Nonostante le continue e insistenti voci circa l’imminente caduta del governo M5S-Lega, è altamente probabile che il governo non cadrà in tempi brevi. Anzi, le contraddizioni che è e sarà costretto ad affrontare sono il terreno su cui noi comunisti promuoviamo la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per imporre un governo di emergenza delle organizzazioni operaie e popolari, il Governo di Blocco Popolare.

Il principale motivo per cui il governo è realisticamente destinato a rimanere in carica a tempo indefinito è la crisi delle Larghe Intese (il sistema di potere della borghesia imperialista), una crisi diventata plateale con l’esito delle elezioni del 4 marzo 2018 da cui è nato il governo M5S-Lega e che dopo circa 14 mesi si è aggravata: al distacco delle masse popolari, si sono aggiunti regolamenti di conti e guerre per bande fra le varie fazioni che costituiscono i vertici della Repubblica Pontificia (il sistema politico costituito in Italia  – sotto il protettorato USA – dalla borghesia, dalVaticano e dalle organizzazioni criminali dopo la vittoria della Resistenza del 1945). Per le Larghe Intese non esiste alcuna prospettiva di accordo pacifico e indolore per sostituire con una manovra o un colpo di mano il governo M5S-Lega con un altro governo in quanto:

– PD e Forza Italia hanno perso il seguito fra le masse popolari e non riescono a recuperarlo, nonostante i mille sforzi profusi per usare le difficoltà del governo M5S-Lega: nel PD, infatti, è in corso uno spietato regolamento di conti contro Renzi e la sua cricca da un lato e dall’altro in Forza Italia è in atto il tentativo di distribuire le consorterie di Berlusconi per rilanciare il partito ma, non potendo distribuire anche il patrimonio e le capacità di ricatto di Berlusconi, il vero pilastro su cui si reggeva Forza Italia, il rilancio è destinato a fallire;

– il Vaticano non è mai stato così diviso, lacerato, fra le due principali fazioni che si contendono la direzione e non si risparmiano attacchi e colpi bassi sulle varie questioni che dilaniano il potere finanziario, politico e morale della Chiesa Cattolica (vedi Bergoglio contro Salvini, vedi Ratzinger e Burke contro Bergoglio);

– la struttura di potere della magistratura, a partire dal suo massimo organo di “autogoverno”, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), è in frantumi a seguito dello scandaloso “segreto di Pulcinella” emerso con il caso “Lotti-Palamara”, la crisi tira in ballo anche Mattarella (che del CSM è il Presidente) che fa a suo modo il gioco delle tre scimmie (non ha visto niente, non ha sentito niente, parla poco e niente e solo per frasi di circostanza) aspettando e sperando che “passi la nottata” (vedi l’articolo a pag. 1);

– le autorità della UE, in particolare la Commissione Europea, che minacciano il governo M5S-Lega di ritorsioni per aver sforato i parametri sul debito pubblico (cosa che succedeva anche sotto i vari governi della Larghe Intese), in verità operano a scadenza poiché a novembre si insedierà la nuova Commissione che verrà nominata dalla compagine di potere degli imperialisti franco-tedeschi che governa le istituzioni UE, che dovrà tener conto dei risultati delle elezioni del 26 maggio.

Nonostante la crisi e le debolezze del fronte delle Larghe Intese e delle istituzioni UE, il governo M5S-Lega arranca e subisce l’iniziativa di chi intende riportarlo al più presto nei ranghi per riprendere l’attuazione senza se e senza ma del programma comune della borghesia imperialista (mano libera per finanzieri, affaristi, padroni, eliminazione dei residui diritti e conquiste delle masse popolari, sfruttamento e scorrerie contro i paesi e popoli oppressi) attraverso la via delle minacce e del ricatto e  quella delle pressioni e delle “lusinghe”.

La via delle minacce e del ricatto. I padroni minacciano di chiudere aziende, di licenziare, di delocalizzare:

  1. a) Arcelor Mittal ha annunciato l’intenzione di chiudere l’ILVA di Taranto se non sarà garantita a tempo indefinito l’immunità rispetto ai crimini ambientali; b) Fabio Sgarzi, Direttore Generale della RWM che produce bombe, a fronte della sospensione delle licenze di esportazione delle armi in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti approvata dal Parlamento il 26 giugno 2019, ha spedito una lettera agli operai in cui annuncia ripercussioni sui posti di lavoro per garantire comunque “il buon funzionamento dell’azienda”; c) Confindustria, Benetton, Giorgetti della Lega e media di regime annunciano licenziamenti di massa nel caso in cui il governo togliesse le concessioni delle autostrade ad Atlantia – come se senza i Benetton che succhiano miliardi di utili prodotti dai lavoratori delle autostrade – le autostrade smettessero di svolgere il loro servizio (in realtà, è solo licenziando i criminali come Benetton e loro scagnozzi che i lavoratori delle autostrade possono far funzionare meglio le austostrade, riducendo il costo del servizio per le masse popolari). Nella Grande Distribuzione Organizzata, la regolamentazione delle aperture domenicali e nei festivi è stata sospesa a fronte della minaccia di ingenti licenziamenti. Di fronte a un’offensiva padronale di tale portata, molte sono le dichiarazioni governative (in particolare di Di Maio), ma poche sono le misure concrete.

La via delle pressioni e delle “lusinghe”. L’insistenza delle autorità economiche della UE di portare avanti la procedura di infrazione avviata contro l’Italia in assenza di una “sensibile correzione dei conti che permetta di ridurre il debito” combina la minaccia di una campagna di pressioni attraverso la speculazione sul debito pubblico (spread, ecc.) con la pretesa della Commissione europea che siano realizzate delle misure di “sicurezza” (aumento delle tasse, in particolare dell’IVA… altro che Flat Tax!). Il governo ha risposto mettendo sul piatto del piano di rientro (spostare risorse ricavate dall’entrate dello Stato a favore di finanzieri e speculatori), in discussione nelle scorse settimane, circa un miliardo di euro raccolto dall’operazione sulla Cassa Depositi e Prestiti, soldi che sarebbero stati spesi decisamente meglio se utilizzati per allargare la platea o alzare l’assegno del Reddito di Cittadinanza o, ancora di più, creare nuovi posti di lavoro. Ma se con una mano l’UE toglie, con l’altra sembra “voler dare”: per levare d’impiccio il M5S rispetto alla posizione sul TAV, l’UE aumenterà gli investimenti in modo da far risultare superata l’analisi costi-benefici a favore dei “benefici per l’Italia”. Tradotto: “il TAV si farà”.

Intrappolato nella contraddizione di voler essere nello stesso tempo il governo del cambiamento e il governo che tutela gli interessi di padroni e capitalisti (cercando di conciliare interessi antagonisti) il M5S è alle prese con una lotta interna fra la corrente che intende proseguire nella trasformazione in un partito diretto dall’alto (capo politico, consultazione della base solo formale e on-line, campagne di opinione senza organizzare e mobilitare la base, presenza nei territori solo in relazione alla presenza negli enti locali), impersonata da Di Maio-Casaleggio e caratterizzata dalla volontà di dimostrarsi responsabile e affidabile agli occhi dei poteri forti italiani e stranieri (UE e USA) e la corrente che intende recuperare l’anima “movimentista”, contestataria e dirompente, dell’organizzazione dal basso (meet-up) e della partecipazione diretta del M5S delle origini, impersonata da vecchi alfieri del Movimento (come Di Battista e Fico) e nuove leve (Paragone, Giarrusso e altri), caratterizzata dalla volontà di riprendere la via interrotta alla vigilia e in preparazione delle elezioni politiche del 2018.

Al di là delle posizioni generali di principio di ognuna delle due correnti, l’aspetto sostanziale della lotta riguarda e via via riguarderà sempre di più il ruolo della base, degli iscritti, degli attivisti e dei meet up; è una lotta fra la mobilitazione e la sola rappresentanza. In sintesi, riguarda la promozione dell’organizzazione e della mobilitazione delle masse popolari per definire e attuare le misure di cambiamento indicata anche nel programma del governo.

Per quanto riguarda la Lega, essa è invischiata nella crescente necessità di Salvini di cercare di conservare il sostegno elettorale dalle masse popolari assumendo sempre più il ruolo della forza antisistema che non è. “Salvini promette cose che non ha la forza di attuare: ieri erano lo “stop immigrazione”, il “rimpatrio immediato di tutti gli irregolari”, la “fine del degrado”: in breve, una politica dell’accettazione di immigrati simile a quella degli altri governi UE, razzista e dettata dal fabbisogno di manodopera sul mercato nazionale della forza lavoro. Oggi sono i minibot che non avrà il coraggio neanche di incominciare a fare. In realtà, Salvini cerca di sfruttare elettoralmente la situazione specifica creata dai governi delle Larghe Intese italiane. Ma senza volerlo e saperlo, adotta misure che alimentano la resistenza, la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari (come il Decreto Sicurezza). Salvini è come un uomo nelle sabbie mobili: quanto più si agita, quanto più scalpita, quanto più sbraita, quindi quanto più promette, quanto più adotta misure repressive, tanto prima va a fondo! Per quanto prometta e minacci, il suo destino è segnato: non riuscirà a “far ripartire l’economia” capitalista e perderà il sostegno degli operai e dei lavoratori autonomi che lo hanno votato sperando in un cambiamento del paese, innanzitutto sul piano economico” – dal comunicato n. 14 del 28 giugno 2019 del (nuovo)PCI).

Complessivamente, le condizioni generali della lotta di classe nel nostro paese, le condizioni in cui si sviluppa il movimento spontaneo della classe operaia e delle masse popolari per resistere alla crisi generale, sono sempre più favorevoli alla creazione delle condizioni per instaurare il Governo di Blocco Popolare. L’aspetto decisivo è l’intervento dei comunisti:

– nell’usare con spregiudicatezza tutte le contraddizioni fra partiti ed esponenti delle Larghe Intese e della classe dominante, per favorire l’iniziativa delle organizzazioni operaie e popolari ad assumere il ruolo di nuova classe dirigente a livello locale e nazionale (vedi ad esempio l’articolo su Piombino a pag.5);

– nel sostenere, portare come esempio e diffondere le iniziative di ribellione e di violazione dei divieti imposti da Salvini in combutta con l’UE, secondo il principio che “è legittimo tutto quello che è a favore delle masse popolari, anche se le leggi della borghesia lo vietano!” (vedi l’esempio della SeaWatch a pag.1 e degli operai del porto di Genova a pag.7);

– nel sostenere la resistenza degli organismi, dei singoli lavoratori e compagni che resistono alla repressione  alimentando la costruzione di un fronte comune di solidarietà per fare carta straccia di misure, norme e dispositivi repressivi (vedi articolo sull’Italpizza di Modena);

– nel raccogliere fra gli elettori, attivisti, militanti e sostenitori del M5S e della Lega quanti si stanno rendendo conto sulla base dell’esperienza pratica che il governo del cambiamento sta cambiando poco, procede con il freno a mano tirato, è imballato fra compromessi, minacce e contraddizioni: occorre andare oltre il governo M5S-Lega, andare verso un vero governo di cambiamento, che poggia anche sulla loro azione e non sulla delega a questo o a quello.

“L’alternativa realistica al governo M5S-Lega non è il ritorno alle Larghe Intese con a capo Zingaretti, come auspica la sinistra borghese, come spera Landini e come benedice e prega Bergoglio. L’unica alternativa realistica a Salvini è avanzare verso un governo di emergenza popolare, basato sulle masse popolari organizzate. Un simile governo avrà la forza di fare sul serio gli interessi delle masse popolari: dare un lavoro utile e dignitoso a tutti gli adulti compresi gli immigrati che arrivano nel nostro paese, mettere fine alle “missioni umanitarie” dei militari NATO (italiani compresi), rompere con la sudditanza alla BCE-UE e alla NATO, instaurare con gli altri paesi rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio, creare condizioni di vita dignitose per tutta la popolazione, salvaguardare l’ambiente e mettere in sicurezza le costruzioni, le infrastrutture e il territorio, restaurare l’istruzione pubblica e il servizio sanitario nazionale! Sarà un governo che realizzerà questo suo programma lottando contro la borghesia imperialista internazionale e italiana. Le masse popolari avanzeranno verso l’instaurazione del socialismo superando i boicottaggi, i sabotaggi, le sanzioni e le aggressioni con i quali la borghesia internazionale cercherà di abbattere simile governo.

I comunisti devono da subito mettersi alla testa dei lavoratori che hanno votato M5S o Lega ed esigono l’attuazione delle promesse favorevoli alle masse popolari! Devono mettersi alla testa dei lavoratori che si sono astenuti dal voto, dei lavoratori che turandosi il naso hanno votato ancora PD, Berlusconi e liste collegate! Con i lavoratori più avanzati devono moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari fino a che diventino una fitta rete di centri di un nuovo potere che costituisca un proprio governo d’emergenza capace di fare fronte a UE, BCE, NATO e a tutte le istituzioni della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti. Un simile governo è l’unica via realistica per uscire dal pantano in cui la borghesia imperialista ci ha portato e proseguire la marcia di avvicinamento all’instaurazione del socialismo” – dal Comunicato n. 14 del 28 giugno 2019 del (nuovo)PCI)

Il Governo di Blocco Popolare sarà costituito da persone che riscuotono la fiducia delle organizzazioni operaie e popolari e che sono decise a dare forma e forza di legge ai provvedimenti che esse indicheranno caso per caso per realizzare le sette misure generali che ne costituiscono il programma:

  1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).
  2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.
  3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).
  4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.
  5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.
  6. Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.
  7. Epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del GBP, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 (in particolare a quanto indicato negli articoli 11 e 52) e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico.

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