Sul numero 6/2022 di Resistenza abbiamo parlato della reazione scomposta di Procura, Questura e mezzi di informazione rispetto al concerto della P38 che si è svolto il 1° maggio al circolo ARCI Tunnel. Abbiamo affermato che “lo scandalo” a reti unificate e le accuse di istigazione a delinquere per cui sono stati denunciati i componenti del gruppo musicale e il presidente del circolo, il nostro compagno Marco Vicini, erano il paravento dietro il quale si celava un attacco politico ai comunisti. Gli avvenimenti delle settimane successive lo hanno confermato.

A Reggio Emilia è in atto una manovra su più livelli per restringere gli spazi di agibilità politica dei comunisti.

L’Amministrazione Comunale ha “perso la testa”

Nella fase preparatoria della Festa regionale della Riscossa Popolare, che si è poi svolta il 25 e 26 giugno, i nostri compagni stavano prendendo accordi con un circolo ARCI (con il quale avevano già collaborato varie volte in passato) affinché la festa si svolgesse lì. Ben prima che la cosa fosse resa pubblica, i gestori del circolo hanno ricevuto una telefonata in cui un elemento “molto vicino” all’Amministrazione Comunale ha fatto presente, senza scendere sul terreno delle minacce aperte ma in modo eloquente, che non era opportuno concedere lo spazio al P.CARC.

Pur contrariati, i gestori del circolo hanno ritenuto di non sfidare il diktat. Ma non è finita qui.

A fronte del passo indietro di un circolo, un altro si è reso disponibile. Ma la disponibilità è durata un batter di ciglia: l’ARCI provinciale ed esponenti dell’Amministrazione Comunale hanno minacciato, questa volta apertamente, il circolo di sospendere le attività di supporto amministrativo, di ritirare l’affiliazione all’Associazione e di negare le autorizzazioni amministrative necessarie.

I compagni del P.CARC hanno dunque scritto una lettera aperta per denunciare l’atteggiamento dell’Amministrazione Comunale (un mix di autoritarismo, paternalismo e mentalità da latifondista secondo la quale “tutto le appartiene”) alimentando un acceso dibattito in città e creando uno schieramento via via più ampio.

La pelosa retorica dell’Amministrazione Comunale sull’antifascismo, sui valori della democrazia, sull’eredità della Resistenza si sono infranti nella pratica! Ma è riuscita a fare anche peggio!

I compagni hanno deciso di svolgere comunque la festa, all’aperto, dato che le minacce del sindaco Vecchi e della sua Giunta hanno ottenuto il risultato di precludere loro gli spazi dei circoli cittadini. Pertanto hanno presentato la comunicazione in Questura, come si fa di solito per ogni iniziativa politica. Ma se per la Questura “non c’erano problemi”, per l’Amministrazione i problemi c’erano, eccome! Ha infatti comunicato ai compagni che “qualsiasi tipo di oggetto anche di ridotte dimensioni” doveva essere autorizzato ai sensi del regolamento comunale e i termini per la presentazione della domanda erano di 15 giorni dall’evento, che ovviamente erano scaduti. In sintesi, ha minacciato neppure troppo velatamente multe, sanzioni, sequestri di materiale, ecc.

La festa si è fatta

In conclusione, la festa si è fatta ed è stata un successo. Ciò è stato possibile non solo e non tanto perché i nostri compagni hanno preso la questione di petto, ne hanno fatto una questione di principio e si sono messi di traverso alle manovre dell’Amministrazione Comunale, ma soprattutto perché sono stati abbastanza lucidi da comprendere che non si trattava di uno scontro fra l’Amministrazione e il P.CARC, ma di una lotta per l’agibilità politica di tutti i comunisti e, in definitiva, di tutte le masse popolari.

Questo ha permesso di unire alla denuncia degli arbitrii del Sindaco e della Giunta gli appelli pubblici alla solidarietà e al sostegno. È stata la risposta politica e popolare a questi appelli che ha permesso la realizzazione della festa.

Non sappiamo se l’Amministrazione abbia digerito la cosa o se stia tramando di tornare alla carica con qualche manovra da “guappi di cartone”, ma ciò che conta è che la festa è stata uno strumento per alimentare la mobilitazione, l’organizzazione e il dibattito fra organismi politici, per squarciare il velo di paternalismo che soffoca i circoli, per porre a un livello superiore la questione dell’agibilità politica dei comunisti e delle masse popolari.

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