Guerra in Ucraina – Contro la confusione, nessuna equidistanza

Bisogna porsi concretamente la questione di prendere in mano il governo del paese per liberarlo dalle forze occupanti, dalla NATO, dalla UE, dal Vaticano. Se ci mettiamo in quest’ottica emerge tutta l’inconsistenza dell’equidistanza (né con la Russia né con la NATO). Come sarà possibile far fronte all’aggressione e al boicottaggio della Comunità Internazionale se non instaurando rapporti di solidarietà, reciproca collaborazione e scambio con i governi dei paesi che vi si oppongono? Con il governo di Cuba, del Venezuela, dell’Iran della Corea del Nord, ecc…

Già il nome, “guerra in Ucraina”, è fuorviante. Effettivamente il territorio del conflitto armato è ucraino e ucraina è la maggioranza della popolazione civile che lo subisce (ci sono anche russi, rumeni e altre minoranze più o meno consistenti), ma a combattere sul campo – e non da ora – non c’è tanto “l’esercito ucraino” quanto i battaglioni di mercenari neonazisti (Azov, Aidar, Dnipro 1, Dnipro 2 e altri minori) addestrati dalla NATO fin dal 2006, che usano armi della NATO e della UE per difendere il sistema politico imposto con il colpo di Stato del 2014 (vedi articolo “Nessuna giustificazione per l’attendismo” a pag. 11) e per massacrare la popolazione del Donbass e della Crimea in rivolta contro di esso: 14mila morti in sette anni.

In Italia, la propaganda di regime fa letteralmente carte false per presentare l’esercito ucraino alla stregua dei partigiani della Resistenza che hanno sconfitto il nazifascismo, ma non c’è niente che giustifichi un simile accostamento. La Resistenza fu effettivamente una guerra di liberazione condotta dalla classe operaia e dalle masse popolari dirette dal Partito Comunista; in Ucraina, al contrario, i battaglioni neonazisti combattono per far diventare il paese un avamposto della NATO nella guerra contro la Federazione Russa.

Quindi no, Zelensky non può essere neppure lontanamente paragonato ad Allende, come invece hanno fatto i giornali italiani, così come il battaglione Azov non ha niente a che spartire con le Brigate Internazionali che raccolsero combattenti da tutto il mondo contro il fascismo in Spagna: ne è, anzi, l’opposto.

Che una “cantante” ucraina abbia stravolto Bella ciao in un canto nazionalista, guerrafondaio, xenofobo e reazionario è solo la dimostrazione del livello infimo raggiunto da questa messinscena. Ma del resto ne vediamo di tutti i colori.

Bandiere della pace accanto ai simboli nazisti, bandiere della pace sostituite da quelle ucraine che sventolano sotto il maxischermo attraverso cui il presidente fantoccio Zelensky arringa la folla “pacifista” (raccolta dal PD a Firenze il 13 marzo) per chiedere più armi, più guerra, per giustificare il macello verso cui manda il popolo ucraino per servire gli interessi degli imperialisti USA.

Nel mondo alla rovescia costruito dai media per intruppare le masse popolari a favore del governo fantoccio ucraino, politicanti di ogni tipo (da Di Maio a Roberto Fico, da Salvini a Meloni) assieme a nuovi e vecchi tromboni (come Manconi) sgomitano per prendersi la scena. In molti casi sono gli stessi che negli ultimi trent’anni hanno contribuito, attivamente o da spettatori, allo smantellamento dei diritti e delle conquiste dei lavoratori e delle masse popolari italiane così come alle tante “missioni umanitarie” che hanno raso al suolo interi paesi; sono quelli che hanno permesso ai sionisti di fare ai palestinesi quello che i nazisti facevano contro gli ebrei; sono gli stessi che hanno accusato di terrorismo il popolo basco, il popolo corso, afgano, iracheno o curdo. Tutti oggi si fanno paladini di giustizia, invocano la guerra e rivendicano la giustezza morale della resistenza armata in Ucraina.

Operazione verità

Non è vero che tutte le guerre sono uguali. È vero invece che esistono guerre giuste. Sono quelle combattute dalla classe operaia e dalle masse popolari contro la classe dominante del proprio paese; sono quelle combattute dalle masse popolari dei paesi oppressi contro le forze occupanti; sono quelle combattute dai governi dei paesi che non si sottomettono e resistono alle aggressioni politiche, economiche, commerciali e militari della Comunità Internazionale degli imperialisti (USA, sionisti, UE e Vaticano).

La propaganda di regime fa carte false per convincere le ampie masse popolari del nostro paese (e di ogni altro paese imperialista) che “la resistenza ucraina” è giusta, ma non è così.

Il governo fantoccio dell’Ucraina si è reso strumento della Comunità Internazionale degli imperialisti per attaccare la Federazione Russa (e la Repubblica Popolare Cinese), sta facendo massacrare il popolo ucraino e tutte le minoranze presenti nel paese, conduce una guerra ingiusta.

Nessuna equidistanza

I lavoratori e le masse popolari del nostro paese non hanno alcun interesse a mettersi al carro della classe dominante (e sostenere il governo ucraino e la NATO), ma non ce l’hanno neppure nel limitarsi “a tifare” per la Federazione Russa. Dobbiamo superare questo schematismo e dobbiamo rompere con la posizione “né con la Nato, né con la Russia” che porta acqua al mulino della NATO.

Non è la Russia ad avere impiantato ovunque nel nostro paese basi militari e arsenali nucleari.

Non è la Russia a occupare parte del nostro paese per usarlo come poligono di tiro, usando munizioni che devastano e inquinano il territorio.

Non è la Russia a pretendere che una fetta consistente del PIL italiano sia destinata alla NATO e alla corsa agli armamenti.

Non sono “gli oligarchi russi” a stringere il cappio delle speculazioni del debito pubblico attorno al collo delle masse popolari italiane.

Non sono “gli oligarchi” russi a speculare sulle fonti di energia e a causare l’aumento incontrollato delle bollette.

Pertanto, bando alle sciocchezze.

Che vuol dire “né con la NATO né con la Russia”? Che altro significa, se non equiparare chi saccheggia e devasta il nostro paese (e TUTTO il resto del mondo!!!) a chi resiste al saccheggio e alla devastazione del proprio paese?

“Ma la guerra l’ha scatenata Putin”, “La Russia non è un paese comunista”, “Putin è un corrotto, un dittatore”. A parte il fatto che la guerra l’ha scatenata la NATO, il resto è certamente vero. Ma non giustifica nessuna equiparazione!

Quando la NATO ha devastato la Serbia, nel 1999, la resistenza del governo serbo era giusta. Quando la NATO ha attaccato l’Afghanistan, nel 2001, la resistenza afgana era giusta (tanto giusta che nel 2021 i talebani hanno dato una sonora legnata agli USA). Così come lo era quella del governo iracheno nel 2003, del governo siriano dal 2011, del governo della Libia nel 2015. Così come è giusta la resistenza di Hamas nella Striscia di Gaza.

Scrivevamo nel 2020, sul numero 2 di Resistenza: “esprimere solidarietà e sostegno ai governi e alle masse popolari dei paesi oppressi che resistono alla Comunità Internazionale e ai loro esponenti e dirigenti è giusto: la loro resistenza rafforza oggettivamente la resistenza di tutte le masse popolari, anche di quelle dei paesi imperialisti. (…)

Sosteniamo ogni governo, ogni paese e le masse popolari di ogni paese che si ribellano alla Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti e anzi riteniamo che un governo del nostro paese che faccia davvero gli interessi dei lavoratori debba avviare con loro relazioni di solidarietà e cooperazione.

La resistenza dei popoli oppressi ci parla del presente e del futuro: ci parla del presente poiché incarna la lotta contro la borghesia imperialista e ci dimostra che essa è possibile, ci parla del futuro perché incarna la necessità di un ordinamento mondiale superiore in cui ogni paese e ogni popolo vive in pace, prospera e collabora reciprocamente, ci parla in definitiva della necessità del socialismo.

L’ordinamento di cui c’è bisogno, è necessario essere chiari, non è il modello su cui si basano i paesi oppressi che resistono all’imperialismo! Non è quello iraniano, siriano, palestinese, ecc. Il più evoluto di quei modelli di società, nel migliore dei casi, si ispira alla democrazia borghese dei paesi imperialisti”.

Questo discorso vale oggi, a maggior ragione, per la Federazione Russa.

Respingere il tifo, problematizzare la guerra

Problematizzare la guerra in Ucraina significa non permettere che i lavoratori e le masse popolari vengano intruppati in una guerra sbagliata al servizio della NATO ma che, al contrario, dispieghino tutte le loro forze in una guerra che è giusta perché è nel loro interesse.

La guerra giusta che la storia ci pone di fronte è contro gli oligarchi di casa nostra (Agnelli/Elkann, Berlusconi, De Benedetti, Benetton, Briatore, ecc.) e i loro burattinai negli USA e nei paesi UE; contro i loro comitati d’affari (come Confindustria), le loro autorità e le loro istituzioni; contro i loro politicanti, i loro intellettuali e giornalisti, i loro nani, le loro ballerine e i loro cantanti.

Di fronte a questa guerra, noi non cerchiamo diversivi, chiamiamo gli elementi d’avanguardia della classe operaia e delle masse popolari a organizzarsi per combatterla. Perché non c’è alternativa. Questa è la nuova normalità (vedi articolo). Queste sono le condizioni per la nuova liberazione nazionale di cui c’è bisogno.

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