Editoriale

Dal 2009, cioè da quando è iniziata la fase acuta e terminale della crisi del capitalismo, la sintesi dello scontro politico nel nostro paese è questa: o i governi di emergenza della classe dominante oppure instaurare un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.


Con il pretesto della pandemia la classe dominante ha dichiarato lo stato di emergenza

La pandemia ha aggravato tutte le contraddizioni e i problemi preesistenti: l’emergenza sanitaria dovuta alle speculazioni e ai tagli al Sistema Sanitario Nazionale, l’emergenza economica che ha accelerato la chiusura di aziende e aumentato la disoccupazione (le multinazionali hanno approfittato per accelerare le delocalizzazioni) e l’emergenza democratica con l’aumento del controllo e della repressione e la promozione su vasta scala della guerra fra poveri (ad esempio vaccinati contro non vaccinati).

La verità, però, è che le emergenze si susseguono dal 2009 senza soluzione di continuità, ma la classe dominante le nascondeva o le minimizzava (fino a due anni fa) e nel frattempo imponeva le sue misure economiche e politiche (il programma di lacrime e sangue dei governi di Centro-destra e Centro-sinistra prima e poi delle Larghe Intese).

Proclamando lo stato di emergenza la classe dominante è uscita allo scoperto. Con il pretesto di fare fronte alla pandemia ha portato più a fondo l’attacco ai diritti, alle tutele e alle conquiste delle masse popolari; ha limitato ulteriormente la sovranità nazionale, ha aggravato la dipendenza della popolazione dalle multinazionali (quelle farmaceutiche ne sono un esempio).

Le Larghe Intese hanno moltiplicato le manovre eversive per mantenere il governo del paese

Nel febbraio 2021, durante lo stato d’emergenza dichiarato già da un anno per la pandemia, la classe dominante ha imposto (senza elezioni!) un suo governo di emergenza.

Con la scusa di non poter svolgere le elezioni a causa dei contagi, Mattarella ha assecondato le manovre degli imperialisti USA e UE e con una manovra che, ancora una volta, eludeva la Costituzione e violava le “norme istituzionali” ha fatto fuori Conte e ha installato Draghi.

L’operato del governo Draghi si è caratterizzato per tre aspetti: 1. ha sistematicamente fatto gli interessi dei capitalisti, dei padroni e degli speculatori (vedi Confindustria, Benetton, multinazionali come Whirlpool, ecc.); 2. ha aggravato la tendenza per cui il parlamento è relegato a camera di ratifica di decisioni già prese ed ha esteso anche al governo questa prassi; 3. ha trascinato l’Italia in guerra contro la Federazione Russa al servizio degli USA e della NATO.


Qualcuno sostiene che, in ragione di quanto detto, la lotta di classe in Italia è finita e l’ha vinta la borghesia.

Se a dirlo è qualcuno che pretende di fare gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, siamo di fronte a una forma di disfattismo (nel migliore dei casi) oppure a una manifestazione di collaborazionismo con il nemico (nel peggiore).

La verità è che, proprio in virtù dei due aspetti esposti, la lotta fra un governo di emergenza della classe dominante e un governo di emergenza delle masse popolari organizzate entra oggi più nel vivo. E le condizioni sono più favorevoli per un governo di emergenza delle masse popolari. Per tre motivi.

1. Perché dopo quasi un anno e mezzo di propaganda di regime, neppure i più allineati e prezzolati giornalisti riescono a nascondere che il governo Draghi perde pezzi. È debole, frammentato, sta insieme con lo sputo (vedi articolo a pag. 4) e, nel campo della classe dominante, si pone con urgenza la questione di chi possa e debba sostituirlo per continuare, con la stessa determinazione, ad avanzare nel solco che ha tracciato.

2. Perché le mille mobilitazioni spontanee che le masse popolari oppongono agli effetti della crisi economica, politica e ambientale riportano tutte allo scontro politico per decidere di che segno deve essere il governo di emergenza che serve al paese.

Gli esempi sono tantissimi: difesa dei posti di lavoro, sicurezza sui posti di lavoro, funzionamento della sanità e cura della salute pubblica, difesa e rilancio della scuola pubblica, diritto alla casa, tutela e difesa dell’ambiente, legalizzazione delle droghe leggere e lotta alle organizzazioni criminali, lotta contro le discriminazioni e le violenze di genere, abolizione del reato di immigrazione clandestina, epurazione dei criminali dalle Forze dell’Ordine e dei generali sottomessi alla NATO dalle Forze Armate, sovranità nazionale… tutte le mobilitazioni possono trovare uno sbocco positivo – e possono vincere – solo a condizione che diventino parte della costituzione di un governo di emergenza delle masse popolari.

3. Perché, a causa del marasma provocato dalla crisi, la mobilitazione delle larghe masse attorno all’obiettivo di imporre un loro governo di emergenza non può che crescere, mentre il consenso attorno a Draghi, ai partiti delle Larghe Intese, alla NATO e persino la rassegnata obbedienza alle loro autorità non possono che diminuire. Si allarga in tutti i campi la frattura tra la classe dominante e le masse popolari.

Da quanto detto fin qui discende un orientamento. Lasciare che le cose “seguano il loro corso normale” equivale a lasciare mano libera alla classe dominante, che aggraverà ulteriormente la crisi economica, ambientale e sociale. Vuol dire che ci saranno, come già ci sono, proteste e mobilitazioni che non trovano uno sbocco e non si sviluppano oltre un livello elementare, non diventano forza tumultuosa che cambia il paese perché non sedimentano organizzazione e non favoriscono il coordinamento fra gli organismi che le promuovono.

Bisogna imporre alle cose un “corso straordinario”. Come?

Bisogna rendere ingovernabile il paese alla classe dominante e alle sue autorità e istituzioni; bisogna che la parte organizzata delle masse popolari si mobiliti in modo cosciente per togliere autorità e potere alle istituzioni della classe dominante, assumendo direttamente il ruolo di nuove autorità pubbliche attraverso i suoi organismi di base.

Più precisamente sta ai comunisti imporre alle cose un corso straordinario per fare delle numerose mobilitazioni spontanee delle masse popolari la forza tumultuosa, sempre più organizzata, che cambia il paese.

Questo è il principale terreno di intervento del P.CARC: il rafforzamento degli organismi operai e popolari esistenti, la nascita di nuovi organismi, il coordinamento di tutti.

Questo è ciò che facciamo e che chiamiamo tutti coloro che si definiscono comunisti a fare, anziché abbandonarsi al disfattismo, rincorrere l’illusione di poter eleggere qualche “rappresentante delle masse popolari” in parlamento e sostituirsi alle masse popolari nella promozione di lotte e mobilitazioni.

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