Parco di Ricortola a Marina di Massa giovedì 13 agosto dalle ore 10:30.

In un contesto in cui si estendono e si estenderanno le mobilitazioni e le lotte per la difesa di quanto rimane di tutele e diritti e per una vita dignitosa, anche la repressione aumenterà e alla repressione di piazza (divieti di manifestazione, manganellate, arresti, multe, ecc.), alla repressione selettiva delle avanguardie di lotta (inchieste per terrorismo, arresti, perquisizioni, ecc.) e alla repressione aziendale e sindacale (licenziamenti di delegati e operai scomodi al padrone, commissioni disciplinari per aver violato l’obbligo di fedeltà aziendale, ecc.) si aggiungono e si aggiungeranno in maniera crescente i tentativi di controllo sociale, di intimidazione di massa, gli arbitrii poiché si farà più pressante la necessità della classe dominate di opprimere su vasta scala, con ogni mezzo, le masse popolari. Un “assaggio” di questo andazzo è stato il regime da caserma imposto con il pretesto del rispetto delle misure anticontagio durante le settimane di lockdown: militarizzazione dei territori, discrezionalità sulla durezza dell’intervento affidata direttamente alle Forze dell’Ordine, centinaia di migliaia di multe, centinaia di abusi e violenze (molti documentati, ma molti no), repressione violenta di ogni protesta (come la strage nelle carceri dell’8 marzo), incitamenti alla popolazione affinché si trasformasse a sua volta in spia del vicino di casa. Tuttavia, per la classe dominante la situazione è tutt’altro che favorevole: infatti, ogni intervento repressivo è dimostrazione della difficoltà di continuare a far valere il suo ruolo senza terrorizzare le masse popolari. In questo contesto la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la promozione della solidarietà di classe diventeranno un fronte di lotta aperta e dispiegata più di quanto lo è già oggi e un ambito di organizzazione e mobilitazione della classe operaia e del resto delle masse popolari per imporre una propria governabilità e i propri interessi.

Il P.CARC, parte integrante della Carovana del (nuovo) PCI, mette a disposizione la propria quarantennale esperienza nella lotta alla repressione che si può sintetizzare nel fare della repressione una questione politica, cioè una questione di ordine pubblico.

Infatti, la Carovana del (nuovo) PCI ha le radici piantate nella resistenza alla repressione, nella lotta alla repressione e nella promozione della solidarietà di classe. È un terreno su cui combiniamo elaborazione teorica e azione pratica, su cui abbiamo dovuto diventare “esperti” per fare fronte alla trentennale persecuzione poliziesca e giuridica con cui le autorità della Repubblica Pontificia hanno cercato di spazzarci via e impedire la ricostruzione del partito comunista in Italia.

Nonostante 8 procedimenti per associazione sovversiva e “terrorismo”, pedinamenti, sequestri di materiale, denunce, arresti, infiltrati e spie, non ci sono riuscite: la fondazione del (nuovo) PCI nel 2004 e, da allora, la sua opera nella clandestinità sono dimostrazioni dell’efficacia di quanto abbiamo elaborato e imparato dalla pratica.

Dalla nostra esperienza, in estrema sintesi, abbiamo elaborato, fra gli altri, tre principi utili a chi si trova a fronteggiare la repressione in questa fase:

  1. denunciare pubblicamente ogni attacco repressivo di cui siamo oggetto, perché serve a smascherare la reale natura dello Stato borghese agli occhi degli operai e delle masse popolari, anche in una parte di coloro che hanno fiducia nella legalità e nelle istituzioni. Non solo, bisogna chiedere apertamente la solidarietà da parte delle masse popolari;

  2. trasformare ogni attacco repressivo in occasione di organizzazione e mobilitazione. Significa andare oltre l’aspetto resistenziale, passando dalla difesa all’attacco. Disporsi in modo da combattere in attacco consente di “far cadere il sasso sulla testa di chi lo ha sollevato” anziché subire l’azione del nemico;

  3. passare da accusati ad accusatori, spostando sul piano politico quello che la borghesia vorrebbe tenere sul piano tecnico e legale.

Per approfondire l’argomento abbiamo da poco ripubblicato l’intervista a Giuseppe Maj raccolta, e originariamente pubblicata nel 2006, dal Comitato di Aiuto ai Prigionieri del (nuovo) PCI (CAP) di Parigi sorto in risposta all’arresto in Francia dello stesso Maj, Giuseppe Czeppel e Angelo D’Arcangeli (qui la nostra presentazione e l’opuscolo).

Riteniamo che le tesi affermate in questo testo, gli spunti che offre, l’esperienza che riporta siano estremamente utili oggi a chi lotta “per non pagare la crisi dei padroni”, “per far pagare la crisi ai padroni” e, soprattutto, ai compagni e alle compagne che si pongono l’obiettivo di instaurare il socialismo nel nostro paese. Queste sono le ragioni che ci spingono a farne una presentazione pubblica (diventando occasione anche per ragionare sui due Partiti Fratelli, il (n)PCI e il P. CARC) durante la Festa Nazionale della Riscossa Popolare: l’appuntamento è presso il Parco di Ricortola a Marina di Massa giovedì 13 agosto dalle ore 10:30.

Vi aspettiamo!

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