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L’assemblea del 23 giugno a Pomigliano: “Possiamo e dobbiamo farcela, ce la faremo. Avanti tutta, compagni”

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Luglio 9, 2018
in Resistenza n.7-8/2018
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Sabato 23 giugno si è tenuta a Pomigliano (NA) un’assemblea nazionale indetta dal Movimento Operai Autorganizzati FCA a seguito del licenziamento definitivo dei 5 operai da anni perseguitati per il loro impegno in fabbrica: inscenarono il finto suicidio di Marchionne per denunciare i suicidi veri di tre colleghi relegati nel reparto confino di Nola. Un licenziamento sancito in via definitiva dalla sentenza della Cassazione che è stata resa pubblica il 4 giugno, nonostante fosse stata decisa a metà marzo;. La data non è casuale, il Tribunale ha aspettato che Marchionne presentasse, il 1° giugno, il nuovo “piano” per gli stabilimenti ex FIAT che ne prevede in sostanza la morte (sempre meno) lenta della maggior parte, a cominciare proprio da Pomigliano, Mirafiori e Pratola Serra, e la “salvezza” per alcuni che verranno impiegati nella produzione di auto di “fascia alta”. Il rinvio della comunicazione della sentenza è servito a non arroventare un clima di lotta che monta da diversi mesi intorno e dentro gli stabilimenti del gruppo, come abbiamo scritto a più riprese su Resistenza: sono stati numerosi gli scioperi contro gli straordinari comandati e la sicurezza e il 23 marzo scorso, sempre a Pomigliano, c’era stata una prima chiamata nazionale con il blocco temporaneo della fabbrica.
La mobilitazione degli operai FCA è il risultato dell’iniziativa di gruppi di lavoratori di stabilimenti diversi (Cassino, Mirafiori, Termoli, Pomigliano e Melfi) e appartenenti a sigle sindacali diverse che non si arrendono al futuro di miseria e sopraffazione che gli aguzzini FIAT vorrebbero imporre. Da inizio 2018 si incontrano, coordinano e mobilitano per il diritto al lavoro utile e dignitoso e in sicurezza e contro la repressione aziendale, per ragionare insieme su quale piano di guerra opporre a quello di Marchionne. Il 1° giugno si sono presentati a Balocco per contestare la presentazione del piano, come Partito abbiamo sostenuto l’iniziativa facendo volantinaggi e presidi in altre 9 fabbriche del gruppo. Questa spinta dal basso, crescente, ha messo in moto anche la FIOM che negli stessi giorni ha promosso una serie di iniziative praticamente in tutti gli stabilimenti FCA per dare un segnale a una base sempre più insofferente rispetto alla linea del “basso profilo” adottata fino ad oggi dai vertici del sindacato.

Tornando all’assemblea del 23 giugno, vi hanno partecipato duecento compagni e compagne appartenenti a varie sigle sindacali e aziende, quindi un primo dato positivo è l’allargamento del fronte di lotta ad altre realtà produttive; il problema della repressione aziendale è infatti generale, i timori di essere licenziati, ad esempio se non si segue l’ormai famigerato “obbligo di fedeltà”, serpeggiano in ogni luogo di lavoro, testimoniati anche dai messaggi di solidarietà pervenuti all’assemblea dalla CNHi di Modena, dalla GKN di Firenze, dal comitato promotore dell’assemblea “Per un Governo Costituzionale di Salute Pubblica” – vedi articolo a pag. 3 – da licenziati politici come Augustin Breda e Luciano Pasetti.

Una linea di sviluppo emersa dalla discussione è il rilancio dell’azione sistematica del Coordinamento e la propaganda della sua esistenza per farlo “conoscere” nel paese: costruire iniziative e dibattiti nelle varie città dove sono presenti stabilimenti FCA, e non solo, per portare questa importante esperienza di lotta, per dare continuità alla battaglia contro la repressione aziendale. Un passo in concatenazione con l’assemblea del 9 giugno che si è svolta a Milano (vedi articolo più in alto), molto utile a rafforzare e dare coraggio alle centinaia di migliaia di operai e lavoratori quotidianamente sotto il tiro del padrone che cercano un punto di riferimento e sostegno. Da più interventi è emerso che la soluzione è “superare il capitalismo”, quindi cambiare il sistema di produzione e quei rapporti sociali che fanno della fabbrica una caserma dove si è sfruttati fino all’esaurimento psicofisico; noi diciamo che lo si fa costruendo il socialismo e la strada consiste, in questa fase, nel costruire organizzazioni operaie in ogni reparto, cantiere, officina e azienda proprio come insegnano gli Operai Autorganizzati FCA: le basi della nuova governabilità.

Come P.CARC sosterremo nei territori e nelle città dove siamo presenti, e in quelle dove abbiamo contatti e relazioni, iniziative di questo tipo; gli operai ex FIAT si confermano la punta avanzata dei metalmeccanici del nostro paese e lo dimostrano non abbassando la testa davanti a uno dei padroni più reazionari: la loro esperienza deve fare scuola. Esszi sono determinanti per lo sviluppo della lotta di classe e la costruzione della nuova governabilità, nelle fabbriche e nel paese, in ragione del ruolo sociale e storico che hanno, per la capacità di trascinare il resto della classe operaia e delle masse popolari nella lotta contro la classe dominante e i suoi scagnozzi. Con la sentenza della Cassazione che conferma il licenziamento dei 5 compagni di Pomigliano è stata persa una battaglia in Tribunale, ma la guerra contro Marchionne e la classe di parassiti, aguzzini e criminali è ancora lunga. “Possiamo e dobbiamo farcela, ce la faremo!”

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