Estendere il controllo popolare sull’operato delle Forze dell’Ordine e dell’esercito

Premessa.
L’epidemia di Covid-19 ha spinto il paese in una situazione simile, tenendo conto delle ovvie differenze, a quella che si presentò fra il 25 luglio e l’8 settembre 1943: il crollo di un regime politico che all’epoca era il fascismo e oggi è sistema delle Larghe Intese e dei vertici della Repubblica Pontificia. Uno sommovimento non solo italiano, coinvolge tutti i paesi imperialisti e sconvolge l’assetto politico delle istituzioni con le quali la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti aveva governato dalla Seconda Guerra Mondiale.
I puristi della logica formale obietteranno che le differenze fra i due periodi sono troppe e troppo profonde tanto da renderli incomparabili. Hanno in parte ragione, le differenze sono davvero molte e profonde (natura dei regimi politici, cause del loro crollo, contesto internazionale, ecc.), ma in definitiva hanno principalmente torto, poiché l’aspetto principale che qualifica entrambe le situazioni è lo stesso: tanto allora quanto oggi all’origine degli sconvolgimenti c’era la crisi generale del sistema capitalista e la via di uscita dal marasma politico, economico e sociale, allora come adesso, è l’azione della classe operaia e delle masse popolari organizzate che, guidate dal movimento comunista, estromettono la borghesia dalla gestione della società e costruiscono una società socialista.
Solo gli errori e i limiti del vecchio PCI che guidava la Resistenza antifascista hanno impedito all’epoca di fare dell’Italia un paese socialista. Oggi, grazie al bilancio di quella esperienza e agli insegnamenti che abbiamo tratto, noi comunisti possiamo e dobbiamo usare la situazione per raccogliere e mobilitare le forze rivoluzionarie per instaurare il governo di emergenza popolare e avanzare nella rivoluzione socialista.
E’ il movimento cosciente che, sotto la direzione del PCI clandestino, dall’8 settembre 1943 diede vita alla Resistenza e che oggi indica il cammino per un nuovo 25 Aprile.
Al tempo della Resistenza, a uccidere non era un virus, ma le squadracce fasciste, la polizia politica, le SS e i treni piombati che portavano ai campi di concentramento, i bombardamenti americani, la carestia e le malattie prodotte dalle guerra. Oggi il paese non è occupato dai funzionari del capitale in uniforme nazista, ma da quelli in giacca e cravatta, la distruzione non è provocata dai bombardamenti, ma dalla frantumazione del sistema economico e finanziario che strangola l’economia reale e dalla legge del profitto. Oggi non viviamo in una dittatura terroristica aperta e dispiegata, ma in una situazione in cui la classe dominante tenta tramite mille vie di abolire le libertà democratiche ancora formalmente riconosciute e lo fa non per “contrastare il contagio”, ma per impedire alle masse popolari di organizzarsi e mobilitarsi.

Covid-19 e Stato di polizia.

Sgombero violento a Milano in piena emergenza Covid-19. Anzichè garantire assistenza, le autorità sbattono le famiglie in mezzo alla strada

Il sistema di divieti, imposizioni, controlli e limitazioni delle libertà individuali e collettive che il governo ha disposto da ormai 2 mesi ha ampiamente dimostrato la sua natura oppressiva e repressiva. Col sostegno di una martellante campagna mediatica a reti unificate sugli “agenti che fanno il loro dovere”, condita dalle dirette di inseguimenti, posti di blocco e “retate”, il governo impiega uomini, mezzi e risorse per terrorizzare la popolazione anziché usare poliziotti, soldati, protezione civile per consegnare generi di prima necessità alle decine di migliaia di persone costrette alla quarantena e senza assistenza. Milioni di euro spesi a dare la caccia in elicottero a chi a Pasqua ha fatto la grigliata sul tetto del palazzo o in squadrette di agenti nei parchi a giocare con i droni, mentre ancora, a due mesi dall’inizio delle misure di distanziamento sociale, ci sono persone isolate, abbandonate a loro stesse, che non hanno accesso alle cure mediche, che reperiscono i beni di prima necessità solo grazie all’azione delle Brigate di Solidarietà.

In questo contesto, proliferano gli abusi in divisa alla luce del giorno in tutto il paese: da Milano a Olbia, da Modena a Napoli, dal Veneto alla Toscana, oltre ai pestaggi, ai massacri e agli omicidi nelle carceri. A Sollicciano (FI) la Polizia Penitenziaria ha pensato bene di “distendere il clima” organizzando per Pasquetta una grigliata con famiglie nel parco di competenza del carcere, in aperto spregio di tutte le misure di contenimento e sotto gli occhi di quei detenuti che solo tre settimane fa hanno massacrato perché protestavano.
La situazione generale indica chiaramente che lasciare mano libera al governo Conte, alle autorità e istituzioni borghesi che sono gli artefici dell’attuale situazione disastrosa, è profondamente sbagliato: significa delegare la soluzione alla classe dominante che lavora alacremente, invece, per perpetrare il sistema economico e politico che ha condotto alla situazione attuale.

Mesi che valgono anni.
L’emergenza Covid-19, nonostante la propaganda di regime, ha avuto la funzione di scoperchiare, per milioni di elementi delle masse popolari tutti assieme, il marcio della società capitalista che viveva sotto “i frizzi e i lazzi” del consumismo, dietro il “siamo tutti sulla stessa barca” e la retorica del “bene comune”: “Ogni mese di questo periodo, dal punto di vista dell’apprendimento degli elementi fondamentali della scienza politica – da parte delle masse e dei capi, delle classi e dei partiti – equivale a un anno di sviluppo pacifico, costituzionale” (Lenin, L’estremismo malattia infantile del comunismo).
In quest’ottica, non solo ciò che le masse popolari organizzate (le organizzazioni operaie e popolari) fanno o non fanno è decisivo ai fini della battaglia in corso, ma le masse popolari possono e devono imparare a fare meglio quello che fanno già e possono iniziare a fare quello che non fanno ancora. In questa sintesi consiste l’opera dei comunisti: orientare, educare e dirigere le masse popolari a organizzarsi per fare ciò che è necessario e per agire da nuove autorità pubbliche.

Organizzarsi contro abusi di polizia e repressione. Organizzarsi per difendere, praticandoli, i diritti conquistati con la vittoria della Resistenza
Tanto gli abusi di polizia sempre più diffusi quanto il generale tentativo di eliminare libertà e diritti costituzionali sono una plateale manifestazione della debolezza della classe dominante che non è più in grado di gestire la società e allo stesso tempo deve in ogni modo impedire che le masse popolari si organizzino per farlo al posto suo.
Pertanto sono preziose, vanno difese e moltiplicate le iniziative di vigilanza democratica e controllo popolare sull’operato delle Forze dell’Ordine e dell’Esercito: nessun abuso deve passare sotto silenzio o deve essere insabbiato. Non solo, in modo responsabile, per non aggravare la situazione creata dalla criminale gestione dell’emergenza sanitaria da parte della classe dominante, delle sue istituzioni e autorità, ma in modo risoluto perché l’unica soluzione positiva viene dalla classe operaia e dalle masse popolari organizzate: è necessario organizzarsi e mobilitarsi e le iniziative per la “Settimana Rossa” del 25 aprile / 1 maggio sono una prima grande occasione.

Passare dalla difesa all’attacco, entrare nelle contraddizioni del campo nemico.
Trasformare il panico e il disorientamento in ulteriore motivo di organizzazione e mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari, realizzare 10, 100, 1000 attività e iniziative, anche piccole o piccolissime, anche individuali, anche a piccoli gruppi in modo responsabile per evitare il contagio – quella responsabilità che la classe dominante ha ampiamente dimostrato di non avere -, costruire la rete della mobilitazione per prendere in mano la situazione. Come fecero i giovani, gli operai e le donne e i partigiani, guidati dal Partito Comunista, dall’8 settembre 1943 in poi. Come fecero i lavoratori sovietici con la vittoria di Stalingrado. Questo è lo spirito con cui chiamiamo tutti i partiti e le organizzazioni comuniste a “fare i comunisti”.
Queste parole di Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del P. CARC (leggi l’intervista completa) permettono un’ ulteriore riflessione e un approfondimento, che ancora deriva dall’esperienza e dagli insegnamenti della Resistenza.

Ben consapevoli che oggi non siamo sotto la dittatura terroristica della borghesia, il fascismo, necessariamente dobbiamo ricordare che anche i partigiani delle brigate cittadine SAP e GAP durante la Resistenza (vedi Teresa Noce, Giovanni Pesce e altri) si dovevano muovere e dovevano operare facendo fronte ai controlli e ai posti di blocco dei fascisti. Ma pure il PCI operava nel campo nemico: fra i soldati, i poliziotti, i carabinieri. Anzi, esattamente all’opposto rispetto alla truffaldina retorica istituzionale dell’8 Settembre come “insurrezione unitaria”: senza il lavoro del PCI anche nelle file del nemico non ci sarebbero stati i Salvo D’Acquisto dietro la cui figura (eroica e democratica a tutti gli effetti) i vertici dei Carabinieri ancora si nascondono per dimostrarsi “democratici”!
Pertanto, è possibile e giusto usare ogni occasione per porre ogni agente delle Forze dell’Ordine e dell’Esercito di fronte a un bivio: prendere attivamente parte al tentativo di colpo di Stato in atto o mettersi al servizio della classe operaia e delle masse popolari.

Questo è il senso del Comunicato del (nuovo) PCI emesso il 5 aprile:
Con i Decreti-Legge dell’8 e del 9 marzo e i successivi DL e Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), il Governo Conte 2, il presidente Mattarella, altre autorità e i loro mandanti e complici hanno preso a pretesto la pandemia del Coronavirus Covid-19 per compiere un colpo di Stato e abolire i diritti costituzionali dei cittadini del nostro paese. Il governo Conte 2 chiede a ogni membro delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine di farsi suo complice e agente: non ha sostegno nella popolazione, chiede a voi di sporcarvi le mani.
Il governo Conte, altre autorità e i loro mandanti e complici dicono che le misure che impongono servono a porre fine alla pandemia del Coronavirus Covid-19. Non è vero e i fatti lo mostrano! Quelli che lo dicono sono gli eredi e continuatori di governi che hanno condotto il nostro paese alla catastrofe attuale!
Le loro misure non sono adatte a porre fine alla pandemia! La pandemia è solo un pretesto.

Il governo Conte 2, il presidente Mattarella, altre autorità e i loro mandanti e complici non fanno stare a casa con garanzia di salario pieno i lavoratori che non fanno produzioni indispensabili (clamoroso il caso del settore armi e spazio) né garantiscono condizioni di sicurezza ai lavoratori che fanno produzioni indispensabili. Vietano le riunioni sindacali, intimano ai lavoratori contagiati di tenere nascosto il contagio, inquisiscono lavoratori (compresi infermieri, medici e altro personale sanitario) e sindacalisti che protestano, criminalizzano chi sciopera per esigere condizioni di lavoro sicure!
Con le loro misure in realtà mirano principalmente a impedire che i lavoratori italiani si mobilitino in massa e si organizzino per darsi un governo che abbia veramente la volontà e la capacità di porre fine alla pandemia, di far fronte al disastro economico e sociale che la pandemia provocherà e al sistema di relazioni sociali che ha impedito di prevenire la pandemia con ricerca e vaccino e di contenerla con un servizio e una struttura sanitaria adeguati. È lo stesso sistema che provoca il disastro ecologico e le altre disgrazie che affliggono la grande maggioranza del popolo italiano!”

E questo è ciò che emerge da più parti, dal basso, dai “lavoratori della sicurezza”, uno dei quali ha scritto una lettera all’Agenzia Stampa del P.CARC che invitiamo a leggere per intero:
In venti anni di carriera mi è capitato più volte di trovarmi in situazioni spiacevoli per difendere gli interessi di padroni senza scrupolo che non ci pensano due volte a licenziare o multare i propri dipendenti, se può portargli profitto. Il padrone dell’azienda per cui lavoro non si fa scrupolo a farmi svolgere in solitudine il servizio nonostante in passato ci siano state più volte situazioni di conflitto a fuoco. Ma pagare una sola guardia gli rende più soldi che pagarne due, quindi cosa può fregargli se un povero diavolo è costretto ogni notte a rischiare la vita pur di mettere un pezzo di pane sotto ai denti. (…) Lancio l’appello al P.CARC e alla Carovana del (n) PCI tutta a non sottovalutare una categoria come le guardie giurate, perché pure noi possiamo dare il nostro contributo alla rinascita del movimento comunista nel nostro paese e realizzare quelle Nuove Autorità pubbliche di cui tanto parlate nella vostra pubblicistica. Uniti si vince!”.

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