Niente di buono verrà da chi ci ha portato a questo punto, fare fronte all’emergenza sanitaria e guardare avanti

Il 31 gennaio 2020, il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo stato di emergenza sanitaria per la durata di 6 mesi per “mettere in atto tutte le iniziative di carattere straordinario” necessarie a fronteggiare l’emergenza Covid-19 (Gazzetta Ufficiale dell’1 febbraio 2020).

Oggi, 23 marzo, sappiamo che quella delibera è rimasta carta straccia, benché il pericolo fosse conosciuto. E’ emerso in tutta la sua evidenza lo sfacelo in cui da decenni versa il Sistema Sanitario Nazionale e gli ospedali sono diventati veicolo di contagio anziché argine al virus: è successo a Codogno e Lodi, è successo ad Alzano Lombardo (BG) ed è successo a Brescia. Gli ospedali sono diventati focolai dell’infezione che ha colpito anzitutto medici, infermieri e soccorritori per propagarsi poi fra i pazienti, dal momento che nessuna misura realmente efficace di prevenzione e contenimento è stata predisposta e attuata.

Non solo. Dal 23 febbraio si sono susseguiti decreti ministeriali che hanno alimentato confusione, paura, comportamenti impulsivi da parte della popolazione (i “treni per il sud” tanto criticati sono responsabilità del governo) e scaricato progressivamente la responsabilità della situazione sui singoli cittadini, complice una criminale e martellante propaganda di regime. Le uniche misure davvero efficaci per contenere il contagio, prima fra tutte la chiusura delle aziende la cui produzione non è strettamente necessaria a fare fronte all’emergenza sanitaria e sociale, al contrario non sono state imposte se non, parzialmente, dal 22 marzo.

Il Covid-19 ha potuto circolare liberamente perché, irresponsabilmente e con piena consapevolezza del rischio, il governo ha evitato di sospendere la produzione capitalista delle merci per cercare di garantire a qualunque costo la produttività e i profitti per i padroni.

Gli ospedali sono trincee, le fabbriche e gli uffici sono luoghi di contaminazione di massa, le case sono diventate prigioni per i cittadini e le carceri mattatoi per i detenuti. Le strade sono pattugliate da polizia ed esercito e agli anziani, a quei pensionati che con il lavoro di una vita hanno contribuito a costruire quello che c’è di positivo in questo paese, è riservata oggi una vita in isolamento per la paura del contagio o la morte in solitudine.

La classe dominante ha sprofondato la società in una situazione in cui le polemiche, i piagnistei e le rivendicazioni non servono a niente.

Bisogna urgentemente porre rimedio ai danni incalcolabili e gravissimi (vite umane, contagi fuori controllo, Stato di polizia, guerra fra poveri, corsa all’accaparramento di beni di prima necessità che apre alla speculazione) prodotti dal Governo Conte 2 e dallo stuolo di affaristi e speculatori a capo delle Regioni, prima fra tutte la Lombardia di Fontana e Gallera.

Bisogna urgentemente porre le basi per gestire in modo democratico, solidale, efficace e risoluto l’emergenza sanitaria in corso e le emergenze economiche e politiche che continueranno e si aggraveranno anche dopo che l’emergenza Covid-19 sarà superata.

Bisogna prepararsi a difendere con ogni mezzo il tessuto produttivo del paese per evitare che sia spolpato dalle speculazioni, che centinaia di migliaia di posti di lavoro siano cancellati e che, in nome dell’emergenza economica, siano spazzati via anche gli ultimi diritti e tutele della classe operaia.

Bisogna urgentemente impedire che il nostro paese resti alla mercé della Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti. Abbiamo già visto i governi “fratelli” della UE tentare di requisire le mascherine destinate all’Italia ai confini di Francia, Germania e Repubblica Ceca, abbiamo già visto gli USA accaparrarsi 500 mila tamponi prodotti da un’azienda di Brescia, abbiamo già visto le speculazioni in Borsa e i caporioni della BCE strofinarsi le mani perché i prestiti accordati oggi saranno ripagati domani con gli interessi dai lavoratori e dalle masse popolari (è probabilmente questa l’occasione per imporre il MES).

Bridgewater: il capitalismo non si può riformare
Il 18 marzo il Fatto Quotidiano, tra gli altri giornali, dà notizia che Bridgewater, il più grande fondo di investimento mondiale, gestore di un capitale da 1600 miliardi di dollari con base negli USA, ha “scommesso” 14 miliardi di dollari sul tracollo delle Borse europee entro marzo 2020.
La notizia ha alimentato le tesi complottiste che indicano nel Covid-19 l’arma che gli USA rivolgono contro nemici e concorrenti ma, più che di un complotto, l’operazione di Bridgewater è dimostrazione del fatto che, a causa della crisi generale, la borghesia deve inventare mille modi per valorizzare il suo capitale, ivi compresi la distruzione di capitale concorrente e lo sconvolgimento del mercato finanziario.
Anzi, man mano che la crisi si aggrava, la distruzione di capitale è la scommessa più redditizia. 14 miliardi di dollari sarebbero stati utili per salvare migliaia di aziende, creare decine di migliaia di posti di lavoro, per riconvertire le aziende inquinanti, ecc. La borghesia li ha usati invece per scommettere sul tracollo dell’economia globale perché quello era l’unico modo per farli fruttare al massimo. Ecco perché il capitalismo non si può riformare e non ci sono alternative al suo abbattimento.

Bisogna quindi rompere con tutti i trattati, gli accordi, le condizioni capestro che sottomettono il nostro paese alla UE e agli USA per iniziare a collaborare, invece, con quei paesi – molti dei quali definiti, non a caso, “Stati canaglia” – che si mostrano solidali e aperti alla collaborazione come Cina, Cuba, Venezuela, Iran, ecc.

Quello che serve è un governo di emergenza popolare che prenda le misure necessarie a fare fronte efficacemente alla crisi sanitaria, economica e sociale prodotta dal Covid-19 nell’interesse delle masse popolari. Quali misure? Le più urgenti sono

1. Garantire la salute di tutto il personale medico e sanitario, sia attraverso il reperimento e la distribuzione di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), sia avviando la produzione su ampia scala di DPI sotto il suo controllo, adibendo a questo scopo tutte le aziende pubbliche e private che già lavorano materiali adeguati. Contestualmente va iniziata la distribuzione capillare, continua e gratuita di DPI alla popolazione per evitare corse all’accaparramento e speculazioni. Stesso discorso vale per la produzione di ventilatori meccanici per la respirazione assistita: il brevetto va requisito immediatamente e la loro produzione va imposta alle aziende idonee a produrli su ampia scala, a partire da quelle altamente specializzate dell’industria militare. Vanno requisite senza alcun indennizzo tutte le strutture private ospedaliere e tutta la filiera di produzione di DPI, macchinari e strumenti medici e sanitari. Vanno riaperti gli ospedali chiusi a seguito dei tagli alla sanità, ma che sono ancora funzionanti o che potrebbero esserlo a seguito di minimi interventi di manutenzione e recupero. Va ripristinata e garantita la cura e l’assistenza ordinaria a chi è affetto da altre patologie: l’emergenza Covid-19 è anche l’emergenza della chiusura dei centri di assistenza per disabili fisici e mentali che vengono abbandonati alle famiglie – di norma non preparate e non fornite degli strumenti per prendersene cura efficacemente – è l’emergenza di chi oggi non può fare esami specialistici perché sospesi o di chi, colpito da infarto, non sarà trasportato per tempo in un pronto soccorso.

2. Chiusura di tutte le aziende capitaliste e pubbliche che non producono beni e servizi essenziali per fare fronte all’emergenza sanitaria e sociale e mobilitazione dei milioni di lavoratori nelle attività che invece sono necessarie. Per alcune attività specifiche servono particolari competenze (in campo medico, farmacologico, tecnico, ecc.), ma per moltissime altre attività servono solo organizzazione, mezzi e disponibilità di DPI. Solo con la mobilitazione diretta della classe operaia e delle masse popolari è possibile “sconfiggere” il Covid-19!

3. Organizzare la distribuzione di beni di prima necessità (che non sono solo la pasta e fagioli, ma anche la formazione e l’informazione, la cura della persona, la cultura, ecc.) in modo coordinato e organizzato, secondo criteri trasparenti e pubblici, in modo da tutelare sia chi opera la distribuzione che chi ne usufruisce. Alcune misure possono essere adottate immediatamente e “senza rischi”: tra esse l’accesso gratuito per tutti alla rete internet e alla linea telefonica.

4. Sostenere con tutte le misure necessarie il “reddito di quarantena” per ogni adulto e ogni nucleo famigliare. Vanno destinate ad esso tutte le risorse che ordinariamente vengono stanziate per onorare i vincoli economici (vedi interessi sul debito pubblico) derivanti dalla nostra servitù alla UE, alla Nato o al Vaticano. Si deve emettere, se necessario, una moneta per la circolazione interna, alternativa all’Euro. Bisogna risollevarci dignitosamente dalla quarantena, non uscirne impoveriti e sepolti dai debiti! Servono soldi anche per i precari, per i lavoratori in nero, per i disoccupati, per i milioni di persone che per un motivo o l’altro non percepiscono il Reddito di Cittadinanza o altri ammortizzatori sociali.

5. Sequestro di tutte le case vuote e sfitte e loro assegnazione a quanti vivono in condizioni di precarietà abitativa o che un tetto non ce l’hanno proprio. Non serve requisire le “seconde case” comprate con i risparmi di una vita di lavoro dalle famiglie delle masse popolari: Chiesa, fondazioni, immobiliari, fondi di investimento e banche hanno centinaia di migliaia di appartamenti che tengono vuoti ed è sufficiente requisire quelli per dare a tutti la possibilità di affrontare l’emergenza. Il principio è assegnare a tutti una casa anche per evitare che permangano “sacche di contagio”: la migliore forma di tutela non è la polizia nelle strade, ma garantire a chiunque condizioni di vita dignitose.

6. Svuotare le carceri con misure davvero efficaci (non fittizie come quelle previste dal DL Cura Italia), per impedire la propagazione del virus all’interno e, di conseguenza, all’esterno tramite chi tutti i giorni le frequenta a vario titolo. Chiudere le strutture sovraffollate, fatiscenti e prive di adeguate misure igieniche. Le carceri devono essere luoghi di rieducazione, questo dice la Costituzione, non lazzaretti in cui “se muore qualcuno tanto meglio”.

Queste non sono le misure “belle e giuste, ma irrealizzabili”, queste sono le misure necessarie per fare fronte alla situazione. Sono le misure che la classe dominante non vuole mettere in campo perché in aperta contraddizione con l’imperativo della società capitalista: il profitto.

Costituire un governo di emergenza che attua queste misure è l’obiettivo che il P.CARC persegue e su cui chiama a convergere gli operai, i lavoratori, gli organismi popolari, le organizzazioni e i partiti comunisti, i progressisti, i patrioti e tutti quelli che si dicono di sinistra.

E’ profondamente sbagliata la tesi di “aspettare che passi l’emergenza” perché l’emergenza non passerà: anche quando essa sarà rientrata (e di questo passo costerà comunque un numero elevatissimo di malati e di morti non solo per Covid-19, ma anche per altre patologie che non vengono adeguatamente trattate perché la sanità è al collasso) rimarranno gli effetti dell’emergenza economica e politica: strade militarizzate e centinaia di migliaia di persone che si sono impoverite, indebitate, che hanno perso casa e lavoro.

E’ profondamente sbagliato confidare che la soluzione possa arrivare dalle stesse autorità e istituzioni (italiane e internazionali) che sono parte del problema e che, anziché risolverlo, lavorano alacremente per garantire la perpetuazione del sistema economico e sociale che è la causa di tutto questo.

Sembra tutto nero e si susseguono gli sfoghi di chi “non vede la luce in fondo al tunnel”. La questione è che la luce non si accende da sola, non è “una questione di tempo”. La questione è che la classe operaia e le masse popolari devono impugnare la fiaccola della lotta di classe per prendere il potere. Il compito dei comunisti è guidare questo processo.

Lo hanno fatto durante la Resistenza, quando a uccidere non era un virus, ma le squadracce fasciste, la polizia politica, le SS e i treni piombati che portavano ai campi di concentramento. Lo faranno ancora. Lo faremo ancora. E, facendo tesoro dei limiti e degli errori commessi in passato, lo faremo stavolta in modo definitivo arrivando a instaurare il socialismo.

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