Partecipare e mobilitarsi azienda per azienda per imporre gli interessi della base operaia!

Il 14 giugno prossimo le 3 federazioni sindacali dei metalmeccanici FIOM-FIM-UILM hanno indetto uno sciopero generale di 8 ore che sarà caratterizzato da tre manifestazioni di piazza, una al nord, una al centro e una al sud. Lo sciopero si inserisce in una mobilitazione generale indetta dai sindacati di regime a cavallo delle elezioni europee, inaugurata lo scorso 9 febbraio con la manifestazione nazionale di Roma e che passando dal 1° Maggio andrà in crescendo con le manifestazioni nazionali dei pensionati (il 1 giugno) e del pubblico impiego (l’8 giugno), lo sciopero dei metalmeccanici del 14 giugno e infine una manifestazione nazionale “per il sud” a Reggio Calabria del 22 giugno. Questa mobilitazione di ampio respiro messa in campo dai sindacati di regime punta a sostenere il recente documento, pubblicato insieme a Confindustria in vista della campagna elettorale, di aperto sostegno alle forze che “garantiscono la stabilità e l’adesione alla UE”.

Questo è il quadro della situazione per quanto attiene alle intenzioni dei promotori: ma ogni occasione e contesto in cui la classe dominante con i suoi agenti è costretta a mobilitare le masse popolari è anche un’occasione per rivoltare contro le loro intenzioni la mobilitazione stessa. Il modo migliore per far saltare i piani di chi pensa di potere utilizzare la classe operaia come massa di manovra è quello di organizzarsi per una partecipazione massiccia e combattiva, portando al centro della mobilitazione, azienda per azienda, le questioni principali che toccano direttamente i lavoratori, senza attendere le indicazioni dei funzionari sindacali o delegare a loro l’organizzazione. Le questioni principali sono quelle che richiedono un intervento politico deciso del governo: le parole d’ordine sono la salvaguardia dell’apparato produttivo, contro la svendita e la cessione di sovranità del nostro paese, che sia all’UE come agli USA o ad altri attori sulla scena della speculazione internazionale. Altro che “patto per l’Europa” con Confindustria!

Le organizzazioni operaie devono usare coscientemente il palcoscenico che offre loro lo sciopero per indire assemblee con i lavoratori senza attendere la chiamata del sindacato, cogliere l’occasione per creare organizzazioni interne alle aziende e discutere di come mettere al centro le vere emergenze nazionali, dalla tutela dei posti di lavoro alla sicurezza, dai salari all’abolizione del Jobs Act e della Legge Fornero promesse in campagna elettorale! Questo sciopero è occasione per allargare la breccia aperta con le elezioni politiche del 4 marzo 2018, che ha portato alla formazione del governo Conte, un governo che è frutto della fiducia datagli anche da larga parte della classe operaia, che ha promesso di cominciare a invertire la rotta di smantellamento delle conquiste che ha invece caratterizzato gli ultimi 40 anni di governi delle Larghe Intese, dal governo del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) fino all’ultimo governo Gentiloni.

Per valorizzare questa mobilitazione negli interessi della classe operaia è possibile avvalersi dei sommovimenti che nella FIOM sono conseguenti all’elezione di Maurizio Landini ai vertici della CGIL, un’elezione che alimenta aspettative e speranze in quei lavoratori che vedono ancora in Landini un paladino della classe operaia. È secondario se queste aspettative siano legittime o meno, quello che conta per chi vuole fare di questo sciopero un momento alto della lotta di classe è saperne approfittare per far fare passi avanti all’organizzazione e al coordinamento dei lavoratori, a partire dalle aziende dove è possibile arrivare. Lo sciopero del 14 giugno deriva dalla spinta del 9 febbraio, ma ancor più dalle mobilitazioni promosse dalla FIOM contro il Decreto Salvini, dalla ripresa delle mobilitazioni a Mirafiori e a Pomigliano (qui incalzata dal Si Cobas) che si è estesa alla Sevel di Atessa, alimentando la spinta alla costruzione del coordinamento nazionale dei lavoratori FCA.

Lenin, nel suo famoso opuscolo “L’estremismo: malattia infantile del comunismo” (vedi articolo a pag. 8), spiega che i comunisti non devono temere di intervenire ovunque ci siano lavoratori, cioè anche nei sindacati più reazionari e filo padronali. Di fronte alla crisi che avanza e al fuoco che cova sotto la cenere i sindacati di regime sono costretti a mobilitare i loro iscritti, in una fase in cui la mobilitazione è favorita anche dall’esistenza di un governo che ha fatto molte promesse ed è costretto a mantenere almeno alcune e almeno in parte per non perdere consenso.

Che lo sciopero del 14 giugno sia dunque il più ampio e partecipato possibile e che sia strumento di organizzazione e coordinamento!

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