In un contesto di crisi generale già dispiegata, il Covid-19 ha aggravato la situazione e reso evidente tanto l’incapacità della classe dominante di fare fronte all’emergenza sanitaria (che è rapidamente diventata anche economica, sociale e politica) quanto le sue responsabilità nella perpetuazione di un sistema politico – economico criminale.
Come è naturale che sia nel sistema capitalista, padroni, comitati di affari e istituzioni politiche ed economiche cercano di scaricare i costi della crisi sulle spalle dei lavoratori. Chi si limita ad appellarsi, a sperare in “misure di buon senso” (patrimoniale, ecc.) si renderà ben presto conto non solo che i capitalisti conoscono solo il “buon senso dei loro interessi diretti” e sono indisponibili a ogni compromesso, ma anche che qualunque misura favorevole ai lavoratori e alle masse popolari può e deve essere imposta con la lotta.

Non solo. Il punto raggiunto dalla crisi del sistema capitalista ci obbliga (e ci consente) di ragionare e di agire non solo sul piano rivendicativo per cui “la crisi la devono pagare i padroni”, ma anche su quello propriamente politico: i lavoratori e le masse popolari devono organizzarsi per fare a meno dei padroni, per eliminarli, per diventare loro classi dirigenti della società e mettere la parola FINE all’epoca predatoria della storia dell’umanità e iniziare una fase nuova, quella che il nostro paese non ha mai conosciuto e che inizia con l’instaurazione del socialismo.
A questo proposito, l’aspetto decisivo è l’organizzazione (le forme, il contenuto e l’orientamento) della classe operaia. Se gli operai decidono una cosa e si organizzano per farsi valere, non esiste Confindustria, governo, polizia o esercito che possa fermarli. La mobilitazione e organizzazione della classe operaia è l’unica strada per far valere gli interessi di tutte le masse popolari.

Per questi motivi, valutiamo positivamente ogni tentativo di costruire unità di azione fra operai e lavoratori (unità nella pratica che superi le appartenenze sindacali e che sia aperta anche a chi non è iscritto al sindacato) e lo sosteniamo con le forze e gli strumenti che abbiamo a disposizione. L’orientamento che il SI COBAS ha dato a questa assemblea, combinato con la pratica che iscritti e delegati esprimono in tante aziende del paese, contiene tutti gli elementi per dare a questo tentativo le gambe per marciare.

Con questo documento portiamo alla discussione tre proposte per sviluppare lo spirito e l’orientamento dell’assemblea.

1. Solidarietà di classe e lotta contro la repressione. Si pone la necessità di rompere il circolo vizioso della repressione economica (multe) e delle misure restrittive della libertà individuale alternative alla detenzione (fogli di via, obblighi di firma, ecc.). Sono strumenti sempre più diffusi, tanto diffusi da creare una situazione per cui esistono le condizioni per una violazione organizzata e di massa che li renda di colpo totalmente inefficaci. La questione non attiene solo alla disobbedienza a condanne e dispositivi “ingiusti” e classisti, ma anche al ribaltare i rapporti fra le classi: passare da accusati ad accusatori e far valere ci che è legittimo per la classe operaia e per le masse popolari anche se la borghesia lo considera illegale. Già prima dell’emergenza Covid-19 alcune esperienze hanno tracciato un sentiero (Nicoletta Dosio, Rosalba Romano, ma anche altre), in un contesto di crescente militarizzazione dei territori e della società quel sentiero può e deve diventare una strada sulla quale procedere (multe ai compagni di Napoli, di Milano, di decine di altre città per le celebrazioni del 25 aprile, ecc.). Nell’immediato proponiamo all’assemblea di aprire qui e ora un ragionamento collettivo su un’iniziativa coordinata a livello nazionale in cui facciamo un falò delle multe e delle denunce che abbiamo preso in questi giorni.

2. Vigilanza e controllo operaio nelle aziende. Il contenuto della Fase 2 dei padroni è ben chiaro: profitto ad ogni costo e in ogni condizione. Le aziende che avevano chiuso riaprono dietro il paravento dei protocolli per la sicurezza (che rimangono carta straccia) e le molte che neppure avevano chiuso continuano a operare come prima. È nell’interesse della classe operaia organizzare in ogni azienda organismi che vigilano e controllano le condizioni sanitarie e di sicurezza, poiché le istituzioni esistenti o latitano oppure, in ogni caso, sono inefficienti e inadeguate. Come P. CARC abbiamo raccolto in un documento tre strumenti utili ai lavoratori (la check list per gli RLS prodotta dalla FIOM, un manuale sulle mascherine, la guida per astenersi dal lavoro in caso di mancanza della tutela sanitaria elaborata dalla Camera Popolare del Lavoro dell’Ex-OPG di Napoli). Proponiamo all’assemblea, e in particolare ai compagni del Si COBAS, di fare propri questi strumenti e arricchirli grazie alla vasta esperienza maturata sul campo.

3. Moltiplicare le brigate di solidarietà. Promuovere ovunque l’organizzazione di disoccupati e precari in brigate di solidarietà come la pratica sta già dimostrando a Milano, Quarto e in molte altre città. Queste brigate possono promuovere scioperi al contrario, mobilitazioni (è il caso di Quarto) e chiedere anche al comune forme di compenso. Gli operai devono partecipare a queste brigate (come a Piacenza e a Prato) e queste brigate devono occuparsi delle aziende. Per esempio a Peschiera Borromeo dove la Brigata Volontaria Lupo Rosso ha portato la propria solidarietà e la spesa ai lavoratori della TNT in sciopero. Proponiamo che questa pratica venga estesa sistematicamente e venga assunta come forma organizzativa del patto d’azione.

Compagni, l’aspetto decisivo di questa fase è la costruzione del potere delle masse popolari organizzate, alternativo a quello dei padroni. Un potere che si esprima nella gestione e nel controllo della produzione nelle fabbriche, nella distribuzione di beni e servizi nei quartieri e nelle città, nella rete capillare di vigilanza e controllo popolare rispetto alle azioni delle forze militari del nemico. Questo è l’ingrediente che permette di sviluppare al massimo delle potenzialità tutte le rivendicazioni.
La “rete” che dobbiamo costruire in grande è quella che, in embrione, abbiamo già visto alla Granarolo, all’Italpizza, alla Superlativa e in molte altre occasioni. È quella rete che costituì l’ossatura della liberazione del paese durante la Resistenza, e che si espressa in maniera evidente il 25 aprile del ‘45 a Milano, quando, una volta liberata dagli invasori, la città funzionava sotto la direzione del Partito Comunista, della classe operaia e del CLN.

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