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Nella “democratica” Ucraina repressione e persecuzione politica

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Aprile 1, 2022
in Resistenza n. 4/2022
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L’attuale regime ucraino è nato dal colpo di Stato promosso da Washington nel 2014 (Euromaidan). Fin dal 2014 esso ha dato mano libera e sostenuto i nazisti in una feroce “caccia ai rossi”, cominciata nell’aprile di quell’anno con l’assalto alla sede del Partito Comunista Ucraino a Kiev, distrutta e data alle fiamme. In quell’occasione i militanti comunisti furono torturati e le foto dei trattamenti che subirono furono fatte circolare su Facebook accompagnate da questo post: “Questi sono i veri nemici della Patria. Non importa se si tratta di donne o di bambini, sono il cancro della nostra società e vanno estirpati. Andateli a scovare a casa e fateli fuori!”.

Secondo dati pubblicati nel 2014 da Human Right Watch, già a quell’epoca erano centinaia gli attivisti di sinistra perseguitati in Ucraina. Nello stesso anno Russia Today ha quantificato in trecentocinquantotto i membri o i simpatizzanti dei vari partiti comunisti assassinati.

L’episodio più conosciuto di queste persecuzioni è certamente la strage di Odessa, sempre del 2014: centinaia di persone furono torturate, stuprate, mutilate, sgozzate e infine bruciate dentro la Casa dei Sindacati data alle fiamme. I dati ufficiali parlano di 48 morti e tra questi fu rinvenuto il cadavere di una donna incinta strangolata col cavo del telefono.

Sergei Kirichuk, uno dei fondatori di Borotba (uno dei partiti comunisti ucraini), in seguito a quei fatti dichiarò: “L’orrore di Odessa ha dimostrato che si potevano compiere atti del genere e restare impuniti. Da allora per chi si considera di sinistra in Ucraina è iniziato il terrore. Ci stanno braccando. Vogliono costringerci a espatriare. Come dice Yarosh, noi siamo “portatori criminali dell’ideologia comunista”. Quindi, andiamo eliminati. Posso dire con certezza che in Ucraina esiste l’apartheid, anche se non è ancora stato codificato dalla legge”.

A partire dal 2015 il regime ucraino ha incorporato ufficialmente nel proprio esercito i gruppi paramilitari nazisti, come il battaglione Azov, protagonisti della persecuzione delle popolazioni russofone e in particolare della guerra contro le popolazioni del Donbass. Il conflitto in Donbass ha causato in sette anni più di 14mila morti. Un rapporto OCSE del 2016 intitolato War crimes of the armed forces and security forces of Ukraine: torture and inhumane treatment, Second report (Crimini di guerra delle forze armate e delle forze di sicurezza dell’Ucraina: torture e trattamento inumano, Secondo rapporto) dimostra in maniera dettagliata come l’esercito ucraino e le forze paramilitari naziste abbiano fatto nel conflitto uso sistematico del terrorismo, della tortura, dello stupro nei confronti dei militari catturati e dei civili.

Solo il 21 marzo scorso, Zelensky ha sospeso le attività di tutti i media e istituito un canale unico a reti unificate controllato dal governo; con lo stesso decreto ha sospeso le attività di tutti gli 11 partiti di opposizione. Al contempo proseguono gli arresti di comunisti e avversari del regime.

Questa è la natura del regime ucraino che governo e media vogliono convincerci a sostenere con l’invio di armi e soldati, un regime che paragonano alla Resistenza al nazifascismo! Respingiamo questa propaganda, boicottiamo le manovre di guerra del governo Draghi, avanziamo nella rivoluzione socialista per sventare la guerra imperialista che si profila all’orizzonte!

Appello dei comunisti ucraini

L’appello dei comunisti ucraini mostra bene il clima che si vive nel paese e riporta alcuni dei casi di repressione più eclatanti. Il testo è stato diffuso l’11 marzo sul sito di Roter Morgen, giornale del Partito comunista tedesco (KPD), che riporta anche il testo originale con link per verificare puntualmente ogni informazione.
“Cari compagni! Per favore, aiutateci a condividere questo appello!
Le autorità ucraine hanno organizzato una diffusa caccia alle streghe. Ogni giorno, nei territori controllati da Kiev, ci sono detenzioni, rapimenti e torture di attivisti politici e civili che non sono d’accordo con le politiche del governo centrale.
Le persone semplicemente scompaiono e solo giorni dopo, quando i parenti o gli amici iniziano a dare l’allarme, diventa chiaro che è successo loro qualcosa.
(…) Il noto attivista politico di Kiev Dmitry Skvortsov ha dichiarato sulla sua pagina Facebook che gli agenti del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) stavano facendo irruzione nel suo appartamento. Non si è saputo più nulla di lui.
Alcuni giorni fa, il capo della Lega Leninista della Gioventù Comunista Ucraina, Mikhail Kononovich, e suo fratello gemello, capo del sindacato antifascista, Alexander Kononovich, sono stati rapiti a Kiev.
Il 3 marzo, uomini armati hanno fatto irruzione nell’appartamento di Alexander e Maria Matyushenko, comunisti dell’organizzazione “Livitsa” a Dnipropetrovsk. Hanno deriso i nostri compagni, li hanno picchiati duramente e hanno tagliato i capelli di Maria con un coltello. Sono stati portati al centro di detenzione preventiva con dei sacchi sulla testa. Maria è riuscita ad uscire, ma Alexander è accusato di alto tradimento e continua ad essere detenuto nelle prigioni del SBU.
Il 4 marzo, militanti della difesa territoriale di Kiev hanno arrestato un politico dell’opposizione e parlamentare, Nestor Shufrich. Filmati scioccanti dell’interrogatorio illegale si sono diffusi in tutto il mondo, ma questo non ha fermato i carnefici.
Il 7 marzo, a Odessa, militanti ucraini armati hanno fatto irruzione nell’appartamento dei genitori del noto giornalista Alexander Voskoboynikov. Hanno intimato di aprire la porta o l’avrebbero buttata giù loro. Quando i genitori hanno aperto, i nazionalisti sono entrati con le armi in mano. Tutti abbiamo assistito poi a filmati orribili sulle torture dei prigionieri di guerra. Ad esempio in uno si vede un pilota militare, ferito e catturato dai nazisti ucraini, che chiamano sua moglie dal suo telefono e le dicono di cercarsi un nuovo marito, lasciando intendere che lo avrebbero ucciso.
È impossibile infine guardare senza lacrime il video in cui i medici di emergenza ucraini, invece di fornire cure mediche, prendono in giro i pazienti esercitando su di loro una pressione morale e riprendendo il tutto con le telecamere.
Tutti questi fatti testimoniano la diffusa e grossolana violazione dei diritti umani fondamentali. Tutti questi fatti testimoniano la violazione della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, adottata il 12 agosto 1949. Crediamo che la comunità europea debba sapere chi sostengono i loro governi. I cittadini europei dovrebbero sapere che le loro tasse sono spese per la tortura e gli abusi, per il mantenimento delle organizzazioni neonaziste, che in molti paesi, compresa la Russia, sono considerate illegali.
Vi esortiamo ad andare ai consolati e alle ambasciate dell’Ucraina per chiedere il rilascio dei politici e degli attivisti detenuti illegalmente. Chiedete la fine della caccia alle streghe. Chiedete il rispetto dei diritti umani e delle Convenzioni di Ginevra!Possono ancora essere salvati!”

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