Chi è stato eletto nel 2018 nelle file del M5S, indipendentemente da dove è collocato oggi (M5S, Alternativa c’è, gruppo misto, sinistra Italiana, Potere al Popolo…) deve schierarsi al fianco degli operai, contro Draghi e le Larghe Intese.

Fra il 20 e il 25 settembre scadono i termini per cui i licenziamenti previsti alla GKN di Campi Bisenzio, alla Whirlpool di Napoli, alla Gianetti ruote di Ceriano Laghetto e varie altre aziende diventano effettivi.

Al di là delle date di ogni singola situazione, si tratta della prima ondata di licenziamenti scaturiti dallo sblocco voluto da Confindustria e deciso dal governo Draghi, entrato in vigore l’1 luglio scorso.

Al di là dei singoli casi, è un passo avanti nello smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese, un passo che ne anticipa altri già annunciati, come il “disimpegno” di Stellantis dalla produzione di auto nel nostro paese.

Giustamente, i lavoratori sono in mobilitazione, difendono non solo il loro posto di lavoro, ma il fatto che il nostro paese possa produrre beni e servizi che servono. Lottano da molti mesi alla Whirlpool di Napoli, lottano dall’1 luglio alla Gianetti ruote e dal 9 luglio alla GKN. Ma se ne mobilitano anche molti altri in tutto il paese, ad esempio quelli Alitalia dopo la conclusione del processo di distruzione della compagnia di bandiera, a beneficio della speculazione.

Legittimamente, i lavoratori stanno mettendo – e metteranno – in campo tutte le iniziative che la determinazione a difendere i posti di lavoro, la preoccupazione per la disoccupazione, la rabbia per il fatto di essere trattati da esuberi e la creatività di chi ha la consapevolezza di non potersi permettere di mollare suggeriscono loro.

E’ assordante il silenzio “della politica”.
O meglio, di lacrime di coccodrillo, promesse e impegni, attestati di vicinanza o di preoccupazione di quei politicanti che si dividono fra la costernazione a comando e la fedeltà al governo Draghi ne sono piene le pagine dei giornali. E in questo non c’è sostanziale differenza tra la destra, la sinistra e quelli che si definiscono né di destra né di sinistra.

Sono assordanti il silenzio e la passività di chi vuole farsi interprete e portavoce dell’opposizione a Draghi e alle Larghe Intese, di chi alle elezioni politiche del 2018 ha ottenuto la maggioranza dei voti di lavoratori e masse popolari promettendo discontinuità, cambiamento e rottura con chi aveva portato il paese al disastro, di chi aveva promesso che avrebbe aperto il parlamento come una scatoletta di tonno e poi ha taciuto e tace di fronte allo sblocco degli sfratti e dei licenziamenti, di fronte alla sospensione del pagamento della malattia per la quarantena da Covid-19, di fronte alle delocalizzazioni e allo smantellamento dell’apparato produttivo e di fronte al fatto che il governo “dei migliori” sta riversando gli effetti della crisi e della pandemia unicamente sulle spalle dei lavoratori.

Il 18 settembre gli operai GKN hanno indetto un corteo a Firenze (ore 15, Fortezza da Basso).
Per particolari e specifiche condizioni, quel corteo è diventato – sta diventando – la mobilitazione che raccoglie, rilancia e sviluppa la difesa di tutti i posti di lavoro, la resistenza a tutti i tentativi di delocalizzazione, la ribellione popolare al governo dei migliori e al loro capo, Mario Draghi.

Potete fare finta di niente. Potete fare come se nulla fosse. Oppure potete schierarvi, partecipare e promuovere la partecipazione al corteo. Perché il 18 settembre si sta o di qua o di là.
O di qua, con gli operai GKN, Whirlpool, Gianetti, Texprint e con le altre centinaia di migliaia di lavoratori che resistono a licenziamenti, alle condotte anti sindacali, alla repressione e ricatti oppure di là, con Draghi, Letta, Salvini, Giorgetti, Brunetta e gli altri “migliori”, di là con i fondi di investimento e con chi svende il paese e il suo apparato produttivo.
E’ una scelta di responsabilità e coraggio. Ma è una scelta abbastanza semplice.

Non avete cambiato il paese come avevate promesso, ma non è troppo tardi per decidere di stare dalla parte giusta.
Se esiste una parte sana nei palazzi istituzionali di questo paese è ora che venga fuori!
Non solo con le prese di posizione e gli attestati di impegno, ma anche andando di fronte ai cancelli, nelle fabbriche occupate e presidiate, nelle strade, ai picchetti dei lavoratori per impedire pestaggi da parte della polizia: al fianco della classe operaia che marcia contro gli attacchi di padroni, banchieri e speculatori.
Mostrarsi degni del ruolo che ricoprite. Questa è la sola via per assumere un ruolo positivo di fronte a quanti vi hanno votato e sostenuti nel 2018.

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