La Consulta popolare salute e sanità della città di Napoli:
I posti letto per affrontare l’emergenza ci sono, andiamoceli a prendere!

Il 22 marzo la Consulta popolare salute e sanità della città di Napoli diffonde un comunicato tanto semplice quanto chiaro ed efficace: “Requisire subito i posti letto nelle cliniche private napoletane! Ecco dove sono i posti letto che ci servono, sono quelli che hanno tagliato dal pubblico in questi anni per darli in mano ai privati. Ecco l’elenco: Ospedale Internazionale – 50 posti letto (di cui 30 accreditati); Villa Camaldoli – oltre 245 posti letto (tutti accreditati); Villa Angela – 40 posti letto (tutti accreditati); Clinic Center – 250 posti letto (tutti accreditati); Hermitage Capodimonte – 269 posti letto (di cui 250 accreditati); Villa delle Querce – 65 posti letto (di cui 55 accreditati); Ruesch – 60 posti letto (nessuno accreditato); Clinica Vesuvio – 44 posti letto (di cui 33 accreditati); Clinica Mediterranea – 180 posti letto (di cui 150 accreditati); Clinica Santa Patrizia – 90 posti letto (tutti accreditati); Villa Cinzia – 75 posti letto (tutti accreditati); Villa Bianca – 74 posti letto (di cui 54 accreditati); Sanatrix – 114 posti letto (di cui 104 accreditati). Per un totale di 1.556 POSTI LETTO, di cui 1.436 accreditati. I posti letto non ci sono? Andiamoceli a prendere!”

Il 23 marzo ha rilanciato una lettera ricevuta da alcuni lavoratori della sanità rivolta ai loro colleghi operatori sanitari: (infermieri, OSS, medici, soccorritori): “Colleghi medici, infermieri e operatori sanitari, siamo lavoratori della sanità come voi. Sfiniti, stanchi e spesso contagiati per il virus che sta falcidiando l’intero paese. Ogni giorno è sempre più lungo. Sempre più ci sentiamo vittime del dovere e della grande professionalità che ci contraddistingue. Come voi siamo in prima linea in una lotta combattuta da OSS, infermieri e medici a mani nude, vista la scarsa quantità di DPI necessari per evitare il contagio. Mancano mascherine, maschere facciali, camici e guanti monouso. Un problema denunciato dai sindacati e dagli ordini professionali. Il risultato di tanta superficialità conta numerosi contagi tra medici e infermieri e anche diversi decessi. La risposta del Sistema Sanitario Regionale al contenimento del contagio è stato quello di svuotare le strade, chiudere le attività e riempire gli ospedali già al collasso, un collasso non dovuto al virus, ma ai continui tagli fatti alla sanità. Hanno provveduto a riempire e creare unità di rianimazione e terapia intensiva in molti ospedali, ma non hanno pensato a reperire nuovo personale a tempo indeterminato, né a fornire i dispositivi di sicurezza necessari, né a riaprire, e per sempre, gli ospedali e i posti letto necessari. Non ci sentiamo tutelati.

Pretendiamo insieme e con urgenza nuove assunzioni, siamo al collasso.

Pretendiamo i dispositivi di sicurezza e a norma previsti per legge.

Pretendiamo che tutti gli operatori che in servizio sono venuti a contatto con chi si è contagiato siano sottoposti a tampone e messi in quarantena nel rispetto di tutti.

Pretendiamo per la sicurezza dei nostri cari e a tutela dei pazienti, che tutti gli operatori sanitari effettuino il tampone perché potrebbero essere dei vettori.

Vi chiediamo di stampare questa lettera e di diffonderla con tutti i mezzi nei reparti, negli ospedali e nei quartieri. Inviate alla Consulta Popolare Sanità e Salute di Napoli le vostre denunce, indicazioni e la situazione che vivete nei vostri ospedali. Organizziamoci in comitati di lavoratori in tutti gli ospedali! Bisogna unirsi, diffondere questa lettera in ogni reparto e cominciare ad alzare la voce e a organizzarci. Ne va della nostra professionalità, della nostra vita e della vita di tutti i nostri concittadini. I vostri colleghi”.

Il Comitato per la riapertura dell’ospedale S. Gennaro

Il Comitato è nato per contrastare la chiusura dell’ospedale del Rione Sanità, un quartiere popolare di Napoli, prevista dai tagli selvaggi imposti dalla Regione Campania (capeggiata da quel De Luca che oggi invoca leggi marziali e lanciafiamme per chi le viola anziché prendersi la responsabilità di rilanciare la sanità pubblica che ha contribuito a smantellare).

Abbiamo più volte trattato su Resistenza delle battaglie e delle attività del Comitato che nel corso degli anni ha combinato protesta, proposte e azioni concrete tra cui l’occupazione di parte della struttura e l’autorganizzazione delle attività ambulatoriali di cui si è imposta la riapertura.

L’avvio dell’emergenza Coronavirus ha posto il Comitato davanti a una serie di domande. Come proseguire l’attività? Quali sono le misure più urgenti che servono alle masse popolari in questa fase? Cosa fare per non subire l’emergenza sanitaria ma giocare d’attacco? Dopo un profondo confronto il Comitato ha deciso di non arrestare la propria attività, ma di mettere in pratica una serie di azioni utili a rafforzare la propria lotta e le masse popolari del quartiere e della città.

Il primo passo, in questo senso, è stato tenere aperto tutti i giorni e con tutte le precauzioni necessarie (massimo due persone munite di guanti e mascherine) lo sportello popolare rivolto ai lavoratori e agli utenti dell’ospedale;

il secondo passo è stato utilizzare lo sportello per raccogliere le proposte dei lavoratori (vincolati dalla legge sull’obbligo di fedeltà aziendale) e degli utenti;

il terzo, pubblicare un video in cui si rendevano pubbliche le esigenze e le denunce raccolte tra i lavoratori e gli utenti;

il quarto, avviare una filiera popolare di autoproduzione di mascherine che sono state distribuite nel quartiere e consegnate agli operai del porto di Napoli che avevano denunciato di essere costretti a lavorare senza dispositivi di protezione individuale.

Queste esperienze dimostrano che per la mobilitazione delle masse popolari non c’è quarantena e misura che tenga, le masse popolari se prendono in mano l’iniziativa possono ribaltare ogni difficoltà e ogni emergenza.

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