Di seguito il volantino in diffusione quest’oggi, 31 Ottobre, all’assemblea aperta dei lavoratori Whirlpool.

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31 ottobre 2020. Giorno dell’annunciata della Whirlpool di Napoli. Giorno in cui lo impediremo.

Dopo 18 mesi di trattative e di mobilitazione operaia, dopo le promesse fino ad ora non mantenute del Governo e l’impegno dei Sindacati a non arrendersi è tempo che la lotta cambi passo e segno a fronte di un’azienda che ha dimostrato come gli accordi presi tra le parti sociali siano, per essa, carta straccia difronte alle ragioni del profitto. In questa situazione e a fronte dei tentennamenti di Governo bisogna spingere. Far valere la forza della classe operaia.

Nazionalizzare è la soluzione ovvia, oltre che necessaria: valida per Whirlpool e per ogni azienda che i padroni vogliono ridurre, chiudere o delocalizzare. Non finte nazionalizzazioni buone solo a scaricare sulle spalle della collettività (cioè di lavoratori e pensionati) le perdite che lasciano i capitalisti. E neanche “riconversioni” che funzionano come vacche da mungere per capitalisti esperti di truffe e raggiri, come quella della fantomatica PRS o della Ventures a un certo punto subentrata all’ex Embraco di Torino. Bisogna nazionalizzare per far funzionare le aziende, per produrre i beni e servizi che già fornivano o, semmai, per convertirle ad altre produzioni utili, perché di lavori da fare per rimettere in sesto il nostro Paese ce ne sono tanti. Proprio il “caso ex Embraco”, con gli ultimi sviluppi, dimostra che è possibile! Il progetto di fusione di quest’azienda con la ACC di Mel (BL) in una nuova società, la ItalComp, a partecipazione di maggioranza statale, di fatto un primo sito di un polo pubblico tutto italiano di produzione di componentistica dell’elettrodomestico dimostra che le soluzioni si trovano e che esse attengono alla forza della classe operaia di imporle e alla volontà politica di attuale.

Perché non anche alla Whirlpool di Napoli? Forse non ci sono i soldi per nazionalizzare? Non è vero! Il Paese è pieno di soldi, le banche sono piene di soldi, i finanziamenti europei, foss’anche causa pandemia, non sono mai stati così ingenti. Di soldi non ce ne sono mai stati così tanti, dunque, ma non sono nelle mani giuste: sono in larga misura concentrati nelle mani di un pugno di capitalisti. E i capitalisti adoperano i soldi solo se possono fare altri soldi: per loro la produzione di acciaio, di tavoli, di auto, di lavatrici, ecc. è solo un mezzo per fare altri soldi, non per produrre quello che serve e nella quantità che serve. Se guadagnano di più speculando, chiudono le aziende. Questo è il meccanismo che porta alla paralisi della produzione e della distribuzione, alla paralisi dell’intera economia, alla decadenza della società e delle persone.

Per nazionalizzare ci vuole un governo che lo faccia? Vero, quindi dobbiamo fare altra pressione sul governo Conte, approfittando del fatto che le “alte sfere” hanno timore che monti la tensione sociale come effettivamente sta montando; che ci sono contraddizioni tra le forze che reggono questo Governo; che alcuni suoi esponenti (e persino qualcuno dell’opposizione) parlano di nazionalizzazioni e di nuova IRI; che finanche il Prefetto, per timore che frani quella coesione sociale oggi messa a repentaglio da politiche ottusamente repressive che generano mobilitazioni operaie e popolari in ogni settore, ha preso posizione pubblica per la tenuta del sito napoletano.

Lo fanno per raccogliere consensi e “calmare le acque”? Sicuramente, ma noi possiamo approfittarne e sfidarli a tradurre in pratica quello che dicono. E se il governo Conte non nazionalizza? Vuol dire che dobbiamo cambiare governo. Dobbiamo formare un governo deciso a nazionalizzare le aziende e a farle funzionare secondo un piano d’insieme e capace di farlo. Capace non perché formato da tecnici e da esperti, ma perché agisce su mandato e in stretto legame con i comitati di operai, con le RSU e gli RLS, con le istituzioni di prossimità come la Regione che ha promesso soldi (che però ancora non si sono visti) o del Comune di Napoli (che ha fatto dichiarazioni cui però non ha ancora dato gambe). Un Governo di emergenza popolare che abbia come primo punto all’ordine del giorno il tenere aperte e far funzionare le aziende.

Nazionalizzazione, rispetto degli accordi del 2018 presi con la Whirlpool, difesa i diritti sindacali e dei lavoratori, rilancio di un più generale piano per il Lavoro o delle ZES: da qualunque parte la si prenda, il punto di partenza è rafforzare l’organizzazione e la mobilitazione operaia, che si incarichi di controllare l’operato di padroni e Governo, che si colleghi agli operai di altre aziende, che mobiliti tecnici ed esperti per far funzionare l’azienda anche se il padrone decide di “appendere”, che obblighi il Governo a sostenere una nuova impresa, un’impresa collettiva. Bisogna che oggi, alla Whirlpool di Napoli, ci si costituisca in Assemblea permanente a presidio dello stabilimento. Bisogna dare dimostrazione della forza della classe operaia organizzata.

Sarà una guerra? Sì, ma abbiamo già visto che a “difendersi per non perdere tutto” non funziona, quindi dobbiamo difenderci per prenderci tutto!

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