Editoriale

Alcuni avvenimenti delle ultime settimane, in particolare il voto della Giunta sulle autorizzazioni a procedere del Senato che ha espresso parere contrario al procedimento contro Salvini dopo che il M5S aveva sottoposto la questione al voto on line, le misure repressive contro i pastori sardi, lo sgombero violento dell’Asilo Occupato a Torino, le cariche e il regime poliziesco imposto in città dalla Questura a cui Salvini non ha fatto mancare plauso e sostegno, hanno rilanciato su ampia scala la discussione sul fatto che il governo M5S-Lega sia “il più reazionario della storia” e che il M5S sia un circolo di traditori, incapaci e disonesti. Ai margini della canea promossa da PD e dagli altri partiti delle Larghe Intese hanno trovato spazio anche critiche, invettive e insulti contro la Carovana del (nuovo)PCI e noi del P.CARC che ne facciamo parte, curiosamente accusata da organismi che si collocano nel campo dei “comunisti duri e puri”, di “fiancheggiare il governo fascista e razzista”. Rispondere a queste accuse non ci interessa. La nostra linea, la nostra pratica e il nostro ruolo nella lotta di classe sono ben visibili e chiari a chi vuole capire il corso delle cose e come intervenire da comunisti. Prendiamo tuttavia spunto dalle discussioni in corso per approfondire alcune questioni di concezione (da cui poi discende la pratica) importanti per tutti coloro che aspirano alla trasformazione in senso socialista della società.

Facciamo una politica di principio: che discende dal materialismo dialettico, per quanto attiene alla concezione del mondo (conoscere il mondo per trasformarlo); che si basa sullo schieramento di classe (affermazione degli interessi della classe operaia contro gli interessi della borghesia imperialista), per quanto attiene all’orientamento generale e alla linea politica; che persegue l’avanzamento della rivoluzione socialista nel nostro paese fino all’instaurazione del socialismo, per quanto attiene la prospettiva e la strategia che adottiamo (la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata); che persegue la costituzione del Governo di Blocco Popolare, per quanto attiene agli obiettivi immediati e alla tattica. Con questo orientamento interveniamo per allargare la breccia che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico delle Larghe Intese con le elezioni del 4 marzo.

Abbiamo la concezione della lotta politica rivoluzionaria come una scienza, come hanno dimostrato Marx, Lenin, Gramsci, Stalin e Mao Tse-Tung, significa che essa è materia che si può studiare, divulgare, verificare nella pratica (come la chimica, la biologia, ecc.) e come una scienza della trasformazione dei rapporti sociali la trattiamo. Interveniamo nel campo della lotta politica borghese (il teatrino della politica borghese), ma siamo consapevoli che si tratta di un singolo aspetto della lotta di classe (e neppure il più importante ai nostri fini). Per questo ci distinguiamo sia dai comunisti dogmatici e settari sia dai movimentisti e fomentatori del conflitto senza sbocco.

Il metodo che usiamo per analizzare la realtà, consiste nel porsi di fronte a ogni fenomeno (sia esso un atto del governo Conte, l’iniziativa di un Ministero, l’iniziativa di un partito della Larghe Intese o di una autorità borghese nazionale e internazionale o l’attività e la mobilitazione promossa da una classe o da un settore delle masse popolari) cercando di individuare il suo posizionamento nella lotta di classe in corso, il ruolo delle varie classi (classe operaia e masse popolari contro borghesia imperialista, le sue istituzioni e autorità nazionali e internazionali, il suo clero e le organizzazioni criminali), il suo valore e la sua utilità ai fini del rafforzamento della classe operaia in termini politici, organizzativi, ideologici, intellettuali e morali, di fiducia in se stessa e di fiducia di poter vincere e dirigere la società e ai fini dell’organizzazione e della mobilitazione del resto delle masse popolari (mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari).

Quale che sia la forma in cui si presenta e quale che sia la fonte da cui proviene, tutto ciò che per contenuto è utile ai fini della costituzione del Governo di Blocco Popolare (la strada attraverso cui avanzare nella rivoluzione socialista) lo valutiamo positivamente e cerchiamo di usarlo per fare avanzare la costruzione del nuovo potere delle masse popolari organizzate (cioè l’avanzamento della rivoluzione socialista). Tutto quello che è invece nocivo e ostacola la rivoluzione socialista, cerchiamo di smascherarlo e contrastarlo attraverso l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari, in modo che anche se è nocivo agli interessi della classe operaia e delle masse popolari possa contribuire alla causa del socialismo.

La nostra politica di principio ci pone di fronte al governo Conte in modo da riconoscere il ruolo positivo della sua esistenza e della sua opera (benché contraddittorie e limitate) rispetto a qualunque altro governo precedente delle Larghe Intese; in modo da valorizzare quanto di positivo la sua esistenza e la sua opera rappresentano per la classe operaia e il campo delle masse popolari; in modo da valorizzare la mobilitazione popolare contro le misure reazionarie che adotta; in modo da imparare (fare esperienza) dai problemi, dalle contraddizioni, dalle pressioni interne e internazionali che affronta e a cui sarà sottoposto anche il Governo di Blocco Popolare, ben più intensamente e violentemente di quanto non lo sia oggi il governo Conte; in modo da mostrare, attraverso i suoi insuccessi e le sue difficoltà nell’attuare le misure urgenti che servono a fare fronte agli effetti della crisi, che la sola alternativa realistica e positiva per la classe operaia e per le masse popolari è la costituzione di un loro governo di emergenza, il Governo di Blocco Popolare e avanzare per questa via nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

L’ultima spiaggia. Abbiamo sempre affermato, dal primo giorno del suo insediamento, che il governo M5S-Lega è un governo di compromesso, composto da partiti che: per concezione del mondo appartengono al campo della borghesia e sono organici alla classe dominante; per pratica concreta di governo del paese una forza (il M5S) ne ha poca o nulla e quella che ha è pesantemente inficiata dal legalitarismo (che in sostanza si traduce nella sottomissione alle leggi e alle prassi imposte dalla borghesia imperialista), e l’altra (la Lega) è da oltre 20 anni culo e camicia con i partiti e il sistema delle Larghe Intese (di cui è promotore e attuatore del programma nelle regioni e nei comuni che amministra). Per queste caratteristiche è un governo che non potrà attuare (o al massimo le potrà attuare solo parzialmente) nessuna promessa se non ricorre su ampia scala alla mobilitazione delle masse popolari per attuarle direttamente o per imporle ai poteri forti nazionali e internazionali. E’ un governo che si barcamena fra appelli alla legalità e al buon senso e il rattoppo alla bell’e meglio delle voragini economiche, politiche, sociali, culturali e ambientali provocate dalla crisi generale del capitalismo. Ma, che piaccia o meno, è un governo diverso da tutti quelli precedenti e rispetto ai precedenti governi ha un ruolo positivo nella mobilitazione delle masse popolari per le aspettative che ha suscitato, per le contraddizioni che apre, per gli attacchi che subisce e a cui deve far fronte.

Non sappiamo di preciso cosa si aspettassero coloro che da sinistra (comunisti “duri e puri”, sinistra radicale e seguaci più o meno consapevoli dei partiti delle Larghe Intese) attaccano il governo, ma abbiamo precisamente chiaro, perché lo affermano molto esplicitamente, che temono l’avvento del moderno fascismo (anzi, molti di loro lo danno per cosa già fatta…), si appellano alle leggi borghesi, al buon senso comune e alla morale cristiana per difendere “quanto rimane di democrazia e di umanità” (difendere cioè quella forma di oppressione specifica della società capitalista che si chiama “democrazia borghese”) e finiscono al carro delle forze delle Larghe Intese.

Di fronte alle fabbriche e alle aziende troviamo molti operai e lavoratori, in certi casi attivisti della prima ora del M5S, in altri semplici elettori, che avevano riposto grande fiducia nel cambiamento che sarebbe iniziato con questo governo, che sono invece afflitti da delusione e preoccupazione. Vivono le difficoltà e le contraddizioni del governo Conte e del M5S come l’ennesima sconfitta. Sono operai e lavoratori, specialmente dai 50 anni in su, che sono stati traditi dalla “sinistra” – tanto da quella moderata quanto da quella radicale – e dai sindacati di regime, che ricordano con rabbia i governi Prodi, in particolare quello composto da Ministri del PRC e del PdCI (2006 – 2008) e vedevano il M5S come “ultima spiaggia” per rimettere in sesto il paese e invertire la rotta rispetto agli attacchi ai diritti e alle tutele che ogni governo delle Larghe Intese ha promosso.

Ma – sia chiaro per i comunisti “duri e puri” e per i movimentisti accaniti, quanto per gli operai e i lavoratori che avevano riposto fiducia e speranze nel governo del M5S – il governo Conte non è la soluzione ai problemi e alle contraddizioni prodotte dal capitalismo e non è la soluzione per gli effetti peggiori della crisi. Non è nemmeno, in ogni caso, “l’ultima spiaggia”. Il futuro del paese non dipende da questo o quel politico, più o meno illuminato, democratico o reazionario: il futuro dipende dalla classe operaia e dalle masse popolari. A tutti diciamo che non devono aspettare la soluzione dei loro problemi e dei problemi della società da altri, ognuno di loro deve organizzarsi e mobilitarsi nelle aziende private e pubbliche, nelle scuole e nei territori per affermare diritti e difendere conquiste e per invertire il corso disastroso delle cose.

E’ dalla pratica della lotta di classe che dipende il corso delle cose, il corso politico del paese e la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Organizzarsi azienda per azienda (Consigli di fabbrica nelle aziende capitaliste, consigli di gestione nelle aziende pubbliche) scuola per scuola (consigli di istituto) e zona per zona (consigli di zona e di quartiere, comitati popolari) per individuare i principali problemi e le principali contraddizioni, per affrontarli, per individuare le soluzioni e praticarle, per promuovere la mobilitazione nella loro realizzazione e l’organizzazione di chi non è ancora organizzato;

usare ogni appiglio che la situazione politica offre (mobilitazione perché il governo non fa abbastanza, mobilitazione contro le misure del governo che continuano l’attuazione del programma comune della borghesia, sostegno alle misure del governo che fanno gli interessi delle masse popolari e mobilitazione per controllare la loro attuazione da parte della pubblica amministrazione e per attuarle se la pubblica amministrazione le boicotta) per promuovere l’organizzazione degli operai e del resto delle masse popolari.

A questi movimenti pratici noi comunisti applichiamo la scienza della rivoluzione socialista per fare di ogni organizzazione operaia e popolare (di ogni consiglio di fabbrica e di gestione, di ogni consiglio di istituto, di ogni consiglio di zona e comitato popolare) la nuova autorità popolare che dirige in modo via via crescente e cosciente la vita delle masse popolari e il paese. Il loro legame con il movimento comunista cosciente e organizzato è il cuore della costruzione del nuovo potere e della rivoluzione socialista in corso che schiuderà la via al mondo nuovo.

Organizzarsi è oggi più importante che il solo ribellarsi, perché l’organizzazione è la base materiale della costruzione dell’alternativa e non solo la condizione per protestare.

Creare 10, 100, 1000 organizzazioni operaie e popolari legate al movimento comunista cosciente e organizzato, guidato dalla concezione comunista del mondo e fautore di una politica di principio per la rivoluzione socialista: questa è la strada che abbiamo di fronte.

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