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[ROMA] Bando allo sfiducia: boicottiamo l’insediamento dei partiti delle “larghe intese” al governo delle nostre città !!!

Sezione di Roma by Sezione di Roma
Ottobre 16, 2021
in Federazione Lazio, Sezione di Roma, Uncategorized
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Boicottiamo l’insediamento dei partiti delle “larghe intese” al governo delle nostre città !!!

Sostenere, elevare, orientare e organizzare il malcontento e la resistenza, la disaffezione e il distacco crescenti e sempre più marcati che le masse popolari, nonostante il lungo declino e l’attuale debolezza del movimento comunista, dinnanzi alla seconda crisi generale del capitalismo, spontaneamente esprimono e oppongono alle classi dominanti,  ai loro palazzi del potere e alle loro politiche di rapina, saccheggio, devastazione e guerra.

Il malcontento e la resistenza, la disaffezione e il distacco che lavoratrici e lavoratori  oppongono all’arroganza della borghesia imperialista e dei suoi lacchè, è la dimostrazione che la  rivoluzione socialista è una necessità oggettiva e attuale della società in cui viviamo.

Al  partito comunista e  in generale  ai comunisti, spetta l’onere e l’onore di aprire alle masse la strada della rivoluzione e della costruzione del socialismo.

Le elezioni amministrative del 03/04 ottobre nel nostro paese hanno messo in evidenza e scavato ancor più in profondità quel solco invalicabile che oggi oppone gli interessi delle classi dominanti, le loro promesse, le loro cantilene e filastrocche,  alla vita reale e concreta delle masse popolari.

Le elezioni politiche del marzo 2018, con l’affermazione del M5S, avevano sancito l’apertura di una breccia nel sistema politico delle “larghe intese”, con l’interruzione della continuità di governi dei partiti delle larghe intese che andava avanti da oltre 40 anni. I cedimenti del M5S  alle larghe intese nell’amministrazione delle grandi città (Roma tra queste) e a livello nazionale hanno permesso alle larghe intese di recuperare provvisoriamente terreno. Ma le elezioni amministrative del 3 e 4 Ottobre certificano che il distacco delle masse popolari verso il teatrino politico avanza senza sosta e rende sempre più decadente e moribonda la democrazia borghese.

Il dato più importante da rilevare, a livello nazionale e cittadino è che da esse risulta molto chiaramente che pur in maniera spontanea si è costituito un vero e proprio partito di maggioranza assoluta,  quello dell’astensionismo, ossia il partito del disincanto e del rifiuto verso la politica borghese.

E’ certo cosa vera  che l’astensionismo di per sé non è un programma politico, non è una forza organizzata e strutturata e non è neanche qualcosa di vagamente omogeneo.  Ma esso non è neanche qualcosa di neutro e indistinto: l’astensionismo viene dal campo delle masse popolari ed è una loro precisa espressione. Il 3 e 4 ottobre a Roma e in molte altre città del paese le masse popolari, parlando con i fatti, hanno mandato un messaggio molto chiaro al sistema delle larghe intese: chiunque si appresta a governare al di là di ciò che diranno i ballottaggi, non potrà farlo in nome di una fantomatica “democrazia” che giorno dopo giorno va perdendo i suoi pezzi e la sua legittimità.

Il teatrino della politica borghese non sta più in piedi e traballa e scricchiola e fa acqua da tutte le parti dinnanzi all’abisso e alla barbarie in cui la seconda crisi generale del capitalismo ha trascinato e sprofonda sempre più nel baratro,  lavoratrici e lavoratori di tutti i comparti e di tutte le categorie del nostro paese e con essi l’intera umanità.

Nonostante ciò molti organismi e partiti che a vario titolo si richiamano al comunismo e che in gran numero hanno promosso liste comuniste, sono usciti da questa tornata elettorale afflitti e amareggiati dai risultati elettorali. Questo è lo stato d’animo prevalente tra i compagni che si sono spesi in questa campagna elettorale romana e che nei risultati della loro azione non riscontrano altro che il fallimento e la debolezza dei loro propositi verso una  partecipazione democratica  alla politica e agli affari di stato, l’amarezza per il progressivo restringimento degli spazi di agibilità democratica.

Questi compagni si indignano per la presunta arretratezza delle masse popolari che a torto ritengono ignoranti e pecorone, cosi come si indignano gli uni contro gli altri per la mancata unione elettorale dei comunisti, come se il raggruppamento di 5 o 6 sigle in una lista unica avrebbe potuto cambiare il dato principale del risultato elettorale.

Questi organismi e questi partiti affermano categoricamente che l’attuale debolezza del movimento comunista sia dovuta alla divisione e alla frammentazione che si è prodotta e si riproduce negli anni nel variegato mondo delle strutture che a vario titolo si richiamano al comunismo, quando invece è esattamente il contrario. Se andiamo a ben guardare come si determinano le cose e come esse sono andate via via  realmente evolvendo e sviluppandosi, dovremmo giungere alla conclusione che l’ attuale frammentazione di queste forze non è la causa della loro debolezza bensì la conseguenza. È proprio a causa della debolezza ideologica, politica e organizzativa dei comunisti e delle sconfitte che da essa ne sono seguite che ci si divide e ci si incammina disperatamente alla ricerca di tutte le possibili e immaginabili strade alternative.         

Ebbene compagne e compagni, tra tutte le strade che si aprono dinnanzi a noi, esse non sono che varie ramificazioni  di due distinti percorsi storici opposti e sempre più inconciliabili. 

Da una parte si va nella “città dolente” del mantenimento a tutti i costi del capitalismo e quindi della conciliazione con degli interessi delle classi dominanti, verso un lungo e straziante periodo di guerre imperialiste e di inaudita devastazione umana e ambientale.

Dall’altra si va verso la rottura rivoluzionaria con le classi dominanti e verso la rivoluzione socialista.

La seconda è quella che riscuote meno credito, quella apparentemente irta di ostacoli insormontabili e la meno gettonata, tuttavia è quella più conforme agli interessi generali delle masse popolari ed in ciò è anche quella più realistica e più risolutiva.

Quindi noi non ci asteniamo dal voto del ballottaggio perché vinti e sconfitti dal voto popolare.  Al contrario noi ci uniamo senza riserve al sentimento di rifiuto e del disincanto, alla disaffezione e al distacco che le masse popolari di Roma e del paese hanno espresso con il loro voto – astensione del 3 – 4  ottobre per costruire con loro la rivoluzione socialista.

Facciamo quindi appello al boicottaggio attivo del ballottaggio tra Gualtieri e Michetti. L’ulteriore crollo della partecipazione al voto sarà un buon primo passo verso le future lotte per disarcionare i prossimi amministratori della città per conto del Vaticano e dei palazzinari, delle organizzazioni criminali e della finanza, degli imperialisti USA, UE  e sionisti!

Invitiamo tutti a non farsi prendere dalla rassegnazione della sconfitta e mantenere in mano l’iniziativa. La crescente astensione al voto dimostra che le elezioni sono solo un terreno di lotta accanto ad altri, non il principale e nemmeno il più decisivo. Il compito principale della fase è avanzare nella costruzione del fronte anti-larghe intese per la cacciata del governo Draghi e coalizzare le forze nell’azione volta a creare e moltiplicare organizzazioni operaie e organizzazioni popolari in ogni azienda, quartiere, scuola.

Questa è la via percorribile per rilanciare anche a Roma la parola d’ordine lanciata dagli operai della GKN di Campi Bisenzio (Firenze): “Insorgiamo!” e per non permettere più alla manovalanza fascista di insinuarsi nel malcontento e nell’insofferenza popolare come accaduto lo scorso 9 ottobre.

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