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Reddito di Cittadinanza A chi? Per quanto? Per fare cosa? Le organizzazioni popolari di Napoli rispondono al Governo del cambiamento

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 1, 2019
in Resistenza n. 5/2019
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Il 30 marzo, in occasione di una delle tappe del “Redditour” promosso dal M5S per illustrare il contenuto del Reddito di Cittadinanza (RdiC) e per spiegarne il funzionamento, Barbara Lezzi, Ministro per il Sud è arrivata a Scampia. Ad attenderla, fra gli altri, il Comitato Vele e una delegazione dell’USB per la quale è intervenuto Giovanni Pagano.

Il Comitato Vele ha posto sul piatto il piano di fattibilità (abbattimento delle Vele, costruzione di alloggi sostitutivi, università, trasformazione della Vela che resta in piedi nella sede della Città Metropolitana) che ha elaborato con il sostegno di tecnici e che ha fatto approvare dall’Amministrazione Comunale, ha circostanziato le richieste di ulteriori risorse per la sua realizzazione e ha proposto al Ministro di mettere in sinergia con la realizzazione del piano l’erogazione del RdiC ai disoccupati della zona. L’iter di questa sinergia è tutto da ideare e definire, la questione importante è che le organizzazioni popolari tengano in mano l’iniziativa e il “bandolo della matassa” per imporre che l’operazione proceda in modo da creare posti di lavoro che servono (utili), che siano dignitosi e che attraverso il controllo popolare non si trasformino nell’ennesimo carrozzone clientelare. Avviando un percorso simile e iniziando da subito assegnando i lavori già individuati, emergeranno altri lavori necessari a garantire una vita dignitosa per chi li svolge e per chi vive nel quartiere, mettendo in moto un processo positivo che si sviluppa attorno al protagonismo delle masse popolari organizzate.

Giovanni Pagano, coordinatore USB/APU Campania, è intervenuto portando un contributo su tre questioni e mostrando il loro reciproco legame:

– la mobilitazione per la stabilizzazione dei precari della Regione Campania, dimostrando che la creazione di nuovi posti di lavoro non può essere contrapposta alla stabilizzazione di coloro che già lavorano in condizioni precarie e ricattabili;

– la necessità di stralciare il vincolo di dover accettare un eventuale posto di lavoro a centinaia di kilometri di distanza da dove un disoccupato abita, pena l’estromissione dall’erogazione del RdiC, poiché questo vincolo alimenta l’emigrazione e lo spopolamento delle regioni del sud e alimenta la retorica “del divano” che vede i disoccupati come sfaticati e intenti a spillare soldi senza far nulla: un modo per alimentare la guerra fra poveri;

– la questione del regionalismo differenziato con cui la Lega tenta di alimentare la guerra tra poveri tra regioni del sud e del nord per la spartizione delle risorse pubbliche.

L’1 aprile il comitato di disoccupati “7 novembre” di Bagnoli ha fatto irruzione al convegno, organizzato dalla Regione Campania e a cui hanno partecipato assessori e presidenti di altre regioni del Meridione, su Reddito di Inclusione e Reddito di Cittadinanza per denunciare l’operazione clientelare di De Luca con l’assunzione di decine di “comandati” in Regione, a fronte della mancata convocazione del tavolo inter-istituzionale, che pure era previsto, per l’attuazione di progetti di pubblica utilità in cui impiegare i disoccupati.

Identificazioni, spintoni e manganellate da parte della Polizia non hanno impedito (e anzi hanno messo in maggiore evidenza) di rendere evidente che l’assunzione dei comandati (il trasferimento dall’amministrazione che li aveva assunti originariamente a un altro ufficio, in genere più comodo, più prestigioso, ma soprattutto meglio retribuito, in questo caso la Regione Campania) è un’operazione che alimenta la guerra fra poveri e il clientelismo, esattamente quel “carrozzone pubblico” che deve invece essere smantellato.

In termini generali, gli incontri che abbiamo menzionato si sono conclusi, sulla spinta dei “buoni argomenti” in certi casi o delle contestazioni e del lancio di uova in altri, con la convocazione di ulteriori tavoli ristretti di approfondimento, di discussione, di “inclusione” (De Luca è pure tornato ad annunciare urbi et orbi un piano straordinario di 12 mila assunzioni in Campania….) Questo è certamente un risultato positivo, ma è un risultato parziale. Più precisamente i tavoli ristretti sono una via nella quale autorità e istituzioni borghesi puntano a disperdere i comitati e gli organismi. Ma è un rischio che deve essere corso, con la consapevolezza che la promozione della trasparenza e del controllo popolare è la migliore arma contro la distrazione e la diversione, le manovre e le lusinghe a cui autorità e istituzioni fanno ricorso. E il messaggio che arriva dalle organizzazioni popolari di Napoli è chiaro e forte e va nel senso opposto: incalzare il governo e le istituzioni locali, stare loro col fiato sul collo, imporre le misure che vanno negli interessi delle masse popolari e combattere quelle che vanno negli interessi dei padroni. Organizziamoci ovunque e mobilitiamoci! Facciamo del RdiC uno strumento di organizzazione e di mobilitazione!

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