Elezioni: per Le Regionali 2023 correggere gli errori

Nei prossimi mesi si svolgeranno le elezioni regionali in Lombardia, Friuli – Venezia Giulia, Trentino – Alto Adige, Lazio e Molise. La data del voto non è ancora decisa; nel Lazio dovrebbe cadere – in base alle dimissioni di Zingaretti, che a settembre è stato eletto alla Camera – fra il 18 dicembre e il 31 gennaio 2023.

Le elezioni di Lazio e Lombardia rivestono una particolare importanza per la situazione politica nazionale: nel Lazio si trova la capitale amministrativa del paese, in Lombardia quella economica e finanziaria.

Le elezioni lombarde hanno anche una specifica valenza per la guerra per bande che serpeggia fra i partiti di governo: sorpasso di FdI sulla Lega, Forza Italia che lotta per non perdere ulteriori posizioni, la resa dei conti interna alla Lega.

Detto in altri termini, le elezioni regionali in Lazio e Lombardia hanno uno specifico peso nel quadro della crisi del sistema politico. Dunque, i partiti e le organizzazioni anti Larghe Intese, e per primi quelli che hanno presentato liste anti sistema alle elezioni del 25 settembre, devono approfittarne, devono usarle per indebolire il governo Meloni e alimentare la costruzione di un fronte comune che contenda alle Larghe Intese il governo del paese.

Le condizioni soggettive di partenza non sono promettenti, per la verità. Rispetto ai risultati delle elezioni del 25 settembre hanno preso il sopravvento delusione, malcontento e sconforto. E, cosa più importante, dai capi politici dei partiti che compongono Unione Popolare, Italia Sovrana e Popolare e PCI, ma anche Italexit, non è ancora emersa la volontà, o la capacità, di promuovere un bilancio serio di quella esperienza. Anziché individuare, trattare apertamente i problemi e affrontare gli errori, la tendenza principale sembra essere quella di perseverare sulla stessa strada.

Ad esempio, nessuna delle liste citate ha promosso un percorso di discussione pubblica e inclusiva (coinvolgere i candidati, gli attivisti, gli elettori e le masse popolari in generale) sui risultati ottenuti e sui motivi per cui sono stati ottenuti. E, ancora, nessuno dei capi politici ha fatto un passo concreto per avviare con i dirigenti delle altre organizzazioni un confronto costruttivo sui temi e le questioni che dividono.

I generici appelli a “fare opposizione nelle piazze”, almeno per il momento, hanno rinnovato lo spirito di concorrenza: si continua con manifestazioni separate, che si guardano reciprocamente in cagnesco, che alimentano ulteriori polemiche e “dibattiti” sterili su astratte posizioni di principio.

La mancanza di una discussione politica, franca e profonda ha alimentato spinte disgregatrici persino entro le stesse coalizioni: serpeggia il malcontento, covano fratture e in alcuni casi si preparano scissioni. A queste condizioni, è impossibile approfittare delle elezioni regionali. Quindi, occorre aggiustare il tiro.

A giustificazione della decisione di presentare liste diverse e in concorrenza fra loro, alle elezioni del 25 settembre, i capi politici hanno detto che c’era troppo poco tempo per convergere e lavorare alla costruzione di un’ampia coalizione. Che ciò fosse principalmente una scusa per eludere la necessità di un processo unitario è perfettamente evidente oggi, che i tempi per le elezioni regionali non sono (ancora) proibitivi.

Bisogna fare oggi, e da subito, quello che non è stato fatto per le elezioni del 25 settembre.
– Aprire un’ampia discussione sui temi che dividono, portare a sintesi i punti di convergenza (tanti o pochi che siano) e quelli su cui non c’è accordo. In particolare, vanno evidenziati i disaccordi: alcuni di essi saranno ripresi più avanti, strada facendo, altri vanno sottoposti subito alla discussione popolare attraverso assemblee pubbliche, referendum autorganizzati e altre iniziative, in modo che il programma politico – e in particolare proprio gli aspetti più “divisivi” – non sia calato dall’alto, ma costruito dal basso (questo è il metodo utilizzato da NUPES in Francia).

NUPES è una coalizione elettorale che, in un solo mese, ha elaborato un programma di governo articolato e completo. Non entriamo qui nel merito del programma, ma ci soffermiamo sul metodo utilizzato: “abbiamo rifiutato di mascherare i disaccordi quando non siamo riusciti a superarli nel breve tempo a nostra disposizione. Infatti, su alcuni punti del programma di governo condiviso – 33 su 650 – le organizzazioni politiche che sostengono questo programma, faranno proposte nel dibattito parlamentare per chiarirli o qualificarli. Non abbiamo voluto nascondere nulla su questo tema ed è per questo che, per quanto limitati, questi punti sono riportati alla fine di ogni capitolo del programma di governo condiviso”.
Capito? Il percorso unitario non è stato mandato a monte perché i partiti non hanno trovato l’accordo, ma hanno messo nero su bianco i punti di divergenza e hanno rimandato la sintesi al dibattito da fare in parlamento! – da “Alcuni spunti dalle elezioni legislative francesi”, in Resistenza n. 7-8/2022.

– Predisporre meccanismi trasparenti e democratici per la composizione delle liste, in modo che i candidati unitari siano, realmente, espressione degli organismi politici, sociali, operai e popolari che operano sui territori.

– Predisporre una campagna elettorale non appiattita ai comizi e alle comparsate in tv, ma sostenuta da iniziative di rottura, iniziative che alimentano l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari.

È un percorso difficile e che, se lasciato alla spontaneità, non inizia nemmeno.

Per questo motivo ci appelliamo direttamente alla base, agli iscritti, ai militanti e ai sostenitori delle liste che il 25 settembre si sono presentate contro le Larghe Intese: bando alla delusione e alla sfiducia, bando allo spirito di concorrenza. Trattando apertamente le differenze e le divergenze, mettendo al centro la lotta contro il nemico comune, è possibile fare fronte!


Le principali questioni divisive riguardano:
– la gestione della pandemia da parte della classe dominante (in particolare Green Pass e obbligo vaccinale);
– l’analisi sulla guerra in corso in Ucraina (ruolo della NATO e della Federazione Russa);
– la sovranità nazionale (uscita dalla NATO e dall’UE).
Oltre a queste ci sono altre questioni di orientamento generale (e per questo di secondo piano):
– fascismo/antifascismo (in particolare non finire al carro dell’antifascismo padronale);
– contrapposizione sui diritti civili/diritti sociali;
– immigrazione:
– disponibilità a intrattenere rapporti più o meno sottobanco con il polo PD o il polo Meloni-Berlusconi-Salvini delle Larghe Intese.
Le questioni divisive vanno trattate apertamente, nel contesto di un ragionamento politico e di un lavoro di prospettiva.

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