Ogni cultura, ogni letteratura, ogni arte appartengono a una classe ben determinata e sono quindi vincolate a una determinata politica. L’arte per l’arte, l’arte al di sopra delle classi, l’arte al di fuori della politica e indipendente da essa in realtà non esiste.

Il 17 aprile abbiamo organizzato un’iniziativa on line in solidarietà a Pablo Hasel.

Pablo Hasel è un rapper e comunista catalano, arrestato il 16 febbraio 2021 e condannato a nove mesi di carcere con l’accusa di avere offeso, con i suoi testi, il re di Spagna e dato sostegno a organizzazioni comuniste armate come l’ETA e i GRAPO, che hanno combattuto contro il regime fascista di Franco.
Il rapper catalano è stato colpito perché la sua è una musica strettamente legata alla lotta di classe in corso in Spagna: da sempre Pablo canta la mobilitazione popolare, denuncia apertamente la corruzione e la continuità col regime franchista dei governi spagnoli, parla di marxismo leninismo e indica nel socialismo la prospettiva.

Nel contesto della grave emergenza sanitaria ed economica che vive la Spagna e del moltiplicarsi delle manifestazioni e lotte popolari, la sua musica è pericolosa per la classe dominante, soffia sul fuoco della mobilitazione, indica una via di uscita. Da qui il suo arresto.
Ma Pablo Hasel non ha accettato passivamente la condanna: ha contestato le accuse e si è rifiutato di presentarsi in carcere, barricandosi nell’università di Lieida assieme a decine di studenti, costringendo la polizia ad andare a prenderlo.
Il suo arresto ha fatto notizia in tutto il mondo: per settimane manifestazioni in suo sostegno si sono tenute nelle principali città spagnole e in diversi altri paesi (anche in Italia) e persino capi di Stato di governi non allineati, come il presidente del Venezuela Maduro, gli hanno espresso solidarietà.
La resistenza all’arresto è stato quindi anche un importante esempio di lotta alla repressione, che ha ribaltato l’attacco subito in un’occasione per estendere la solidarietà e la mobilitazione popolare e smascherare di fronte al mondo il carattere antipopolare del governo e della monarchia spagnole.

Libertà di espressione, lotta e resistenza alla repressione, solidarietà si classe, legame tra arte e lotta di classe: questi sono stati i temi che abbiamo messo al centro dell’iniziativa.

A partire dal tema della libertà di espressione abbiamo invitato a intervenire Rosalba Romano del P.CARC, condannata per diffamazione per un articolo pubblicato sul sito Vigilanza Democratica di cui era intestataria (vedi articolo: “Il 12 gennaio andrò a processo – Lettera di Rosalba Romano alla Redazione” su Resistenza n. 11-12/2020).

Valentina Vallesi, dell’Anti-Imperialist Front, ci ha parlato dell’eroica resistenza del Grup Yorum, gruppo musicale turco, continuamente represso dal governo fascista di Erdogan perché divenuto simbolo del dissenso al regime. Alcuni dei suoi musicisti hanno fatto dello “sciopero della fame fino alla morte” la loro arma per portare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla violazione dei diritti umani e politici in Turchia.

Il confronto ha quindi visto il contributo di alcuni rapper e collettivi Hip Hop, che mettono al centro della loro musica, in forme e modi diversi, la lotta di classe.

Hanno partecipato:
– Kento, rapper di esperienza e compagno;
– Bakis Beks, rapper sardo condannato, assieme ad alcuni ragazzi presenti a un suo concerto, per il testo di una sua canzone che denuncia l’occupazione militare dell’isola da parte della NATO;
– il collettivo P38, che riunisce giovani di varie parti d’Italia in un esperimento che tende a mettere la trap (sottogenere del rap, ora sulla cresta dell’onda) al servizio della lotta di classe;
– il collettivo Rap Caverna Posse, i cui componenti precisano di non essere rapper militanti, ma militanti che fanno rap, ha costruito in un quartiere popolare di Milano uno studio di registrazione aperto ai ragazzi che altrimenti non potrebbero fare musica.

Quella del 17 aprile è stata per noi un’iniziativa molto importante per avviare un confronto sul ruolo dell’arte nella lotta di classe. Come ha scritto Mao Tse-tung: “Nel mondo attuale ogni cultura, ogni letteratura, ogni arte appartengono a una classe ben determinata e sono quindi vincolate a una determinata politica. L’arte per l’arte, l’arte al di sopra delle classi, l’arte al di fuori della politica e indipendente da essa in realtà non esiste”.

Ogni artista che persegue la sua arte con coscienza deve ragionare su questo.
È quindi fondamentale che il movimento comunista che rinasce riunisca via via attorno a sé un fronte di artisti rivoluzionari capace di parlare agli operai e alle masse popolari dei loro problemi; di cantare la mobilitazione popolare; di indicare nella rivoluzione la prospettiva; di dar vita a un’arte e una cultura proletarie. Questa iniziativa è stato il primo passo di un percorso che puntiamo a continuare e ad allargare a nuovi compagni, artisti e lavoratori dello spettacolo che in tutto il paese si mobilitano per il diritto al lavoro, ma anche per il diritto a un’arte e una cultura, accessibile a tutti e di qualità.

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