Questa notte si sono tenute a Napoli una serie di mobilitazioni spontanee contro il coprifuoco istituito da De Luca e a poche ore dall’annuncio del governatore di un lockdown totale per la Campania. Queste mobilitazioni, le più grosse partite da Mergellina e dal centro storico ma ce ne sono state altre diffuse in città e nei comuni limitrofi (la più eclatante a Marano ma anche Quarto e altre città della provincia). Gli scontri di Napoli non sono quindi stati un fenomeno isolato ma la punta più avanzata di una mobilitazione diffusa e spontanea, che di zona in zona ha avuto capipopolo, promotori e agitatori diversi.


Ad ogni modo, alle due mobilitazioni principali come Partito dei CARC eravamo presenti, e la composizione di quelle piazze era fatta di piccoli commercianti, lavoratori autonomi, cittadini disperati dal non avere accesso alle cure per sé o per i propri figli, dipendenti di negozi, botteghe ed esercizi commerciali, qualche gruppo di tifoserie organizzate. In sostanza, in piazza c’erano le masse popolari indignate e in rivolta per l’ennesimo annuncio di lockdown senza uno straccio di misura che sia realmente a sostegno di chi per vivere deve lavorare, di chi ha bisogno di ospedali funzionanti perché non ci si ammala solo di Covid e non tutti possono permettersi di curarsi privatamente, tutelare e far rispettare il diritto all’istruzione e l’attuazione di tutte le parti progressiste della Costituzione.
Rispetto agli scontri di Napoli è decisivo chiarire e dare battaglia per affermare i seguenti aspetti:
1. La stampa di regime si sta sperticando in un’opera di delegittimazione delle proteste di ieri, accusando i manifestanti di essere violenti e teppisti. Non bisogna dare credito a queste tesi, per noi comunisti ogni forma di lotta rivolta contro il nemico non solo è legittima ma va sostenuta tenendo presente che per imporre misure che vadano nei propri interessi è necessario che le masse popolari imparino anche a fare di ogni lotta una questione di ordine pubblico. Camorristi e violenti sono i padroni e i loro spicciafaccende alla De Luca, contro cui ogni atto di ribellione è giusto e va sostenuto.
2. L’aspetto decisivo non è stabilire il ruolo che hanno avuto i fascisti, la camorra o i centri sociali. La mobilitazione di ieri è espressione della resistenza spontanea delle masse popolari al procedere della crisi economica e dell’emergenza sanitaria in corso. Il punto non è quindi stabilire chi la promuova, il punto è ragionare su come estenderla, come legarla a quanto esiste già di organizzato nelle aziende, negli ospedali, nelle scuole e nei territori. Di questo devono ragionare e preoccuparsi i comunisti e chi vuole combattere contro De Luca, le Larghe Intese e i padroni, veri responsabili della situazione disastrosa in cui siamo immersi.


Quello che serve al campo delle masse popolari è l’unità, l’azione congiunta della classe operaia e gli altri settori delle masse popolari che va rivoltata contro De Luca. Per questo è necessario incanalare ogni sommovimento e le rivendicazioni di cui è portatore nella lotta più complessiva per cambiare lo stato di cose presenti e far sputare sangue e merda ai padroni e al loro sistema politico a fine corsa per imporre un nuovo modo di gestire la società, un nuovo sistema politico diretto dai lavoratori per i lavoratori. È un’impresa per cui non ci sono esuberi e non ci sono forme di lotta giuste o sbagliate.
Il Partito dei CARC è complice e solidale con chi è sceso ieri in piazza a Napoli e chiama tutte le masse popolari che si stanno mobilitando in queste settimane contro la chiusura di aziende come la Whirlpool, per le assunzioni del personale sanitario e la riapertura delle strutture sanitarie chiuse, per il diritto all’istruzione e contro la chiusura delle scuole, per un lavoro utile e dignitoso come i disoccupati 7 novembre e quelli del Cantiere 167 di Scampia, i commercianti e i lavoratori autonomi, a fare fronte e mobilitarsi uniti a partire da oggi, sabato 24 ottobre alle ore 17:00 davanti a Confundustria, e lunedì 26 ottobre presso il Centro direzionale in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio Regionale. Facciano lo stesso e sviluppino azione congiunta, a sostegno di queste mobilitazione e di tutte le organizzazioni popolari in lotta, anche le forze politiche che si dicono a sostegno delle masse popolari come il Movimento 5 Stelle, Potere al Popolo, PC-Rizzo, PCI-Alboresi, Si Cobas, ecc. Per fronteggiare l’emergenza in corso è necessario costruire un fronte anti larghe intese che alimenti l’ingovernabilità nel paese e spinga in avanti la costruzione di un nuovo sistema sociale.
Avanti tutta, è tempo di riscossa!

Rilanciamo a seguire la presa di posizione del Segretario federale della Federazione Campania del Partito dei CARC, Igor Papaleo.

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Presa di posizione del Segretario federale campano, Igor Papaleo
Senza un piano di rilancio generale del lavoro e specificamente nella Sanità pubblica (oggi pesantemente sotto organico paradossalmente a fronte di liste di OSS pronti e formati per entrare in servizio, ma che Regione Campania tiene bloccate), senza garanzie di tenuta del posto di lavoro e pieno salario, senza sistemi di protezione sociale dei lavoratori autonomi, senza la garanzia di una sistema di istruzione scolastica che non può essere solo “a distanza”, ma dev’essere in presenza e sicurezza, un nuovo lockdown non si affronta. Con buona pace e mala sorte dei dettami di De Luca Presidente.
Stanotte, a Napoli, il tappo è saltato.
La analisi sociologiche e i luoghi comuni su giornali e TV oggi si sprecano. Dalla “Napoli colerosa” alla “pandemia sociale”; dal “popolo straccione che nuovamente insorge” alla “atavica ansia di riscatto meridionalista”; dal “caos che contraddistingue storicamente una città senza regole” al rigetto che ha sempre avuto per l'”ordine e la disciplina”. Dalla “Camorra, che c’era anche nel ’43”, all’insurrezione popolare che fu le Quattro giornate di Napoli, ai “Centri sociali che trasformano la rabbia sociale in violenza e la violenza in crimine”.
La verità è che la rabbia sociale certamente monta. Ed esplode, anche. Trasversale a settori sociali delle masse popolari. La linea di sviluppo che avrà, la direzione che prenderà dipenderà da quando e quanto le organizzazioni operaie e popolari prenderanno ad agire consapevolmente come vere e proprie nuove autorità pubbliche che si incaricano di mandare avanti la produzione di beni e servizi che le autorità della classe dominante tagliano, destrutturano, lascia che vadano alla malora, svendono ai privati speculatori. Da quando e quanto organizzeranno, dunque, parti crescenti della vita sociale collettiva che la borghesia non riesce più a dirigere e gestire se non come questioni di ordine pubblico e repressione.
Nel frattempo, tutti a guardare la violenza del fiume in piena invece di quella degli argini sempre più stretti che lo costringono, diceva qualcuno.
Ma da servizi sociali azzerati, risparmi consumati, lavoro messo in discussione per chi ne ha uno, lavoro ormai chimera per chi non ne ha, cosa ci si aspetta? Perché soprendersi di un incendio sociale che è nell’ordine delle cose?..
È la rivoluzione, forse? Dipende. Certamente chi si aspetta una rivoluzione sociale pura, di certo non la vedrà. E infatti, tanto quelli che inneggiano a quanto sta accadendo a Napoli in queste ore – e che si estenderà ad altre città con ogni certezza – tanto quelli che ne leggono solamente il carattere “barbarico e violento” di generica esplosione sociale, evidentemente non hanno comprensione alcuna dei processi sociali. Men che meno di quelli rivoluzionari.
Che la protesta prenda la piega non convulsamente distruttivista, ma quella della costruzione di un’alternativa sociale e politica al sistema della borghesia evidentemente a fine corsa, dipende e dipenderà da noi. Da ognuno di noi.

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