È di qualche giorno fa un articolo di Repubblica di Firenze che denuncia i tagli ai finanziamenti per i CAS che stanno facendo recedere parecchi gestori (tra questi anche la Caritas, come se la Chiesa avesse bisogno di un compenso congruo per la sua “misericordia”, eppure lo Stato non cessa di provvedere alle molte esigenze che la Chiesa ha per il fatto di non pagare l’ICI!).
Il taglio dei finanziamenti è uno degli effetti del decreto sicurezza di Salvini entrato in vigore a dicembre 2018 e che, secondo la denuncia di Repubblica, sta mettendo a rischio il modello toscano articolato in piccoli centri diffusi sul territorio con il pericolo che i migranti vengano concentrati in grandi strutture a maggior impatto sui territori. Il Governatore Enrico Rossi ha dichiarato che: “questo è un colpo al modello toscano, così i centri deventano prigioni” e infatti ha presentato ricorso contro il Decreto Sicurezza alla Corte Costituzionale.
In consiglio regionale, la giunta ha dato il via libera a una nuova legge (chiamata “Samaritana”) che tutela il diritto dei migranti a usufruire di tutti i servizi necessari (sanità, istruzione, casa, ecc.) oltre a una copertura legale per chi intende occuparsi dei migranti dei CAS senza più permessi umanitari.
Allo stesso modo, ricordiamo le dichiarazioni di fuoco dell’uscente Sindaco di Firenze Dario Nardella che si associò subito all’iniziativa degli oltre 100 sindaci contrari al Ddl. Certo che fa sorridere sentire Nardella denunciare le politiche repressive e securitarie di Salvini quando nel suo programma elettorale ha annunciato l’installazione di 450 nuove telecamere portando la dotazione in città a 750!
Così come non ricordiamo la stessa determinazione da parte di Rossi di fronte alla proposta di edificare dei CPR (Centri Permanenti per il Rimpatrio) in Toscana previsti dal precedente Ministro degli Interni Marco Minniti.
Detto questo, quanto Rossi e Nardella affermano e promettono di voler fare contro il Ddl Salvini è un appiglio per le organizzazioni operaie e popolari per costringerli a passare dalle parole ai fatti spingendoli, innanzitutto, a denunciare e contrastare tutte le misure reazionarie contenute nel decreto Salvini a cominciare da quelle antioperaie che vanno a colpire i lavoratori che si organizzano e lottano.
In secondo luogo, chi dice di avere a cuore il destino dei migranti deve usare il proprio ruolo istizionale per estendere il modello Riace che combina accoglienza degli immigrati, integrazione sociale e sicurezza del territorio, creazione di posti di lavoro utili a tutti. Mimmo Lucano lo ha fatto scavalcando leggi che lo impedivano, dimostrando che il lavoro utile e dignitoso è la principale condizione per la sicurezza di tutti e che un amministratore che intende fare gli interessi delle masse popolari deve fare tutto ciò che è legittimo anche se illegale.
Le organizzazioni operaie e popolari, e tutti coloro che sono onestamente preoccupati della deriva securitaria nel nostro Paese, devono non solo esercitare pressioni sulle istituzioni ma anche prendere l’iniziativa, mettere chi si riempie la bocca di antifascismo e di antirazzismo, di fronte “al fatto compiuto”, valorizzando tutte le attività, iniziative di lotta e mobilitazioni, approfittando della campagna per le elezioni amministrative ed europee.

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