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I comunisti e il reddito di cittadinanza

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Marzo 4, 2019
in Resistenza n. 3/2019
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Il 16 febbraio il (nuovo)PCI ha pubblicato il Comunicato I comunisti e il reddito di cittadinanza. Lo riprendiamo in questo articolo come esempio di ciò che intendiamo con “basare la propria azione sulla concezione comunista del mondo” e “promuovere una politica di principio”.
Il materialismo dialettico insegna che ogni cosa è da valutare inserita nel contesto in cui si trova e tenendo conto del percorso che l’ha generata. Quello attuale è un contesto frutto dell’apertura della breccia nel sistema delle Larghe Intese da parte delle masse popolari. Rivendicare il reddito di cittadinanza a un governo che fosse diretta espressione delle Larghe Intese (cioè che aveva come principale e unico obiettivo l’attuazione del programma comune della borghesia e ad esso sottometteva tutta la sua opera e la sua stessa esistenza) sarebbe una parola d’ordine velleitaria e di retroguardia; approfittare dello stesso provvedimento promosso da un governo frutto della breccia aperta dalle masse popolari permette di disegnare ben altre prospettive di mobilitazione e organizzazione. Vediamo brevemente nel dettaglio come il (nuovo)PCI affronta la questione.
Per quanto riguarda il campo della borghesia imperialista il (nuovo)PCI mette in luce come questo provvedimento sia un’arma a doppio taglio, che non verrà mantenuta a cuor leggero e anzi la sua attuazione alimenterà le contraddizioni nel campo nemico. Da una parte è il tentativo di prevenire la ribellione della parte più impoverita e scontenta delle masse popolari, ma dall’altra i capitalisti sanno che aumenterà la forza contrattuale dei lavoratori, spingendo in alto i salari: chi sarà più disposto a lavori da 600 euro al mese se ne possono percepire di più con il reddito di cittadinanza?
Per quanto riguarda il campo delle masse popolari, oltre agli effetti positivi concreti e immediati di chi percepirà questo sostegno, il Comunicato mette in luce quanto questo contribuisca a far fare un passo in avanti in termini di concezione alle masse popolari (un aspetto che gli economicisti e i “praticoni” non considerano per niente, scambiando la coscienza delle masse popolari con il denaro che hanno a disposizione per vivere). “Un primo importante effetto dell’istituzione del Reddito di Cittadinanza (RdC) è il rafforzamento nel senso comune corrente (cioè nelle idee risultanti dall’esperienza diretta di ogni individuo, dall’influenza della borghesia e del clero, dall’influenza del lascito del vecchio movimento comunista) della consapevolezza che il reddito individuale (le condizioni materiali di esistenza dei singoli individui) non dipende dal singolo individuo, ma dipende principalmente dall’ordinamento della società, è una questione sociale, dipende dal sistema di relazioni sociali. (…) La nostra propaganda del socialismo diventa più facile da capire per le ampie masse. La consapevolezza che il reddito individuale dipende dall’ordinamento sociale rafforza il contrasto tra le masse popolari e la classe dominante e crea quindi condizioni più favorevoli all’opera di noi comunisti”.

Gli appigli che il RdC offre per l’azione dei comunisti sono molteplici. Questi riguardano sia il campo della creazione, del coordinamento e della mobilitazione delle organizzazioni operaie e popolari, sia l’intervento nelle contraddizioni del campo nemico, soprattutto alla luce del ruolo assegnato alle Regioni, ai Comuni e ai Centri per l’Impiego. L’intervento in questi due campi, utilizzando come strumento il RdC e come guida la concezione comunista del mondo, rafforza la lotta per la creazione di Amministrazioni Locali di Emergenza e per la costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP): “certamente la difesa del RdC e la lotta per il suo ampliamento saranno uno degli appigli su cui noi comunisti potremo far leva per spingere in avanti la lotta di classe, per mobilitare e organizzare i lavoratori, portare a un livello superiore la loro lotta e creare condizioni più favorevoli per costituire il GBP e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia. In particolare appigli per avanzare nella creazione delle condizioni per la costituzione del GBP saranno offerti:
– dalla lotta per abolire le misure che escludono dal RdC una parte dei proletari poveri (immigrati, senza fissa dimora, emarginati, ecc.);
– dalla lotta per far pagare, secondo il salario contrattuale del settore, i lavoratori costretti a fare lavoro gratuito per godere del RdC;
– dalla lotta per moltiplicare i lavori di pubblica utilità, anziché limitarli a quelli strettamente necessari per tenere sotto pressione i percettori del RdC (Keynes ai suoi tempi consigliava ai capitalisti di impiegare metà dei disoccupati a scavare buche e l’altra metà a riempirle, pur di scongiurare le rivolte che l’esempio allora luminoso dell’Unione Sovietica stimolava);
– dallo sviluppo delle iniziative delle organizzazioni operaie e popolari per esercitare il controllo popolare:
1. contro le lentezze e i sabotaggi della burocrazia statale (Ministeri, INPS, Regioni, Amministrazioni Comunali, ecc.) nell’erogazione del RdC e nell’organizzazione dei lavori di pubblica utilità;
2. contro la corruzione, il clientelismo e i ricatti (stravolgimento della misura) che certamente accompagneranno l’erogazione del RdC gestita dall’alto dalla burocrazia della Repubblica Pontificia e da organismi legati ai partiti delle Larghe Intese;
3. perché siano le organizzazioni operaie e popolari a indicare quali sono i lavori “di pubblica utilità” che occorrono sul territorio e perché organizzino e mobilitino disoccupati e precari ad occuparsene, ad esempio promuovendo scioperi al contrario e altre iniziative simili che dimostrano che per rimettere in piedi il paese (le città, i quartieri) c’è bisogno del lavoro di tutti. Le modalità di erogazione del RdC creano mille occasioni per dispiegare l’attività delle organizzazioni operaie e popolari e farle diventare nuove autorità pubbliche.
Noi comunisti dobbiamo fare in modo che questi siano ambiti di mobilitazione anche per gli elettori e gli attivisti del M5S contro il sabotaggio della misura e per l’attuazione del RdC. Allo stesso tempo, dobbiamo intervenire sugli elettori e attivisti della Lega perché sfruttino le possibilità che il RdC offre di condurre la lotta al degrado e per la sicurezza delle persone e dei beni.
In questo modo, sfruttiamo a nostro vantaggio i contrasti tra governo (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), altri enti nazionali (INPS, ANPAL, ecc.), le Regioni (che gestiscono i Centri per l’Impiego) e i Comuni (incaricati di promuovere i lavori di pubblica utilità che devono occupare i percettori del RdC). Questi contrasti si moltiplicheranno e saranno un altro terreno favorevole alla promozione di Amministrazioni Locali di Emergenza”.

Ecco, in estrema sintesi, un ragionamento che non si limita a “RdC giusto o sbagliato”, “sufficiente o insufficiente”, “opportunità o truffa”, ma che offre a chiunque abbia l’obiettivo di promuovere l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari gli strumenti per farlo.

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