Dagli studi di Demoskopika, poi ripresi su vari quotidiani nazionali, emerge come l’emergenza COVID-19 abbia falcidiato i bilanci dei comuni, in particolare rispetto alla mancata riscossione dei tributi (con una contrazione pari al 65% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Si tratta di dati e numeri che mostrano con ancor più chiarezza a quale ruolo i vertici della Repubblica Pontificia abbiano relegato i comuni e le amministrazioni locali: esattori delle tasse e vessatori delle masse popolari. In definitiva i governi centrali hanno scaricato, nel corso degli anni, sulle masse popolari la sopravvivenza dei comuni e delle comunità locali spolpandole con tasse, multe e imposte di vario genere.

Con l’emergenza sanitaria, economica, sociale e politica in corso nel nostro paese e l’ulteriore impulso che ha dato alla resistenza spontanea delle masse popolari, sono divenute più evidenti e si sono approfondite le contraddizioni:

  • tra masse popolari e governo centrale (con le battaglie per l’agibilità politica/sindacale, contro repressione e multe, per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per la chiusura delle produzioni non essenziali a continuità di salario, ecc.);

  • tra masse popolari e amministrazioni locali (con sindaci e amministratori presi di mira da presidi, scioperi, ricorsi legali, azioni organizzate e non):

  • tra amministrazioni locali e governo centrale (con le prese di posizione e le iniziative di rottura di vari sindaci e governatori di Regione rispetto alle misure da adottare nell’emergenza).

A queste contraddizioni si aggiungono quelle interne al governo centrale (tra M5S e PD), e il loro riflesso all’interno di giunte e consigli regionali e comunali (anche in vista degli appuntamenti elettorali dell’ autunno) e nel campo delle masse popolari (anche interne alle mobilitazioni con da un lato la costruzione di fronti di classe e patti d’azioni, dall’altro le divisioni generate da guerra tra poveri ed elettoralismo). Ambiti delle masse popolari che si mobilitano per varie questioni quelli per diritto contro quelli delle cooperative legati a USB.

Per le amministrazioni locali, sempre più tra la scure del governo centrale e il martello della resistenza spontanea delle masse popolari, ci sono due vie:

  1. sottostare a leggi, norme e prassi della borghesia imperialista e del suo regime politico, finendo per diventare – apertamente o meno, imbellettandosi con mille parole- sempre più nemici delle masse popolari, dalla cui rabbia, indignazione e organizzazione verranno travolti (questa la fine che faranno Sala e Gallera alla guida della Regione Lombardia);

  2. decidere di passare dalle lamentele ai fatti e portare fino in fondo la battaglia contro il governo centrale e i vertici della Repubblica Pontificia, mettendosi al servizio delle masse popolari attraverso l’attuazione di misure che rompano leggi, norme e prassi con cui la borghesia da una parte spolpa i lavoratori e i precari e dall’altra strangola le amministrazioni locali.

Il ruolo decisivo in questo processo devono assumerlo la classe operaia e le masse popolari prendendo di mira, incalzando, imponendo e affermando con forza le misure che occorre prendere a livello locale e nazionale per fronteggiare l’emergenza in corso. Per riuscire a fare questo occorre che gli operai, i lavoratori e i disoccupati sempre più alimentino lo sviluppo di un sistema di potere alternativo a quello dei padroni, una rete del nuovo potere. Nello sviluppo di questo sistema le amministrazioni comunali sono terreno di conquista, di governo e di schieramento che vanno tramutate, con le buone o con le cattive, in centri di iniziativa e di riscossa.

Le nostre città e le nostre regioni hanno bisogno di Amministrazioni Locali d’Emergenza che da subito inizino a prendere provvedimenti urgenti, anche se provvisori, per quanto riguarda il lavoro, la casa, i servizi pubblici, l’ambiente e che contribuiscano, con il loro operato e le misure che adottano, a sabotare l’azione del governo centrale e ad alimentare l’ingovernabilità a ogni decreto, legge, misura che va contro gli interessi popolari.

Il paese è pieno di soldi, le banche sono piene di soldi, i ricchi sono pieni di soldi e tante cose si fanno anche senza soldi; in più ci sono sprechi, corruzione e lussi di ogni genere (senza contare gli ingenti fondi stanziati a favore dell’Italia per fronteggiare l’emergenza). Bisogna costringere con le buone e con le cattive le autorità, le banche e i ricchi a tirare fuori i soldi necessari a fronteggiare l’emergenza in corso (in cui siamo ancora pienamente immersi a differenza di quanto la borghesia cerca di raccontare) a favore delle masse popolari. L’uscita dall’emergenza che vogliono i padroni è invece fatta di più speculazioni, più ruberie, arraffa arraffa e stragi di vite umane.

Questa rete di potere alternativo e antagonista al potere della borghesia deve mobilitarsi in ogni regione e comune per imporre l’adozione delle misure necessarie a fronteggiare l’emergenza, misure che i presidenti di regione, i sindaci e gli amministratori che hanno a cuore gli interessi delle masse popolari devono attuare e difendere, fondando la propria azione sullo sviluppo del protagonismo e della partecipazione popolare.

Questo è quanto stanno facendo le masse popolari in Lombardia nella battaglia per il commissariamento popolare della giunta Fontana-Gallera, a Napoli per incalzare l’amministrazione De Magistris a passare dalle dichiarazioni e lamentele ai fatti, così come avviene in altri comuni e regioni. Quello che ogni amministrazione locale può fare, e con ogni mezzo e forma di lotta deve essere portata a fare, è prendere posizione pubblica, emettere ordinanze e delibere, mobilitarsi e mobiliare le masse popolari appoggiando tutte le iniziative di lotta in corso per:

1. ristrutturare il servizio sanitario nazionale dandogli la struttura e le dimensioni che l’esperienza ha dimostrato essere necessarie (implementare la medicina territoriale, l’assistenza domiciliare, riaprire gli ospedali chiusi, ecc.);

2. allestire le strutture e i servizi necessari per le persone costrette all’isolamento nelle forme più dignitose e sicure di cui siamo capaci;

3. destinare e attrezzare ad abitazione edifici esistenti per la popolazione mobilitata a gestire l’emergenza sanitaria (è la volta che si risolve la crisi delle abitazioni nelle periferie e nelle città e che si migliorano le abitazioni in tutto il paese);

4. mettere a punto le strutture sanitarie per le terapie intensive, producendo quanto necessario a questo e al loro funzionamento, e farle funzionare;

5. produrre in quantità sufficiente apparecchiature, dispositivi di protezione individuale, materiali e strumenti per diagnosi e operazioni di sanificazione, le migliori medicine antivirali che già si conoscono;

6. produrre tutti i beni e servizi immediatamente necessari per la vita in quantità sufficiente per distribuirli a tutta la popolazione italiana e per le relazioni con i paesi che accettano di avere con l’Italia relazioni di scambio, collaborazione o solidarietà;

7. produrre e distribuire gli altri beni e servizi nella misura necessaria alla popolazione italiana e alle relazioni con gli altri paesi che accettano di avere con l’Italia relazioni di scambio, collaborazione o solidarietà;

8. regolare la vita e l’attività delle aziende capitaliste in conformità a questo programma espropriando (senza indennizzo) i proprietari che non si prestano a eseguirlo, bloccare il pagamento degli interessi sul debito pubblico e il rinnovo dei titoli che vengono a scadenza, regolare il sistema bancario e finanziario in coerenza con l’attuazione di questo programma;

9. riattivare e mettere in cooperazione le aziende dei produttori autonomi in modo che ogni lavoratore abbia un ruolo sociale e possa condurre una vita dignitosa, impossibile in un’azienda che dipende da un singolo individuo (malattia, maternità, riposo, attività politiche e culturali, ecc.);

10. riaprire scuole e università e riaprire tutte le altre strutture necessarie alla vita sociale per tutta la popolazione non costretta all’isolamento (ristrutturando gli edifici, adeguando e bonificando i locali),

11. mobilitare senza limiti finanziari tutte le risorse disponibili (laboratori, centri di ricerca, aziende farmaceutiche, centri universitari) per la ricerca di medicinali e vaccini e la loro produzione, collaborando senza riserve con tutte le analoghe affidabili strutture di altri paesi;

12. chiudere subito con la partecipazione di truppe italiane alle “imprese umanitarie” della NATO, invitare le truppe NATO e comunque straniere a lasciare libere le basi e destinare queste agli usi sopra indicati;

13. regolare le relazioni dell’Italia con le istituzioni dell’UE e analoghe in conformità con questo programma, mettendo in circolazione tutto il denaro necessario alla sua attuazione;

14. mobilitare Esercito, Forze dell’Ordine e amministrazione pubblica per l’attuazione di questo programma;

15. assegnare un lavoro dignitoso a ogni adulto atto al lavoro.

Il centro della questione non è chiedersi cosa si potrebbe o sarebbe bello fare, né tantomeno chiedersi cosa è necessario che un’istituzione superiore o inferiore faccia. Il punto è promuovere l’azione necessaria affinché l’emergenza in corso non sia l’ennesimo ambito di scorrerie, traffici e speculazioni della classe dominante ma l’ambito in cui costruire le condizioni per un Governo di Emergenza Popolare per tutto il paese. Quel governo fondato sulla rete di organizzazioni operaie e popolari e composto da quegli esponenti del mondo politico, sindacale e culturale che godono della loro fiducia e che già da ora, nel fuoco di questa emergenza, stanno selezionando. Ogni municipio, comune o regione può assumere il ruolo di avamposto di questa lotta e contribuire allo sviluppo di questa battaglia.

Rilanciamo un documento elaborato dal Partito dei CARC nel 2017 in cui si offrono approfondimenti e spunti utili a questa battaglia, il documento è “Quattro punti per le Amministrazioni Locali d’Emergenza”. Buona lettura.

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