La crisi politica fa emergere in modo più netto, in ogni paese imperialista, il modo in cui la borghesia imperialista esercita il suo potere. In ogni paese imperialista essa combina, in modo più o meno originale

– strumenti ufficiali e pubblici dello Stato gestiti grossomodo secondo la costituzione legale,

– strumenti occulti e procedure slegati da ogni vincolo che non sia la convenienza di chi li ha al suo servizio e i rapporti di forza esistenti “sul campo” (in sostanza, una forma di guerra civile non dichiarata e non aperta).

È dall’inizio dell’epoca imperialista del capitalismo che la borghesia è venuta sviluppando sistematicamente questo “secondo braccio” del suo potere, ereditando, ristrutturando, assimilando e reimpiegando a questo scopo gli arnesi sopravvissuti dei vecchi regimi feudali (dal Papato, alla mafia, alle associazioni d’arma, alle massonerie, alle sette religiose, ecc.) e creandone di nuovi (corpi paramilitari, Rotary Club, Lyons Club, servizi occulti tipo Gladio, corpi di guardie private, squadre fasciste, gruppi di criminali organizzati, ecc.). Nel 1895 F. Engels nella sua Introduzione all’opuscolo di Marx Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 aveva dimostrato che la borghesia non poteva non rompere essa stessa la sua legalità per impedire la conquista del potere politico da parte della classe operaia.

Questo “secondo braccio” del potere della borghesia imperialista è composto in ogni paese imperialista da cinque parti; il loro peso relativo e la forma della loro combinazione variano da paese a paese e a seconda della fase del movimento politico. Esse sono:

  1. apparati dello Stato e in generale della pubblica amministrazione usati per scopi e in modo differenti da quelli previsti dalla costituzione ufficiale (esempio i servizi segreti ufficiali dello Stato);
  2. apparati dello Stato e in generale della pubblica amministrazione costruiti nell’ambito dei poteri e dei mezzi discrezionali che quasi tutte le costituzioni “moderne” conferiscono a certe autorità (fondi segreti, servizi segreti, diplomazia segreta, ecc.): Gladio, agenzie dei servizi segreti esteri (CIA, Mossad, ecc.) ecc.;
  3. apparati paramilitari o di polizia che i singoli gruppi imperialisti costituiscono in proprio al di fuori della pubblica amministrazione e direttamente ai loro ordini per i più vari motivi: per motivi di sicurezza, per lo spionaggio industriale e commerciale, per operazioni finanziarie illegali, per la schedatura e il controllo dei dipendenti (esempio: schedatura FIAT, ecc.), per provocazioni antioperaie, ecc.;
  4. squadrismo fascista, formazioni paramilitari della mobilitazione reazionaria delle masse, usate per reprimere la mobilitazione rivoluzionaria delle masse e condurre la guerra civile tra le masse, quando le condizioni limitano o sconsigliano l’attività repressiva degli apparati statali;
  5. organizzazioni criminali (criminalità organizzata), strutture di accumulazione primitiva di capitale o di formazione di nuovi gruppi capitalisti che operano al di fuori delle norme correnti; a vario titolo collaborano con i quattro apparati precedenti, costituendo con essi un’unica rete, sia che siano organizzazioni criminali preesistenti, sia che siano organizzazioni nate per “offrire il servizio richiesto”, sia che siano organizzazioni nate attorno ad attività economiche ufficialmente vietate (commercio di droga e di armi, prostituzione, tratta di manodopera clandestina, traffici finanziari, ecc.).

La nascita, lo sviluppo e il rafforzamento di questo “secondo braccio” del potere politico della borghesia imperialista è un fenomeno universale, che si presenta, in combinazioni diverse, in ogni paese imperialista. Ridurlo ora a un fenomeno italiano, ora a un fenomeno USA, ecc. è un modo per mascherarne l’intima connessione con la sostanza dell’imperialismo in campo politico.

Contrariamente a quanto vanno predicando i teorici del “controllo totale globale” e affini (dai nipotini dei Francofortesi, a Curcio, alla rivista Officina), il ricorso della borghesia imperialista a questo “secondo braccio” dimostra che il suo potere è debole e instabile, che esso è “storicamente superato”, che l’epoca imperialista è l’epoca del declino del capitalismo e delle rivoluzioni proletarie, che le masse popolari hanno assunto nella società un ruolo tale che la borghesia non può più tenere il potere con i soli strumenti legali né d’altra parte può più piegare liberamente la legalità alle sue esigenze (costruire una legalità su misura dei suoi bisogni). Qualunque legalità essa stabilisca, dopo un certo tempo essa diventa un cappio al collo della borghesia che ne è soffocata e deve stracciarla.”: infatti, l’azione anti-democratica e anti-costituzionale delle Autorità non è un’incidente di percorso, la deviazione di questo o quel politico, di questa o quella “mela marcia” all’interno di un “corpo sano”. Reparti di Polizia come il VII sono parte integrante di questo Stato e solo cambiando la direzione e la gestione della società, ovvero instaurando il socialismo, metteremo fine agli abusi e alle angherie delle Forze dell’Ordine e dei loro mandanti!”

Da Rapporti Sociali n.14-15 (1994), “La guerra civile della borghesia imperialista”

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