A Pasqua due dei cinque licenziati politici FCA di Pomigliano, Mimmo Mignano e Marco Cusano, si sono arrampicati sul campanile della chiesa del Carmine di Napoli per protestare contro l’ingiusta esclusione dalle liste per il Reddito di Cittadinanza (RdiC) a causa dei parametri di selezione sulla base dell’ISEE. La loro lotta ha smosso l’intero paese, tanto che hanno incontrato vescovi, parlamentari, addirittura Tridico, il nuovo presidente INPS, si è scomodato per cercare di dare una risposta alla loro rivendicazione: i licenziati del 2018 non possono presentare domanda per ottenere il Reddito di Cittadinanza per via del calcolo ISEE che non rispecchia il reddito effettivo dell’anno corrente ma solo di quello precedente. La promessa fatta da Tridico agli operai è stata mantenuta: è del 28 giugno la notizia che il Reddito di Cittadinanza è stato quindi esteso anche ai licenziati dell’anno 2018. Una vittoria, dunque, della classe operaia.

La lotta dei due licenziati è una lotta che si inserisce in un determinato contesto: le condizioni createsi dopo il 4 marzo 2018 e dopo la formazione del governo M5S-Lega. Nonostante le vecchie Larghe Intese ne dicano “peste e corna” bisogna valutare il governo per quello che è, ossia contraddittorio. Da un lato, è spinto da più voci e poteri a continuare le politiche di lacrime e sangue nei confronti delle masse popolari, dall’altro per reggersi in piedi è costretto a dare una parvenza di cambiamento, a soddisfare almeno in parte alcune rivendicazioni delle masse popolari. Questo è uno dei tanti risvolti pratici del risultato elettorale del 4 marzo 2018 su cui, spontaneamente o meno (poco conta) la mobilitazione dei due licenziati si è fatta forza: Reddito di Cittadinanza? che sia per tutti.

Ancora, la mobilitazione di Mimmo Mignano e Marco Cusano si inserisce nelle tante piccole manifestazioni e iniziative locali promosse da disoccupati, che rivendicano il Reddito di Cittadinanza ma che sia legato effettivamente ad un lavoro necessario da svolgere, utile per la società. E’ il caso dei disoccupati di Palermo e di tanti altri organismi popolari che non aspettano la riforma dei centri per l’impiego per darsi da fare e rimettere in piedi quartieri, spiagge, parchi pubblici lasciati all’abbandono e al degrado.


Queste iniziative dimostrano principalmente due cose:

la prima, è che la situazione è favorevole per avanzare rivendicazioni per far rispettare le promesse del Governo M5S-Lega che vanno negli interessi delle masse popolari (Reddito di Cittadinanza, Salario Minimo, lotta alle delocalizzazioni ecc.), ma che per farlo serve la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari, la loro organizzazione e azione pratica per far rispettare le promesse;

la seconda, è che le misure del Governo M5S-Lega favorevoli alle masse popolari o restano lettera morta, oppure sono strumenti inefficaci e inadeguati se non sono le masse popolari in primis a dirigerne l’attuazione, a concretizzarle attraverso il loro protagonismo: il Reddito di Cittadinanza è un sussidio all’isolamento dalla società e al parassitismo se i disoccupati non si organizzano per promuovere il lavori di pubblica necessità.


A tutti coloro che vedono il Governo M5S-Lega come il più reazionario della storia dal dopoguerra a oggi, che vedono tutto nero, noi diciamo che invece proprio ora la situazione è maggiormente favorevole per costituire organismi operai e popolari in ogni azienda, città e quartiere, che prendano in mano il futuro del paese!

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Reddito di cittadinanza, dl Crescita allarga la platea. Di Maio: “Nuovo calcolo Isee, più accessibile per chi ha perso lavoro”

Il provvedimento appena approvato dal Senato introduce un nuovo sistema di calcolo dell’indicatore: la perdita del posto di lavoro nei 18 mesi precedenti diventa criterio sufficiente per poter chiedere quello corrente. Il vicepremier: “Alcuni disoccupati si erano ritrovati nell’impossibilità di accedere alla misura perché il loro Isee risultava superiore al limite. Quindi abbiamo rivisto le cose”

Si allarga la platea dei potenziali beneficiari del Reddito di cittadinanza. Il decreto Crescita appena approvato dal Senatoprevede infatti un nuovo sistema di calcolo dell’Isee che inserisce la perdita del posto di lavoro nei 18 mesi precedenti come criterio sufficiente per poter chiedere l’Isee corrente, ovvero basato sui redditi degli ultimi 12 mesi. Inoltre, viene introdotta la doppia opzione di calcolo dell’Isee ordinario, quindi la possibilità di scegliere se devono essere considerati i patrimoni e i redditi del secondo anno precedente o del primo, nel caso in cui sia più conveniente. “Con l’avvio del reddito alcuni disoccupati si erano ritrovati nell’impossibilità di accedere alla misura perché il loro Isee risultava superiore al limite di 9.360 euro“, sottolinea su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio. “Quindi abbiamo rivisto le cose – scrive il leader del M5s – Noi lavoriamo senza sosta ascoltando i cittadini”.

Di Maio nel suo post spiega che “da oggi, se la situazione reddituale del nucleo familiare è diminuita rispetto al dato Isee di almeno il 25% o uno dei componenti del nucleo familiare nei 18 mesi precedenti ha perso il lavoro, si può richiedere Isee corrente e accedere al Reddito di cittadinanza se con il nuovo Isee si rispettano i requisiti“. “Stiamo rivoluzionando il sistema delle politiche attive e manteniamo gli impegni”, conclude il vicepremier. La fondamentale differenza introdotta dal decreto Crescita sta proprio in quella “o” che rende i due requisiti alternativi.

Il quadro di riferimento di partenza, infatti, stabiliva che l’Isee corrente poteva essere chiesto se si fosse verificata la concomitanza dei due eventi: da un lato, la situazione reddituale del nucleo familiare che subiva un’oscillazione negativa superiore al 25%. Dall’altro, la variazione della situazione lavorativa di almeno uno dei componenti il nucleo familiare, avvenuta nei 18 mesi precedenti la richiesta. Adesso, invece, con il decreto Crescita i requisiti diventano “alternativi e si aggiunge un’ulteriore opportunità rispetto a quelle originarie e che migliora la situazione per i richiedenti”, spiega in una nota il ministero del Lavoro. Se, infatti, per richiedere il reddito di cittadinanza si doveva far riferimento all’Isee presentato l’anno precedente, chi aveva appena perso il lavoro non rientrava nei requisiti necessari. Al contrario, la valutazione delle domande sulla base del reddito corrente consentirà ai disoccupati da oltre 18 mesi, in presenza degli altri requisiti, di ottenere il reddito di cittadinanza.

Sulla doppia opzione di calcolo, infine, annota ancora il ministero del Lavoro, il Decreto crescita ha modificato il comma 4 dell’articolo 10 del Decreto legislativo 147/2017 secondo cui per il calcolo dell’Isee ordinario devono essere considerati i patrimoni e i redditi del secondo anno precedente. “Dall’entrata in vigore della norma, la richiesta potrà riferirsi a quelli del primo anno precedente se più convenienti per i cittadini. In questo modo, in virtù del nuovo scenario normativo, si risolvono i problemi per i richiedenti il reddito di cittadinanza che avevano lavorato nel 2017 cui, di fatto, era precluso l’accesso al beneficio”, dice ancora il ministero del Lavoro.

di F. Q. | 28 Giugno 2019

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