Le immagini di Venezia sommersa da centimetri e centimetri di acqua sta riempiendo le televisioni, gli smartphone e gli occhi di tutto il mondo. In mezzo a quelle foto ci sono tanti protagonisti che possiamo però dividere in due categorie: da un lato c’è chi in questi giorni dovrebbe andare a lavorare in traghetto, come guida turistica, cameriere, infermiere, impiegato dei beni culturali o tirar su la serranda di un negozio; dall’altra parte politici, industriali e uomini di spettacolo che, inforcati gli stivaloni impermeabili, posavano laconici in mezzo dalla devastazione che loro hanno generato e che oggi vorrebbero far credere essere una “calamità”.

Le immagini di Venezia sommersa è ben più di un generico “incidente disastroso”. Contemporaneamente, esse rappresentano l’ipocrisia su cui si fonda la società borghese, la natura predatoria e la spietatezza dei ricchi, la completa incapacità e impossibilità della borghesia imperialista di gestire il presente e di prospettare il futuro.

A tutelare la laguna doveva essere il Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), una grande opera costata già oltre cinque miliardi di euro, quasi tutti finiti in mazzette e consulenze senza che l’opera sia stata ancora realizzata. Un’opera mai realizzata nella storia dell’umanità che “dovrebbe” riuscire nell’intento di arginare il fenomeno dell’acqua alta a Venezia, secondo alcuni in aumento negli ultimi anni. Si tratta quindi di un esperimento dall’esito non certo, che in compenso è stato buono per riempire le tasche dei soliti noti per qualche decennio alla faccia delle proposte dei comitati popolari veneziani, come il Comitato No Grandi Navi, che indicano nell’eccesso di speculazione turistica e ambientale la causa del dissesto idrogeologico, a partire dal via vai di navi da crociera che giocherellano a fare inchini a pochi metri dalle calli e dalle piazze più importanti della città.

Ad ogni modo, la Serenissima ricoperta d’acqua ha generato grande commozione e cordoglio su cui ha soffiato con tutte le sue forze l’informazione di regime, sommergendo insieme alla città le notizie dei bombardamenti dei caccia israeliani su Gaza e il genocidio dei palestinesi, la guerra di sterminio in Yemen, il golpe sanguinario in corso in Bolivia, le centinaia di vertenze contro la chiusura delle aziende, l’inesorabile devastazione ambientale… per non parlare dello stillicidio di omicidi sul lavoro in nome del profitto dei padroni.

Eppure sono bravi i politici e i grandi speculatori a fare dichiarazioni roboanti in cui con la lacrima in primo piano promettono che faranno di tutto per restituire a Venezia lo splendore che si merita, che taglieranno le teste per far pagare chi ha sbagliato (solo una subrettina sciocca come Lara Comi al momento è finita ai domiciliari oltre a Galan e compagnia) e che non ci saranno soste nell’impiego di tutte le risorse necessarie alla realizzazione delle opere che permetteranno alla città di non soccombere più davanti a eventi catastrofici come questo, a partire dall’ultimazione dei lavori del Mose.

Grandi opere, quindi. Ancora. Lo dicono indistintamente tutti. Lo dice Brunetta, Berlusconi, Zingaretti e tutto il teatrino della politica borghese. La Lega di Salvini parla indignata dopo che, a braccetto col carrozzone del centro destra, insieme agli altri commensali delle Larghe Intese, ha sbafato sul Mose alla faccia degli italiani. Il Movimento 5 Stelle lancia denunce e spinge per la volata finale d’ultimazione dell’opera, mentre in lontananza già si sentono gli echi di un ponte Morandi bis.

L’unica similitudine con il rispetto delle tradizioni e della storia di Venezia che questi signori stanno portando avanti è il Carnevale di balletti e canzonette che stanno inscenando. Scene di un sistema economico, il capitalismo, ormai in piena decadenza che manda i suoi servetti sciocchi della politica in tilt.

È evidente oramai che la soluzione alla crisi economica, ambientale e sociale in corso non potrà arrivare da chi ha inquinato, speculato e devastato il territorio nazionale. È evidente che a pagare la crisi dei padroni, delle multinazionali, della grande finanza e del loro stato saranno sempre i proletari fino a quando questi non faranno valere la propria forza e spezzeranno le catene dell’oppressione. Si tratta di una necessità impellente, perché fin quando esisterà il capitalismo ci saranno altre centinaia di tragedie e devastazioni dell’ambiente e del territorio.

Quello che serve, quindi, è un nuovo sistema sociale, il socialismo, che metta al centro la dignità di chi lavora, la statalizzazione e la pianificazione della produzione, la partecipazione popolare alla gestione della società, la fruizione pubblica e generale dei servizi (dalla sanità ai trasporti, ecc.) e la messa in sicurezza del paese dal dissesto idrogeologico che le trivellazioni, gli sversamenti, i diboscamenti e le speculazioni di ogni genere hanno generato.

Per fare questo il primo passo da compiere è l’organizzazione popolare per rafforzare i comitati già esistenti e moltiplicarli in ogni fabbrica, in ogni scuola, in ogni quartiere per farli agire come Nuove Autorità Pubbliche, cioè come organismi che elaborano, pianificano e prendono direttamente le misure favorevoli alle masse popolari che è possibile attuare a livello locale. A questo compito sono chiamate tutte le masse popolari, tutti i cittadini organizzati e non in comitati, associazioni o partiti, i meet-up del M5S e chiunque abbia l’interesse a cambiare il corso delle cose. Il Movimento No Grandi Navi può essere il centro propulsore di queste battaglie che rappresentano una scuola di autorganizzazione decisiva per imparare da un lato a imporre ai padroni la volontà popolare e dall’altro per imparare a gestire la società senza delegare loro nulla.

Venezia si rialza se gli operai, i lavoratori e i precari veneziani faranno valere la propria forza!

Non sono i padroni e gli speculatori ad essere forti, sono i lavoratori e le masse popolari che devono far valere la loro forza!

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