Editoriale

“Noi siamo tanto più liberi nell’azione, la nostra attività è tanto più proficua e feconda di risultati che corrispondono ai nostri obiettivi, quanto più gli obiettivi che consapevolmente perseguiamo sono conformi alle leggi di sviluppo proprie del mondo che vogliamo trasformare, quanto più giusta e avanzata è la nostra conoscenza della leggi proprie del mondo in cui operiamo e quanto più la nostra azione si avvale di esse. Questo principio vale in ogni campo dell’attività umana (nelle costruzioni, nella medicina, nell’industria e in ogni altra) e oggi è universalmente accettato: esso vale anche per chi vuole trasformare la società capitalista e porre fine all’attuale catastrofico corso delle cose. Qui però non è universalmente accettato, perché contrasta con gli interessi delle classi dominanti, quindi esse, in questo campo più che altrove, seminano confusione, disinformazione e intossicazione (esse chiamano “libertà” la libertà dei loro esponenti di opprimere le masse popolari). In realtà però anche lo sviluppo della specie umana è un processo che si è svolto e si svolge secondo leggi sue proprie.

Gli uomini hanno sempre fatto la loro storia, ma non consapevolmente. La società attuale è il risultato del percorso che gli uomini hanno fatto, senza avere coscienza di dove li avrebbero condotti le strade che via via imboccavano. Il corso delle cose imposto dalla borghesia non è frutto di un piano consapevolmente elaborato e di un progetto perseguito: è la risultante degli sforzi di ogni singolo capitalista per valorizzare il suo capitale e dell’azione delle istituzioni che i capitalisti creano per mediare tra il carattere collettivo dell’attività umana ormai affermato e la proprietà privata capitalista (le Forme Antitetiche dell’Unità Sociale, per usare la denominazione che Marx diede a queste istituzioni).

L’insieme delle leggi del processo che gli uomini hanno compiuto costituisce la scienza fondata da Marx ed Engels all’inizio del secolo XIX: il materialismo storico è una di esse. Sono (come per ogni altro campo dell’attività umana) leggi che gli uomini possono scoprire elaborando l’esperienza e sperimentando. L’esistenza di leggi non contrasta con la libertà dei singoli individui, come una rete stradale non contrasta con la libertà di ogni individuo nello spostarsi, con la sua libertà di scegliere la strada da prendere: ogni individuo sceglie tra le opzioni che presenta il sistema stradale su cui egli si sposta (questa è la combinazione tra la libertà dell’individuo di scegliere e la necessità posta dal sistema stradale).

Fare consapevolmente la storia implica conoscere quali opzioni la società attuale presenta e scegliere a ragion veduta. Per questo Marx ed Engels nel Manifesto del partito comunista (1848) hanno scritto che i comunisti si distinguono da tutti gli altri che si applicano a trasformare la società capitalista, perché hanno una comprensione superiore delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe e si giovano di questa comprensione per spingere in avanti la lotta del proletariato, fino a realizzare il risultato che il capitalismo ha reso possibile e che dà soluzione ai bisogni che il capitalismo stesso ha fatto sorgere: l’estinzione della divisione dell’umanità in classi e la creazione della società comunista che aprirà una nuova fase della storia della specie umana.

I comunisti si distinguono, cioè, da personaggi e organismi (Potere al Popolo è il caso esemplare) che dichiarano – e diamo per scontata la sincerità delle loro parole – di voler cambiare il corso delle cose (porre fine alla miseria e alla disoccupazione, all’oppressione dei popoli, delle classi e delle donne, al maltrattamento dei bambini, al disastro ecologico, ecc.), ma si guardano bene dall’analizzare le origini e i motivi di questo corso delle cose, non si preoccupano di capire se gli obiettivi particolari in cui essi traducono l’obiettivo generale sono conformi alle opzioni che la società attuale offre e di scoprire quali sono le vie per realizzarli.

 

Il partito comunista non definisce il suo obiettivo strategico sulla base del buon senso comune: lo ricava dalla scienza della storia che stiamo facendo, cioè dal marxismo-leninismo-maoismo.

Noi comunisti non scegliamo a caso né i nostri obiettivi, né la via per realizzarli, ma procediamo come, ad esempio, si procede nell’edilizia: a nessuno viene l’idea di decidere a caso la forma dell’edificio da costruire e i mezzi e i lavori necessari per costruirlo.

La borghesia fa quanto le riesce per impedire che la massa delle classi oppresse conosca e sia in grado di elaborare la via da seguire per la propria emancipazione. L’ignoranza delle classi oppresse, l’intossicazione intellettuale, sentimentale e psicologica, la disinformazione sono indispensabili ai capitalisti e al clero per mantenere il loro dominio.

I comunisti sono quegli individui che alla scuola del Partito imparano la scienza della trasformazione della società borghese e si rendono capaci di mobilitare e guidare le masse ad applicarla passo dopo passo: le masse imparano quella scienza principalmente man mano che la mettono in pratica spinte dall’esperienza diretta dell’oppressione di classe e dalla guida dei comunisti. Per questo noi comunisti sosteniamo che senza teoria rivoluzionaria non c’è movimento rivoluzionario, che i comunisti non devono agire alla cieca ma elaborare la scienza della rivoluzione e verificarla e usandola nel concreto” – da “La lotta tra le linee nel Partito è un mezzo indispensabile per elaborare la linea giusta” – La Voce del (nuovo)PCI n. 61.

 

Man mano che gli effetti della crisi generale degradano le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, man mano che la crisi politica internazionale, che si riflette anche nel nostro paese, costringe la borghesia imperialista a violare le sue stesse leggi e a manomettere il funzionamento della democrazia borghese, che la resistenza spontanea delle masse popolari si sviluppa, si estende e le varie forme in cui si manifesta si combinano in un movimento contraddittorio e disordinato, è necessario che i comunisti, gli operai avanzati e gli elementi avanzati delle masse popolari si dotino degli strumenti per capire la realtà e per trasformarla.

Non sono più sufficienti le vecchie “certezze di principio”, quelle che nel dopoguerra, precisamente nella fase del capitalismo dal volto umano (1945-1975 circa), i revisionisti moderni prima e la sinistra borghese poi hanno contribuito a costruire e consolidare.

Quelle “certezze di principio” che la sinistra borghese pretende di utilizzare per analizzare una società stravolta dagli effetti della crisi che avanza a grandi passi verso il bivio che la storia impone alla società capitalista – o la guerra imperialista o la rivoluzione socialista – sono superate e hanno lo stesso valore dei “dogmi della fede” su cui si basano le religioni.

L’attuale debolezza del movimento comunista, eredità della sconfitta epocale a cui i revisionisti moderni hanno spinto i primi paesi socialisti e i partiti comunisti sorti durante la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale (1917 – 1976), rende impossibile l’aggregazione della classe operaia e delle masse popolari sotto il vessillo della falce e il martello attraverso il semplice richiamo identitario. E del resto, l’attuale movimento comunista esistente in Italia (inteso qui con l’insieme di partiti, organismi, collettivi, ecc.) deve necessariamente e urgentemente passare da un processo di accurata, rigorosa, profonda e sana lotta ideologica per superare le tare che il movimento comunista nei paesi imperialisti non ha mai superato fin dai tempi dell’opera di bolscevizzazione iniziata e diretta dall’Internazionale Comunista (IC). Eludere questo passaggio, come pure fu eluso ai tempi dell’IC, rende il movimento comunista italiano del tutto inadeguato ai compiti della fase, ai compiti che la storia pone di fronte.

La mobilitazione spontanea delle masse popolari, nonostante esistano ancora insistenti sirene che affermano il contrario, è dispiegata in ogni ambito, fronte, contesto e ogni classe delle masse popolari vi partecipa. È una mobilitazione disordinata, caotica, scoordinata e contraddittoria e tale sarà finché il movimento comunista cosciente e organizzato non si dà i mezzi per e non impara a diventarne lo stato maggiore.

Tre questioni, quindi:

– analisi della realtà alla luce degli sconvolgimenti che la crisi generale stra provocando;

– il bilancio del movimento comunista e gli insegnamenti che derivano dal grande patrimonio di esperienze, scoperte, limiti ed errori;

– l’orientamento della mobilitazione spontanea delle masse popolari, la direzione sulla classe operaia, il partito comunista che diventa stato maggiore.

Sono unite dalla necessità di non procedere a braccio, di superare la pigrizia intellettuale che spinge verso le consuetudini, di usare la scienza della concezione comunista del mondo per fare la rivoluzione socialista. Ecco perché a introduzione di questo numero di Resistenza abbiamo pubblicato uno dei tanti testi che il (nuovo)PCI ha dedicato all’importanza della scienza, esso lega e connette tutti gli altri articoli del numero e illumina la relazione fra la teoria rivoluzionaria e la pratica rivoluzionaria di cui c’è bisogno oggi.


SeaWatch: un commento sintetico ed efficace
Carola Rackete e’ stata liberata e questa è indiscutibilmente una buona notizia. Merita la solidarietà che va a chiunque viene colpito dalla repressione borghese perché si oppone, resiste o disobbedisce a misure reazionarie – come lasciar naufragare 40 migranti oppure, per cambiar terreno, lasciare in strada 40 padri e madri di famiglia a cui il padrone delocalizza la fabbrica. Merita la solidarietà che deve ricevere ogni esponente del movimento di resistenza del nostro paese. Per il resto, bando alla sciocca idolatria e alla becera contestazione: i due “tifi” opposti che vanno per la maggiore, specchio di soggezione ideologica al nemico, dell’assenza di una concezione del mondo e di un progetto politico per trasformarlo, che si tramuta nel fare le mosche cocchiere di questa o quella corrente della classe dominante (gli osannatori con Del Rio e Orfini, gli odiatori con Giordano e Salvini). No compagni, il punto e’ un altro!
Estendere o non estendere la disobbedienza ai decreti Salvini (Minniti), allargare o non allargare la breccia che il caso SeaWatch ha aperto nelle misure reazionarie di Salvini mostrando, in piccolo, che la minaccia repressiva agitata da Salvini ha effetto il tanto che ci si sottomette ad essa e salta in aria nel momento che si disobbedisce. Di questo devono occuparsi i comunisti, come sostiene il (nuovo)PCI. Non saranno tutte le SeaWatch del mondo a risolvere il corso disastroso delle cose che sta alla base delle migrazioni. E, certo, dei limiti di iniziative simili approfittano le forze clericali e borghesi dell’amministrazione della disgrazia (ma non è perché esistono molte ONG corrotte, allora non possono esisterne di pulite e animate da spirito di progresso, cari complottisti). Questo compito potrà affrontarlo l’Italia socialista di domani e inizierà ad affrontarlo il Governo di Blocco Popolare. Ogni pretesa di affrontarlo senza costruzione della rivoluzione socialista è roba da riformisti senza riforme o da confusionari reazionari.

Andrea De Marchis, Direzione Nazionale del P.CARC – 2 luglio 2019





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