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Una nuova Resistenza, una nuova Liberazione

Teresa Noce by Teresa Noce
Aprile 23, 2022
in Volantini
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Cacciare draghi e i servi della nato

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I nostri partigiani non hanno lottato per la “democrazia” che ognuno può vedere nei campi di pomodori e nei cantieri edili, nelle fabbriche dove vengono uccisi 4 lavoratori al giorno, nei campi di concentramento per immigrati. Né perché i Benetton siano ricompensati con miliardi di euro mentre i lavoratori sono strangolati da paghe e pensioni da fame, precarietà, licenziamenti.
Non hanno lottato per la “pace” di chi ha bombardato Belgrado e Sarajevo, degli assassini di Falluja, dei torturatori di Abu Ghraib e Guantanamo, dei devastatori dell’Iraq, della Libia, della Siria e dello Yemen, dei criminali sionisti che massacrano il popolo palestinese, degli stragisti di Odessa.
I nostri partigiani non dato la vita perché il nostro paese fosse nuovamente occupato, anche se oggi le divise degli occupanti non sono più quelle dell’esercito nazista, ma la giacca e cravatta degli uomini d’affari dei fondi di investimento, delle multinazionali e dei politicanti borghesi, anche se le loro bandiere non sono più quelle con la croce uncinata, ma quelle della NATO e della UE. Né perché i fascisti e i loro eredi tornassero a sedere in Parlamento, riaprissero le loro sedi e assaltassero nuovamente le sedi dei sindacati.
Queste sono “la democrazia, la pace, la libertà” a cui ci hanno portato prima il regime DC e poi le Larghe Intese tra la banda Berlusconi della “revisione della costituzione troppo sovietica” e il PD dei “ragazzi di Salò”.
I nostri partigiani hanno lottato per fare dell’Italia un paese in cui la sovranità appartenesse al popolo, ogni persona svolgesse un’attività utile al progresso della società, tutti i lavoratori partecipassero effettivamente all’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Questa lotta dobbiamo portarla a compimento!

Cacciare Draghi e il suo governo: stanno trascinando il nostro paese nella guerra USA-NATO contro la Federazione Russa, una guerra economica e militare le cui conseguenze gravano già sui lavoratori e sulle masse popolari: caro bollette, carovita, perdita di posti di lavoro. Cacciare il governo della guerra e dell’asservimento alla NATO e alla UE, della chiusura di aziende, dei morti sul lavoro, della privatizzazione dei servizi pubblici e della devastazione dell’ambiente, come ieri i nostri partigiani hanno cacciato i nazi-fascisti!

Costituire un governo di emergenza popolare che traduce in leggi e altre misure le soluzioni indicate dagli organismi operai e popolari e dà attuazione alla Costituzione del 1948:

– rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese,

– l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana,

– l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Mettere fine alla partecipazione dell’Italia alla guerra in corso è l’azione più efficace che le masse popolari italiane possono fare a tutela dei propri interessi particolari e per porre fine o almeno ostacolare la continuazione della guerra e quindi venire in aiuto alle popolazioni colpite.

Formare organismi operai e popolari in ogni azienda, scuola e territorio, rafforzarli e coordinarli tra loro.

Moltiplicare lotte, denunce e proteste fino a rendere il paese ingestibile al governo Draghi e a qualsiasi governo delle Larghe Intese.

Nessun sacrificio per mandare armi al governo di Kiev, che usa la popolazione ucraina come carne da macello pur di assecondare le manovre di guerra degli imperialisti USA contro la Federazione Russa.

Non un uomo, non un soldo, non un lembo di terra per le guerre degli imperialisti USA e della NATO!

Nessun sacrificio per arricchire chi specula sui prezzi del petrolio, del gas e dei minerali.

Nessuna tolleranza né contributi pubblici a chi usa la crisi ucraina per espandere il nucleare, le trivellazioni, l’uso del carbone.

Fare di ogni azienda che i capitalisti vogliono chiudere, delocalizzare o ridurre un centro di mobilitazione contro lo smantellamento dell’apparato produttivo.

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