In queste settimane sta tenendo banco la vicenda della vergognosa richiesta di risarcimento (95mila euro) inoltrata, dai vertici della multinazionale americana BHGE (ex Pignone) di Massa, agli operai e ai parenti di quelli morti a causa dell’esposizione continua all’amianto. Hanno perso in Cassazione la causa legale con cui chiedevano il risarcimento del danno morale, oltre a quello biologico pienamente accertato e comprovato e per cui in diversi hanno ottenuto di arrivare con anni di anticipo alla pensione, dovuto al terrore di ammalarsi di una malattia incurabile, che ha tempi di incubazione lunghissimi (fino a 20 anni dalle ultime inalazioni).

Questo ci insegna che: 1. i tribunali sono organi di uno Stato che non è assolutamente “di tutti” ma al servizio della classe dominante, 2. di lavori da svolgere in un territorio con oltre 16mila disoccupati, a partire dalla bonifica dei manufatti in amianto ancora ampiamente diffusi così come di aree ex industriali abbandonate, ce n’è a volontà; 3. le multinazionali come BHGE, e prima di loro la ex Eaton, spolpano le risorse industriali, umane ed economiche del paese (incentivi e ammortizzatori sociali compresi) ma infieriscono pure sulle vittime che hanno provocato.

Che dice l’amministrazione locale della Lega, in questo caso non vale il loro tanto amato “prima gli italiani”?

Sottolineiamo come questo sia accaduto anche grazie alla riforma del Codice Civile fatta dal governo Renzi (ministro Orlando) che ha imposto sanzioni che normalmente non erano addebitate a quella che è la “parte debole” nelle contese legali di questo genere: come in questo caso lo sono operai in pensione contro una multinazionale che fattura solo in Italia 5 e passa miliardi di dollari! Questa riforma vuole agire da deterrente per tutte le future cause contro l’avvelenamento e le malattie causate dai padroni nella loro inestinguibile ricerca del profitto, che passa anche dal non ottemperare alle prescrizioni in materia di salute e sicurezza (i casi di Rumianca, Montedison, Fibronit, Farmoplant sono noti a tutti), un gentile regalo del PD ai loro mandanti… Poi piangono se la classe operaia negli ultimi due anni li ha bastonati alle amministrative a Massa e il 4 marzo del 2018!

Però la multinazionale si è resa conto della rabbia e del disprezzo crescenti nella classe operaia e nelle masse popolari di Massa (e non solo) per questa infamia e ha proposto un “accordo amichevole”, imponendo l’assenza dei legali delle vittime all’incontro con gli operai, con cui si accontenterebbe del 20% della somma totale da devolvere in beneficienza ad associazioni e ONLUS del territorio dietro loro indicazione. Dagli operai è stato giudicato giustamente come l’ennesimo affronto e quasi tutti si sono rifiutati di accettare.

Nel frattempo, si è costituito un coordinamento informale di vittime e parenti che si è attivato per raccogliere online la cifra della condanna, soprattutto si è attivata la solidarietà popolare; lo Spartak Apuane ha organizzato alcune iniziative di sottoscrizione e le forze politiche del territorio si stanno attivando per sostenere le vere vittime di questa battaglia.

Noi diciamo che non un solo euro deve uscire dalle tasche dei lavoratori, al massimo il signor Rossi, presidente della Regione Toscana in dirittura di rientro nel PD, deve metter mano al portafogli dato che splendidamente (e in vista delle elezioni regionali del prossimo anno) ha detto di voler aiutare questi operai e le loro famiglie: lo facesse staccando un bell’assegno e invitasse i suoi colleghi a fare altrettanto!

L’altra lotta da sviluppare è quella interna alla fabbrica, dove vige sempre più un clima da caserma al pari delle altre del paese; i padroni in questa fase di crisi sono obbligati a spremere sempre più come limoni gli operai e solo lo scorso anno sono state decine i licenziamenti nell’indotto di BHGE per abbassare i costi di produzione e anche togliersi dai piedi delegati scomodi come quelli della FC Imballaggi e Vivaldi e Cardino.

Ma le condizioni si fanno sempre più insopportabili e il fuoco cova sotto la cenere e questo ulteriore episodio alimenta l’odio di classe contro i padroni e i loro manutengoli; per questo è necessario organizzarsi dentro alla fabbrica e fuori dalla fabbrica per coordinarsi e cominciare a rispedire al mittente gli attacchi di una multinazionale definita dagli stessi operai come esempio di arroganza; una multinazionale che non esiterà ad abbandonare capra e cavoli quando e se lo riterrà più opportuno, come hanno fatto i loro colleghi della Eaton.

BHGE è pienamente inserito in questo percorso di morte lenta, data l’oggettiva e crescente riduzione di personale degli ultimi 15 anni: una delle manifestazioni della crisi da sovrapproduzione assoluta di capitale.

Oggi invertire la rotta e passare dalla resistenza all’attacco (perché è evidente che non basta più difendersi) significa costruire l’organizzazione operaia (OO) in fabbrica e l’organizzazione popolare (OP) sul territorio, le basi portanti della nuova governabilità che deve imporre un’Amministrazione Locale di Emergenza a Massa e il proprio governo di emergenza – il Governo di Blocco Popolare – nel paese. Questa è la via concreta e più rapida per metter mano ai disastri della crisi generale e nello specifico per salvaguardare il centro produttivo ed economico cittadino da ridimensionamenti e delocalizzazioni imponendo il principio della sovranità nazionale, per cominciare a mettere al loro posto la multinazionale di turno, per avviare le urgenti bonifiche della ZIA e le altre necessarie, per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista: la soluzione strategica ai mali che affliggono la nostra società, la sola via di uscita positiva dal marasma in cui siamo immersi.

Federazione Toscana del Partito dei CARC

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