Neanche la Rivoluzione Culturale Proletaria del 1966-76 promossa dal Partito comunista cinese è servita a risollevare le sorti del movimento comunista e nel periodo che andò dalla vittoria della rivoluzione cubana nel 1956 fino alla fine degli anni ’90, i gruppi imperialisti USA sono riusciti a mantenere il loro dominio sull’America Latina stroncando i movimenti guerriglieri e schiacciando quelli progressisti con colpi di Stato militati e imponendo dittature civili o militari.

A questa tendenza però si sono sempre opposti movimenti controcorrente a partire dalle Forze Armate Rivoluzionarie (FARC) in Colombia, la transitoria vittoria della guerriglia sandinista in Nicaragua (1979-1990) e l’avanzata di Sendero Luminoso in Perù (1980-1992), a dimostrazione del fatto che il fuoco covava sotto la cenere. Dalla fine degli anni ’90 la resistenza popolare alla scia di sangue provocata dalla borghesia locale e ai sacrifici crescenti imposti ai popoli dal sistema imperialista mondiale, a sua volta indebolito sempre più gravemente dalla nuova crisi generale del capitalismo, hanno portato all’affermazione di governi progressisti. La vittoria elettorale di Hugo Chavez alle elezioni presidenziali del 1998 in Venezuela ha inaugurato il nuovo corso e Cuba vi ha contribuito con le riserve rivoluzionarie che sotto la guida del Partito Comunista Cubano aveva eroicamente accumulato e difeso contro l’assedio americano ed europeo. Un assedio contro il quale le forze protagoniste del nuovo corso delle cose in America Latina sono ancora alle prese ma che oggi si combina con l’aggravarsi della crisi generale del capitalismo, con l’acuirsi dei contrasti tra gruppi imperialisti e col ruolo crescente che la Repubblica popolare cinese sta assumendo in ambito economico, finanziario e politico.

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Internazionalismo proletario e rivoluzione socialista

In virtù di queste condizioni e delle grandi riserve di cui dispongono le forze rivoluzionarie latinoamericane è compito dei comunisti saperne approfittare fino alla vittoria.

Al di là dei due insegnamenti indicati, quindi, non è sulle forme né sulle motivazioni ufficiali dell’attacco al presidente Lula su cui serve che i comunisti del nostro paese si concentrino oggi, quanto invece sugli insegnamenti che i comunisti del nostro paese devono ricavare per avanzare nella rinascita del movimento comunista e fare dell’Italia un paese socialista.

Tra questi un assunto principale: la più alta forma di solidarietà con i popoli oppressi dall’imperialismo in tutto il mondo è fare la rivoluzione socialista nel proprio paese. Per i comunisti italiani il compito di fare la rivoluzione socialista nel proprio paese passa per l’imposizione di un governo di emergenza che sia espressione delle masse popolari organizzate (in comitati, collettivi, associazioni, ecc.), sia composto da esponenti che godono della loro fiducia e che metta da subito in atto le misure necessarie a fare fronte agli effetti più gravi della crisi.

Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti UE, USA e sionisti mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi e avrà il loro aiuto. Questa è l’essenza dell’internazionalismo proletario. L’Italia può essere questo paese: dipende da noi comunisti che lo sia!

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