In queste ultime settimane siamo immersi fino al collo nella propaganda di guerra della NATO e della UE. La narrazione selvaggia segue innanzitutto una corrente, fare la guerra alla Russia e al resto dei paesi concorrenti e non allineati alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti.

Il diritto e il dovere di informare sono sacrificati, palesemente, sull’altare dell’unità nazionale. Obiettivo principale di tutto il sistema dell’informazione di regime è, in maniera sempre più evidente, la manipolazione dell’opinione pubblica. I principali mass media sono una centrale di disinformazione e intossicazione, mentre i canali di informazione “alternativa” si limitano a criticare la propaganda di regime e non vanno, non possono andare, oltre la denuncia dei misfatti della classe dominante. Una denuncia utile e sacrosanta, ma che slegata dalla prospettiva concreta di cambiamento, contribuisce ad alimentare essa stessa rassegnazione e disfattismo fra le masse popolari.

Una prova ci ciò è stata l’esperienza fatta dalla nostra compagna, Fabiola D’Aliesio, in diretta televisiva nella trasmissione Non è l’arena di Massimo Giletti, durante la quale gli ospiti spiazzati dalla verità che la compagna gli stava buttando in faccia, si sono esibiti in offese personali, interruzioni e vari escamotage. Ma qual è la verità che la compagna stava dicendo in TV? Certamente quella sulla guerra sul governo ucraino e i piani NATO nell’Europa dell’est. Ma c’è di più. La cosa che più di tutto bisognava censurare era l’analisi e la proposta su cosa fosse necessario fare qui ed ora in Italia. La compagna ha detto che alla propaganda di guerra di Draghi le masse popolari italiane non ci credono e che quindi questo non è né solido né monolitico, ma tigre di carta.

Il governo Draghi è stato installato con un colpo di mano, ha la maggioranza in parlamento, ma non ha (e non ha mai avuto) il sostegno dei lavoratori. Ha operato cercando di accontentare tutti i gruppi di potere che lo hanno installato affinché continuassero a sostenerlo, ma sta in piedi solo perché manca un centro autorevole di mobilitazione e organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari. Poggia la sua esistenza sull’intossicazione dell’opinione pubblica (ecco il ruolo dell’informazione di regime), sulla promozione della guerra fra poveri e sulla repressione di chi protesta e si ribella.

Al di là dei proclami e della manipolazione dell’informazione, la realtà è che Mario Draghi sta spolpando il paese in favore dei grandi capitalisti italiani e stranieri e della Comunità Internazionale degli sciacalli USA e UE.

Ha dato il via ai licenziamenti di massa (dal 1° luglio 2021) e sostiene attivamente le delocalizzazioni e le chiusure delle aziende: GKN, Whirlpool, Gianetti ruote, Timken, Caterpillar…

Mette il paese alla mercé dei gruppi speculativi internazionali, come dimostrano i casi di Alitalia e TIM e le speculazioni delle multinazionali sulla crisi energetica (che alimentano il carovita).

Sotto l’ombrello della lotta alla pandemia ha dirottato enormi risorse economiche nelle tasche delle multinazionali dei vaccini e ha portato più a fondo lo smantellamento della sanità pubblica in favore di quella privata. Ha “utilizzato” la pandemia per imporre misure come il Green Pass, inutile sul fronte sanitario e funzionale ad alimentare la guerra fra poveri e ad aumentare la sottomissione dei lavoratori alla classe dominante.

In ogni angolo del paese cova la ribellione, ci sono mobilitazioni e manifestazioni. Il fatto che i media di regime non ne parlino non significa che non esistano. Anzi, il fatto che ripetano in modo ossessivo che “chi protesta e si mobilita è solo un’esigua minoranza di complottisti, matti o poco di buono” è la dimostrazione di quanto la classe dominante tema la mobilitazione delle masse popolari.

Le proteste e le mobilitazioni, tuttavia, da sole non bastano. L’aspetto decisivo non è quanto è vasta una protesta, ma quanto è utile a creare organismi nelle aziende, nelle scuole, nei quartieri e a sviluppare il loro coordinamento e la loro unità d’azione finalizzati a una prospettiva di cambiamento sociale. Sono necessari organismi che operano con continuità, che si pongono come punto di riferimento per il resto delle masse popolari, che promuovono la mobilitazione non solo contro qualcuno o qualcosa, ma per qualcosa.

Per aver sbocco positivo la mobilitazione degli organismi operai e popolari – quale che sia il motivo per cui sono nati, il tema di cui si occupano e le forme di lotta che attuano – deve coscientemente contribuire ad abbattere il governo Draghi e a sostituirlo con un governo che faccia realmente gli interessi dei lavoratori: un governo di emergenza delle masse popolari.

Non esiste altra strada per fermare la guerra, per fermare le delocalizzazioni e i licenziamenti di massa, per fare fronte al carovita e alla crisi energetica e ambientale. Chi dice che questa strada è impossibile è – comprensibilmente – immerso nel disfattismo alimentato dalla propaganda di regime. Noi diciamo che costituire un governo di emergenza popolare è non solo possibile, ma necessario. Questa è la verità che i fatti di oggi, a saperli leggere, ci consegnano.

E la verità è rivoluzionaria.

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