[ERS] Il sistema scolastico dell’Unione Sovietica

L’Unione Sovietica riuscì a creare il miglior sistema scolastico mai esistito, costruendo un ambizioso programma che trasformò Mosca in una delle superpotenze mondiali.

Nella Russia zarista c’erano solo poche decine di scuole materne in tutto l’Impero, per una popolazione che contava circa 180 milioni di abitanti. Con la Rivoluzione d’Ottobre e l’instaurazione dell’URSS assistiamo ad un cambiamento radicale. Il potere in mano ai bolscevichi riuscì a sviluppare una rete di strutture prescolari, per permettere alle donne il loro coinvolgimento attivo in tutti gli aspetti della vita sociale.

Lenin definiva gli asili nido e le scuole materne “i germogli del comunismo”, strutture che “avrebbero effettivamente liberato le donne, diminuendo e progressivamente eliminando la disuguaglianza nei confronti degli uomini e migliorando il loro ruolo nella produzione e nella vita sociale”. Insomma i bambini erano figli della società socialista!
Dal 1920 le scuole materne iniziarono ad apparire non solo nelle città ma anche nelle campagne, fino ad arrivare al 1941 in cui due milioni di ragazzi frequentavano asili nido e scuole materne, arrivando nel giro di vent’anni a 12 milioni di bambini coinvolti nel sistema scolastico.

Una delle più grandi conquiste della costruzione del Socialismo in Unione Sovietica fu il processo di alfabetizzazione dell’intera popolazione, al quale conseguì la completa eliminazione dell’analfabetismo. Nella Russia zarista il livello di alfabetizzazione dell’Impero era incredibilmente basso, solo il 21% della popolazione sapeva leggere e scrivere (e solo il 12% di questi erano donne).

Con la campagna Likbez i sovietici lanciarono la “liquidazione dell’analfabetismo” con una rete creata appositamente che copriva tutto il paese. Approssimativamente 50 milioni di adulti hanno imparato a leggere ed a scrivere negli anni tra il 1920 ed il 1940; nel 1937, il 75% della popolazione totale sapeva leggere e scrivere. Nel primo decennio del 1960, l’analfabetismo è stato completamente eliminato.

Per quanto riguarda l’istruzione superiore dell’Urss lo studio teorico era unito al risvolto pratico che esso aveva nella società socialista: la messa in pratica della teoria come contributo collettivo della nuova società sotto la spinta della “pedagogia della prassi” di carattere rivoluzionario. Infatti gli istituti medi e superiori dedicavano ore apposite all’apprendimento del lavoro manuale e attraverso dibattiti e sperimentazioni, l’estensione di massa della cultura e del sapere e la natura gratuita e obbligatoria della frequenza, il legame con il mondo del lavoro, della produzione, della scienza e della tecnica, si edificò una delle realizzazioni strutturali tra le più importanti della storia dell’educazione di tutti i tempi.

Gli studenti formavano, inoltre, le cosiddette Brigate Studentesche di costruzione che furono schierate in alcuni importanti cantieri dell’economia sovietica. L’idea alla base era quella di fornire agli studenti un certo senso dell’etica, basata sul rispetto del lavoro. Inoltre le Brigate si occupavano anche della rete di supporto reciproco tra studenti, seguendo i compagni il cui rendimento era più scarso, ponendosi non solo quindi come studenti, ma anche come educatori della società.

Oltre all’educazione scolastica in quanto tale, nell’Urss esisteva un’intera rete di corsi speciali che gli alunni potevano frequentare gratuitamente per studiare un ampio numero di cose: dalla fotografia al design dell’aviazione, ma un rilievo particolare assunse lo studio delle scienze.

A Partire dagli anni ’50 lo Stato Sovietico spostò sempre più la sua attenzione verso le scienze esatte, in particolare la matematica. Il vero boom della matematica è iniziato quando furono istituite speciali scuole di matematica. Furono i diplomati di queste scuole il nucleo portante dei risultati del programma spaziale sovietico. Stando alle statistiche ufficiali, nell’Urss di quegli anni vivevano complessivamente un milione e mezzo di scienziati, mentre coloro che lavoravano nel campo scientifico, come la ricerca, erano quattro milioni e mezzo e rappresentavano quasi il 4 per cento dell’economia nazionale.

L’Urss investì molte risorse nello sviluppo dell’istruzione accademica. Subito dopo la rivoluzione i bolscevichi fondarono un gran numero di nuove università, rete che si è sviluppata maggiormente dagli anni ’30, quando il programma di industrializzazione su larga scala iniziò a richiedere nuovi specialisti. Successivamente, a partire dagli anni ‘50, aprì i battenti una nuova ondata di istituti e università, fino ad arrivare agli anni ’70 dove c’erano quasi 5 milioni di studenti che ricevevano un’istruzione superiore.

Mentre nel mondo capitalista il diritto all’istruzione veniva sottoposto al profitto ed alle privatizzazioni, gli studenti in URSS avevano libero e gratuito accesso ad ogni livello di istruzione. Non c’erano rette da pagare per accedere ai più alti livelli di educazione e inoltre, vi era completo accesso all’assicurazione medica come a vari sport ed eventi culturali. Il numero di persone che hanno raggiunto la laurea universitaria è aumentato dai 1,2 milioni del 1939 ai 21 milioni della fine degli anni ’80.

Dal 1918 al 1990, più di 135 milioni di russi hanno completato gli studi universitari.

Alcuni di questi studenti erano stranieri, provenienti da Paesi in via di sviluppo che avevano rapporti di amicizia nei confronti dell’Urss. Nel 1960, le autorità sovietiche fondarono l’Università dell’Amicizia tra i popoli. Lo scopo era quello di dare un’opportunità ai giovani, provenienti dall’America Latina, dall’Asia e dall’Africa, di ottenere un’istruzione adeguata.

Insomma l’Unione Sovietica costruì il miglior Sistema Scolastico al mondo!

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