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Altro che pagare le multe! Chi reprime le celebrazioni del 25 Aprile raccoglierà ciò che ha seminato

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Maggio 4, 2020
in Resistenza n. 5/2020
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Nelle settimane di lockdown, lo Stato ha comminato centinaia di migliaia di multe ai trasgressori del distanziamento sociale. Hanno fatto notizia i molti casi di arbitrio da parte delle Forze dell’Ordine che hanno multato (e in certe occasioni anche minacciato e picchiato) cittadini che stavano “rispettando le regole”, come ha fatto notizia l’ingente schieramento di uomini e mezzi (elicotteri, droni, ecc.) utilizzati per perseguitare la popolazione: uomini, soldi e mezzi che dovevano essere impiegati per fare fronte all’emergenza anziché per acuire i disagi e creare un clima soffocante in una situazione già grave.

Le centinaia di deroghe a favore della riapertura delle aziende che non producono beni e servizi essenziali e che spesso violano le disposizioni sanitarie fanno il paio con i divieti di assemblea, sciopero e mobilitazione dei lavoratori e con le decine di licenziamenti di chi non si sottomette all’obbligo di fedeltà aziendale. Sono la prova più evidente che la repressione non era – e non è – una necessità utile a limitare il contagio tramite l’imposizione del distanziamento sociale (ci si ammala per strada e non in reparto o in ufficio?), ma solo il tentativo di impedire la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari.

Ciò che è avvenuto il 25 Aprile e nei giorni seguenti ne è la conferma: in varie città chi è uscito di casa per celebrare la Resistenza e omaggiare le lapidi e i monumenti ai partigiani caduti è stato minacciato, multato, schedato, picchiato e denunciato. Il caso più eclatante si è avuto a Milano.

 

In vista del 25 Aprile, il P.CARC aveva pubblicizzato la “Staffetta partigiana”, un’iniziativa attorno a cui aggregare chi, nel rispetto delle misure sanitarie, voleva onorare i partigiani caduti e celebrare la vittoria della Resistenza. Oltre al P.CARC, nel quartiere di via Padova si sono mobilitati altri gruppi di cittadini e compagni raccogliendo, tutti, il sostegno di quanti, pur senza scendere in strada, hanno partecipato alle celebrazioni dalle finestre, dai balconi, dai portoni dei palazzi.

La Polizia è intervenuta in forze per intimidire, dissuadere e schedare i partecipanti alla Staffetta, causando lei stessa ciò che pretendeva di vietare, gli “assembramenti pericolosi”.

Si è creata quindi una situazione in cui i compagni, divisi in piccoli gruppi e sostenuti da residenti e abitanti, rivendicavano il diritto alle celebrazioni, mentre la Polizia era intenzionata a impedirle. In questo contesto alcuni compagni sono stati picchiati brutalmente dagli agenti e uno è stato portato in Questura (rilasciato in giornata con una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale). Quattro membri del P.CARC sono stati multati per 400 euro a testa dopo essere stati accerchiati per più di un’ora da decine di poliziotti.

 

Il significato e il senso della repressione contro chi commemorava i partigiani caduti è più chiaro alla luce di due elementi. Il primo è che da molti anni la destra reazionaria cerca di svuotare del suo significato il 25 Aprile, dal momento che non riesce a vietarne la celebrazione.

Nella situazione attuale, cavalcando strumentalmente le misure anticontagio, essa è riuscita a far pressioni su autorità e istituzioni (prefetture, questure, ecc…) per ostacolare e impedire le commemorazioni a dispetto di una circolare del Ministero dell’Interno di senso contrario.

Il secondo elemento è che, alla luce della “pressione che sale” in tutto il paese, il 25 Aprile è stato, non solo idealmente e non solo metaforicamente, l’occasione per tanti lavoratori, per tanti elementi delle masse popolari, per tanti compagni e compagne il contesto e l’occasione per rialzare la testa collettivamente. Una prova generale di mobilitazione che ha dimostrato nella pratica, una volta di più, che organizzarsi per affermare i propri interessi è necessario. I lavoratori e le masse popolari che si mobilitano sono oltretutto più responsabili delle autorità e delle istituzioni nel rispetto delle norme sanitarie come dimostrano le celebrazioni del 25 Aprile a confronto con la lugubre passerella che il governo ha organizzato il 28 in occasione dell’inaugurazione del ponte Morandi ricostruito (dove si è determinato un pericoloso, oltre che ingiustificato, assembramento), o con l’inaugurazione dell’ospedale costruito in zona Fiera a Milano (costato fior di quattrini e oggi praticamente inutilizzato), o ancora con la ridicola manifestazione di Fratelli d’Italia davanti Montecitorio.

Il messaggio è chiaro: governo e padroni ci obbligano a lavorare a ogni costo, a spendere soldi nei supermercati e a sottostare alle speculazioni sui prezzi, ma vietano ogni iniziativa a tutela dei nostri interessi, altrimenti sono botte, multe e denunce. Ma è un messaggio che, con fermezza, intendiamo rispedire al mittente.

Faremo ricorso contro le multe affinché siano annullate e chiamiamo tutti coloro che sono stati multati ingiustamente a fare lo stesso. Non solo. Seguendo l’esempio della compagna Rosalba Romano (condannata per l’attività del sito Vigilanza Democratica e che ha deciso di non pagare la cifra a cui è già stata condannata) e di quanti hanno disobbedito e stanno disobbedendo a condanne illegittime, ci organizzeremo per non pagare le multe indipendentemente dall’esito del ricorso. Non daremo un centesimo a questo Stato che viola la Costituzione, infanga la Resistenza e perseguita chi si organizza, si mobilita e si attiva per affermare gli interessi delle masse popolari. Procederemo a presentare un esposto contro le autorità e le istituzioni che a Milano hanno prestato il fianco alla banda di criminali reazionari che, non paghi di avere la responsabilità diretta del tasso di mortalità da Covid-19 più alto del mondo, lanciano le loro sguaiate provocazioni contro il 25 Aprile, contro la Resistenza e contro il movimento comunista, operaio e popolare di ieri e di oggi.

Le vie legali sono uno strumento utile, ma accessorio. L’aspetto principale resta difendere, praticandoli, gli spazi di agibilità politica e i diritti conquistati con la vittoria sul nazifascismo.

Con il pretesto delle norme anticontagio, la classe dominante vuole sottomettere gli operai, i lavoratori e le masse popolari. Dobbiamo trasformare ogni attacco in occasione per avanzare nel coordinamento e nella mobilitazione: dobbiamo costruire un fronte ampio per una nuova liberazione nazionale. Per un nuovo 25 Aprile.

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