Salutiamo a pugno chiuso il compagno Bozambo

Il 31 marzo è giunta dal Donbass la notizia che Edy Ongaro, nome di battaglia Bozambo, è caduto in combattimento.

La notizia della sua morte, la morte di un comunista, antifascista e internazionalista, apre una breccia nel muro della propaganda di regime che nel corso delle settimane, attraverso mille menzogne e manipolazioni, ha costruito una realtà parallela: quella del governo ucraino che è baluardo di democrazia, quella del presidente ucraino equiparato ad Allende, quella del battaglione Azov e gli altri battaglioni nazisti equiparati alle Brigate Internazionali che combatterono in Spagna.

La sua morte sul campo di battaglia contro l’imperialismo parla ai comunisti del nostro paese, parla del presente e del futuro.

Edy Ongaro ha lasciato l’Italia per unirsi alla Brigata Internazionalista Prizrak e combattere in Donbass. Quella che i giornali borghesi, gli avvoltoi e gli sciacalli presentano come una scelta da “fuori di testa” o una scelta di comodo a fronte di supposti “problemi con la giustizia italiana” è in verità la dimostrazione, particolare e circoscritta ma concreta, della spinta di tanti proletari a combattere contro il capitalismo, contro il sistema di ingiustizia, sfruttamento e degrado materiale e morale in cui siamo costretti a vivere nella società diretta dalla borghesia imperialista.

Una scelta “estrema” non solo perché ha coinciso con la strada di imbracciare le armi, ma soprattutto perché è una rottura netta. Edy Ongaro ha fatto una scelta di riscatto, di solidarietà, di riscossa. Ha reso onore alla storia del movimento comunista del nostro paese.

Ma la scelta di Edy Ongaro pone ai comunisti italiani una questione storica che si è fatta via via più urgente. Per affrontarla non bastano i giusti e doverosi attestati di stima e di rispetto, né gli omaggi alla memoria.

Se per combattere contro l’imperialismo un comunista deve lasciare il proprio paese perché nel proprio paese non trova le forze, le forme e la prospettiva, ebbene da una parte ciò è indice della generosità di quel comunista e dall’altra ciò è indice della debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato del suo paese. A maggior ragione se il paese da cui parte è un anello della catena della Comunità Internazionale degli imperialisti, come è l’Italia.

La morte di Bozambo parla quindi della sua generosità e parla dei limiti che ancora caratterizzano una parte consistente del movimento comunista cosciente e organizzato del nostro paese. Parla dell’influenza nefasta del disfattismo (“non ci sono le condizioni per fare la rivoluzione socialista in Italia”) e dell’attendismo; parla dei problemi ad elaborare e assimilare un giusto bilancio del vecchio movimento comunista, parla delle difficoltà di analisi, delle piccole e grandi forme di opportunismo, del decadente costume di rendere gloria a chi è morto armi in pugno lontano da casa, ma essere promotori della dissociazione dalla lotta di classe nel proprio paese, dividere i movimenti fra “buoni e cattivi”.

La morte di Bozambo parla della sua generosità e parla dei limiti di fronte al compito storico – fare la rivoluzione socialista in Italia – che abbiamo di fronte e che nessuna scusa può presentare come “rimandabile”.

L’imperialismo non è un “atteggiamento” o “una condotta” di un governo o di un paese: è una specifica fase del capitalismo, quella in cui tutte le contraddizioni proprie del modo di produzione capitalista degenerano.

È l’epoca della guerra imperialista, ma è più corretto dire che è l’epoca della rivoluzione socialista poiché o la rivoluzione socialista anticipa e scongiura la guerra imperialista oppure la guerra imperialista sfocia nella rivoluzione socialista.

Conduciamo da anni una lotta contro le posizioni di chi sostiene che “oggi non ci sono le condizioni per la rivoluzione socialista” perché le condizioni oggettive per la rivoluzione socialista sono esattamente le stesse che alimentano la guerra imperialista. 

La guerra imperialista non scoppia. È una tendenza che serpeggia nella società capitalista e assume mille forme, nei conflitti regionali, nella guerra economica, commerciale, monetaria fra le fazioni della classe dominante mondiale, fra gruppi imperialisti. Ma è inevitabile e si sviluppa senza che niente e nessuno possa davvero fermarla. Procede per salti, picchi (le numerose “crisi internazionali”) e brevi periodi di tregua. Neanche la rivoluzione socialista scoppia. È anch’essa una tendenza che serpeggia nella società e che può esprimersi e dispiegarsi compiutamente solo quando alle condizioni oggettive corrispondono anche quelle soggettive.

La condizione essenziale è che ci sia il partito comunista che la dirige come una guerra, la guerra popolare rivoluzionaria della classe operaia e delle masse popolari contro la borghesia imperialista. 

Pertanto ogni balzo verso la guerra imperialista è prima di tutto la manifestazione della possibilità e della necessità di avanzare nella rivoluzione socialista – da “Guerra e rivoluzione” – Resistenza n. 3/2022

Traendo insegnamento dal bilancio del vecchio movimento comunista, dalla prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, siamo convinti promotori della linea per cui la miglior forma di solidarietà con i popoli oppressi dall’imperialismo sia avanzare nella rivoluzione socialista nel nostro paese. Rompendo in Italia la catena della Comunità Internazionale dell’imperialismo, i comunisti e il proletariato italiano compiono il più alto e significativo gesto di solidarietà internazionalista verso tutte le masse popolari del mondo, facendo dell’Italia la base rossa per la seconda ondata della rivoluzione proletaria mondiale, i comunisti italiani pongono le migliori condizioni per la rinascita del movimento comunista internazionale.

Con questa convinzione salutiamo a pugno chiuso il compagno Edy Ongaro, Bozambo, e ci stringiamo attorno ai suoi compagni in Italia e nel Donbass e ai suoi famigliari.

Faremo dell’Italia un nuovo paese socialista!

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