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Lo specchio del paese in sei vertenze: la classe operaia è la forza che trasforma il paese

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Marzo 4, 2019
in Resistenza n. 3/2019
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1 – FCA, Torino. Il primo giugno 2018 Marchionne aveva presentato il piano industriale per i prossimi 5 anni, con la sua morte e con la nomina di Manley il piano aveva subito alcune modifiche definite dalla stampa “positive” in termini di quantità e qualità degli investimenti. Tuttavia dalla fine del 2018 non solo del piano industriale non vi era traccia, ma lo stesso Manley ne aveva annunciato il blocco a causa della “ecotassa” paventata dal governo M5S-Lega. L’ecotassa è stata effettivamente introdotta per auto di grossa cilindrata (di fatto escludendo la quasi totalità della produzione FCA), ma del piano industriale, ancora, non vi è nemmeno l’ombra. Non solo, anziché il piano industriale, FCA ha proceduto nel dispensare cassa integrazione a raffica (addirittura è prevista la soppressione dei turni in favore dell’orario giornaliero) e per un numero enorme di operai (solo a Torino sono più di 6000). Si è materializzata la situazione che i lavoratori autorganizzati FCA denunciano da oltre un anno; una situazione contro cui si stanno mobilitando e che recentemente ha spinto anche la FIOM ad attivarsi.

“Non dobbiamo più avere pazienza! Se il padrone ci mette in cassa integrazione non permettiamogli di “cassa-integrare” anche la nostra lotta per il diritto ad un lavoro utile e dignitoso. La “vertenza Torino” iniziamo a farla noi, capannone per capannone, reparto per reparto, linea per linea! No alla trappola di una finta contrattazione individuale, dove a vincere è soltanto il padrone! Basta cassa-integrazione: lottiamo uniti per il lavoro utile e dignitoso in questi stabilimenti, per un lavoro ripartito tra tutti a parità di orario e a salario pieno! Organizziamoci negli stabilimenti di Torino e coordiniamoci con i compagni degli stabilimenti d altre città contro questo regime di cassa-integrazione e sfruttamento!” è uno stralcio del volantino che il Coordinamento Operai Autorganizzati FCA ha diffuso il 21 febbraio in occasione del presidio organizzato dalla FIOM alla porta 2 di Mirafiori chiamando Comune, Regione e Governo ad attivarsi per fare chiarezza sul piano industriale e contro la morte lenta degli stabilimenti.

 

2 – Carrefour, Milano. Sul numero 2/2019 di Resistenza abbiamo trattato della lotta che ha portato al reintegro di Luciano Pasetti, nostro compagno e delegato sindacale SGB. L’aggiornamento è che l’azienda ha fatto ricorso contro la sentenza che ordinava il suo reintegro e il 3 di aprile si terrà la prima udienza del processo di appello a Milano. Il contesto in cui si svolgerà questa seconda fase della battaglia contro il licenziamento illegittimo di Luciano è caratterizzato dalla decisione dell’azienda di eliminare le aperture 24 ore al giorno, cosa che comporta paradossalmente maggiore precarietà per i lavoratori e peggioramento degli orari giornalieri, e dall’annuncio di oltre 600 licenziamenti nel quadro di una “necessaria ristrutturazione”. Si profila in Carrefour ciò che i delegati sindacali come Luciano denunciavano da tempo: l’inizio della fase di attacco frontale, aperto e conclamato, alle condizioni di lavoro e alle tutele, un attacco che per oltre 10 anni è proseguito inesorabilmente, “in sordina”, per tutti i lavoratori della Grande Distribuzione Organizzata, un settore in cui tradizionalmente la contrapposizione fra lavoratori assunti con il vecchio regime contrattuale e i lavoratori interinali, promossa dai vertici delle aziende (spesso multinazionali straniere), è stata usata sistematicamente per attaccare le condizioni di lavoro di entrambi, con la complicità dei sindacati di regime. Sindacati che, però, a fronte della spinta dei lavoratori, sono oggi costretti a indire assemblee e proclamare scioperi.

 

3 – Alitalia, Roma. La sorte della compagnia di bandiera è una delle molte fotografie delle contraddizioni che caratterizzano il governo Conte. Per Di Maio e il M5S la soluzione passa dall’investimento da parte del pubblico (Ferrovie dello Stato e Cassa Depositi e Prestiti) che consente di evitare la privatizzazione; Tria, il Ministro dell’Economia, invece spinge per la privatizzazione; la Lega, dopo aver promesso la nazionalizzazione in campagna elettorale, oggi tace. Per smuovere la situazione la CUB ha indetto un presidio il 15 febbraio, sostenendo chiaramente la via della nazionalizzazione “l’unica scelta possibile e sensata per Alitalia se si vuole evitare l’epilogo di sempre, imposto dai tagli che i concorrenti, ieri come oggi, esigono di imporre pur di inglobare il ricco mercato italiano del Trasporto Aereo, acquisendo solo il meglio delle spoglie di quanto resta di Alitalia ma scaricando licenziamenti, tagli salariali e normativi e precarietà”.

 

4 – Ex-Lucchini, Piombino. Una delegazione del Camping CIG era in presidio al MISE il 19 febbraio per protestare contro i vertici sindacali che hanno escluso le RSU dall’incontro sulla (inesistente) reindustrializzazione delle acciaierie e non hanno minimamente mobilitato gli operai, a otto mesi dalla scadenza di ammortizzatori sociali già ridotti al lumicino. Il presidio è stato un significativo segnale sia per i vertici sindacali che per le istituzioni, governo in primis, dimostra che gli operai continuano a stare con il fiato sul collo delle istituzioni e sono disposti a mobilitarsi per una soluzione positiva della situazione; ma è anche un esempio di continuità, di generosità e di serietà per tutti i lavoratori, motivo per cui hanno raccolto la solidarietà da molti lavoratori (fra i quali Alitalia, Ginori di Sesto Fiorentino, Bekaert di Figline Valdarno, Sanac di Massa, FCA di Cassino).

 

5 – Frama Action, Modena. A fine dello scorso dicembre, a fronte della minaccia di chiusura dell’azienda, gli operai hanno organizzato una protesta fatta di assemblee, scioperi, presidi e picchetti, ma oltre alle vicende legate al futuro del loro posto di lavoro si trovano oggi ad affrontare anche le conseguenze del Decreto Salvini. Infatti 9, fra operai e delegati FIOM, sono stati denunciati. Il 25 febbraio la FIOM di Modena ha organizzato una manifestazione contro la repressione e ha incontrato il Prefetto. Si tratta di una importante iniziativa che, quali siano le posizioni ideologiche e le pratiche che differenziano le organizzazioni sindacali, rafforza la lotta già in corso contro la repressione degli operai in lotta che colpisce costantemente i militanti e gli attivisti dei sindacati di base, primo fra tutti il SI COBAS che, proprio a Modena alla ItalPizza, ha subito la repressione giudiziaria prevista dal Decreto Salvini, oltre che cariche e manganellate sui lavoratori e le lavoratrici.

 

6 – Firenze, GKN. Gli operai della GKN, la “ex-FIAT” che in città arrivava a contare oltre mille dipendenti, oggi praticamente dimezzati, hanno scioperato il 13 febbraio con picchetti e blocco totale dei cancelli in risposta alle mosse del fondo di investimenti Melrose, specializzato in “acquisti e ristrutturazioni aziendali”, che sta procedendo allo smantellamento di diversi stabilimenti in Europa e prevede il ridimensionamento di quello fiorentino con l’esternalizzazione di parti della produzione.

Ognuna di queste vertenze, con le sue particolarità che riguardano il settore, l’azienda, il territorio, il livello di sindacalizzazione e la tradizione di lotta, contribuisce a definire un quadro generale della situazione in cui versa il paese: gli arbitri dei padroni e la loro consapevolezza di poter operare a mani libere per i loro interessi; le contraddizioni del governo Conte che fatica o si rifiuta di prendere iniziative nette e decise negli interessi della classe operaia, poiché ciò lo costringerebbe a rompere con i padroni e gli amici degli amici della burocrazia statale; la mobilitazione dei lavoratori, consapevoli che l’unica risposta positiva possono trovarla nella lotta; il risveglio di una parte dei sindacati di regime, quella che più delle altre mantiene un legame con la classe operaia o che, semplicemente, per non perdere ulteriore consenso, peso e ruolo è costretta ad attivarsi; la repressione poliziesca e la solidarietà di classe.

Questa è, rappresentata su piccola scala e attraverso il collegamento fra esempi diversi fra loro, una sintesi del movimento spontaneo della classe operaia. Spontaneo non vuol dire “non organizzato” (poiché ogni iniziativa e ogni mobilitazione ha bisogno di un gruppo promotore e organizzatore), vuol dire slegato dal movimento comunista cosciente e organizzato, vuol dire orientato dal senso comune corrente anziché dalla concezione comunista del mondo. A questa “fotografia” aggiungiamo di seguito il pezzo che ci mettono i comunisti, che ci mettiamo noi, in termini di orientamento, indicazioni, iniziativa pratica e sostegno.

La lunga relazione che ci lega agli operai autorganizzati FCA e l’intervento che ordinaria facciamo in tante aziende del gruppo ci spinge a indicare come via di sviluppo nella lotta contro la cassaintegrazione e la morte lenta lo sviluppo del coordinamento, la presa di nuovi contatti: siamo da sempre disponibili a organizzare presidi fuori dai cancelli della CNHi in Emilia, della IVECO a Brescia, la Sevel ad Atessa, la FCA a Pratolaserra, ecc. Allargare il coordinamento, far diventare la mobilitazione una questione nazionale come il problema del piano industriale FCA è già.

Per quanto riguarda la Grande Distribuzione Organizzata, l’udienza di appello contro il reintegro di Luciano Pasetti del 3 aprile è occasione per i lavoratori dei tanti supermercati di portare solidarietà a un collega, di incontrarsi, di iniziare a mettere le basi per un coordinamento di lavoratori oltre la sigla sindacale e l’azienda in cui è impiegato (oltre a Carrefour sono in corso licenziamenti e ristrutturazioni in molte aziende, ad esempio Panorama, che a Firenze maschera come “trasferimento coatto” 34 licenziamenti).

Trattando della questione Alitalia, si allarga il discorso che coinvolge anche gli operai della ex-Lucchini, quelli della GKN di Firenze e della Frama Action di Modena: mobilitarsi è necessario, a questo va aggiunta la richiesta di solidarietà ad altri operai e lavoratori, indipendentemente dal settore in cui sono impegnati, dal sindacato a cui appartengono, cioè promuovere la solidarietà di classe. Nessun lavoratore di nessuna azienda deve essere lasciato solo a combattere “la sua vertenza”.

Il paese ha bisogno di una svolta, la svolta la possono dare solo gli operai organizzati e legati al partito comunista. Questo è il movimento concreto, pratico, che cambia le cose: da “fotografia del paese” le vertenze diventano “la forza che trasforma il paese”.

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