Con la firma del DPCM dell’11 marzo Conte ha ratificato una serie di misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Il coprifuoco generale imposto in nome della lotta al contagio,  e “garantito” dall’intervento delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate, rappresenta l’escamotage con cui Conte ed il suo Governo ha abolito dal giorno alla notte i diritti costituzionalmente garantiti alle masse popolari (spostarsi, riunirsi organizzarsi), scoperchiando, al contempo, le falle del sistema capitalista giunto al capolinea, non più in grado di fornire i servizi fondamentali necessari a garantire ai cittadini una vita dignitosa.. figuriamoci una gestione efficace dell’emergenza sanitaria in corso!

Con la chiusura delle scuole si è posto il problema per i genitori lavoratori di come accudire i figli; ai soggetti particolarmente a rischio (anziani e ai malati oncologici, cardiopatici, diabetici) è stato vietato di uscire senza fornire adeguate soluzioni di assistenza per provvedere ai beni di prima necessità. 

A livello locale sono persino stati messi a disposizione numeri telefonici che spesso risultano inattivi.

È in questo clima da Stato di Polizia, con cui la classe politica arranca nell’affrontare l’emergenza coronavirus, che vengono a galla i risultati di decenni di tagli ai diritti e ai servizi fondamentali delle masse popolari che la borghesia non è più in grado di nascondere.

Per far fronte alla vera emergenza contro il Coronavirus l’unica via è organizzarsi dal basso e su tutto il territorio nazionale. Sono numerosi gli esempi di organizzazioni popolari all’opera in queste ore per garantire i beni e i servizi di prima necessità alle famiglie e alle persone sole con difficoltà portando avanti attività di babysitteraggio e aiuto compiti, spesa e commissioni necessarie a sostegno delle masse popolari.

La solidarietà e l’organizzazione messe in campo spontaneamente dalle masse popolari attraverso le iniziative di comitati e associazioni e la nascita di “brigate” di solidarietà, per far fronte agli effetti del DPCM firmato da Conte contro il Coronavirus, dimostrano come tali organismi siano in piccolo concretamente già oggi centri di un nuovo potere. Un potere alternativo a quello che oggi non è capace di gestire l’emergenza sanitaria, imponendo un serrato coprifuoco per tutti tranne che per gli operai, anche quelli che lavorano in aziende la cui produzione non è funzionale al superamento dell’emergenza e a cui non viene garantita la possibilità di lavorare con gli appositi presidi protettivi né alla distanza di sicurezza imposta a chi passeggia per strada e non sta 8 ore spalla a spalla con qualcun altro.

Le brigate di solidarietà come quelle sotto elencate e come le tante altre che nasceranno nel nostro paese sono un esempio da emulare e sviluppare in ogni quartiere, comune e territorio.

Possono e devono pretendere tutte le misure concrete necessarie a far fronte all’emergenza cominciando ad occuparsi direttamente della salute pubblica, indicando ed imponendo la sanificazione di strade, strutture pubbliche e legandosi inoltre ai lavoratori della sanità, sostenendoli nella lotta per ottenere le forniture necessarie dei DPI e di tutto il materiale utile, denunciando anche le situazioni di disagio di anziani e ammalati presenti nei quartieri in cui operano.

Di seguito alcuni esempi con i contatti:

  • Nel quartiere Barona di Milano c’è chi promuove iniziative di sostegno alle fasce più deboli e vigila sui possibili abusi delle FFdOO grazie alla “mano libera” garantita dai decreti del governo Conte 2. Contatto: amargi.neropressione@gmail.com
  • Si sviluppa la rete di solidarietà e autorganizzazione: un esempio da Milano della rete Remake. Contatti: Babysitter o aiuto compiti volontari. Scrivi o chiama al 3341612411 (Marie); Fare o portare la spesa a domicilio gratuitamente. Scrivi o chiama al 3334665107 (Piero); Consulenze legali e sindacali. Scrivi o chiama al 3331646181 (Roberto).
  • Le comunità autogesite di Milano Sud si mettono a disposizione per aiutare le persone a fare la spesa. Contatti: dalle 9 alle 15 dal lunedì al sabato: 3510202781
  • Le Brigate volontarie per l’emergenza di Milano supportano agli anziani, le persone affette da patologie croniche, immunodepresse e i soggetti più a rischio attraverso il trasporto di beni (alimentari, farmaci, beni di prima necessità). Contatti: Tel. 020202
  • Reggio Emilia organizza la solidarietà: mutuo soccorso e sostegno alle persone in difficoltà. Iniziativa di Casa Bettola per intervenire sulle situazioni di disagio sociale provocate dai decreti governativi che danneggiano principalmente le fasce sociali più deboli. Contatti: Spesa o recuperare farmaci: Tel. 389 4204158; consulenze sindacali: Tel. 347 8400532; sportello di Città Migrante: Tel. 347 4184461
  • Firenze, due esperienze di autorganizzazione popolare: i Rude Boys di Rifredi e l’Occupazione di via del Leone si occupano di fare la spesa per chi ha bisogno e non se la sente di uscire di casa!
  • A Siena i giovani delle contrade del Nicchio e del Drago si mettono a disposizione degli anziani del quartiere per fare la spesa, ritirare ricette e acquistare farmaci.
  • Zona Nord/Ovest di Napoli: c’è chi si occupa della spesa per le persone in difficoltà. Contatti: Bagnoli 320 089 6765; Cavalleggeri 333 849 0774; Fuorigrotta 347 038 1845; Capodimonte 328 832 7651; Pozzuoli 331 314 0699
  • A Quarto (NA), I giovani hanno deciso di organizzarsi e lanciare la “brigata di solidarietà” per occuparsi di fare la spesa e portare medicinali a chi non può o non se la sente di uscire di casa. Contatti: 3518451199 e 3347926735
  • Napoli, ai Quartieri Spagnoli e Montesanto una rete di sostegno per le necessità di primaria importanza: ci pensano i comitati di quartiere! Contatti: 3297956316 o 3476721159

Sosteniamo le attività di assistenza che queste organizzazioni popolari svolgono e promuovono!

A loro diciamo che già da subito possono occuparsi anche delle altre emergenze. “Controllo popolare” territoriale su degrado, presenza di amianto e discariche abusive, strutture fatiscenti e infrastrutture pericolanti, carenza di personale medico-sanitario e di tamponi diagnostici, sugli abusi di polizia e su tutto ciò di cui lo Stato si è “dimenticato” in questi anni e che l’emergenza sanitaria sta aggravando.

Facciamo appello a mettersi in contatto con le brigate più vicine e partecipare alle loro attività ai tanti giovani e ai lavoratori che oggi si trovano a casa “intrappolati” dalla propaganda di regime, che incita a fregarsere di ciò che gli succede intorno perchè “ognuno di salva da solo” e perchè “ognuno può essere appestato e un pericolo” spendendo le proprie giornate davanti alla TV aspettando che l’emergenza passi. L’emergenza passa non per mano di chi ci governa, ma se ognuno di noi fa la sua parte per migliorare le condizioni in cui la classe dominante ci ha relegato!

La realtà è ben diversa da quello che la stampa di regime propaganda: le brigate di solidarietà e tutte le organizzazioni popolari che oggi si attivano contro il Coronavirus e che si attiveranno per tutte le altre emergenze del paese, mettono in luce quali devono essere le istituzioni necessarie che servono al Paese, la governabilità dal basso di cui le masse popolari hanno bisogno per far fronte all’abbandono a cui la classe dominante le ha destinate.

Organismi popolari come questi devono continuare a sorgere, svilupparsi e coordinarsi con gli altri comitati popolari e organismi di operai del territorio per continuare la lotta per mettere mano ai problemi della crisi del capitalismo, fino ad imporre un Governo espressione degli interessi delle masse popolari, il Governo di Blocco Popolare.

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