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Il carattere internazionale della rivoluzione socialista

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Luglio 9, 2018
in Resistenza n.7-8/2018
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Poco o per nulla disposti a voler imparare dal patrimonio della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, ci sono “sognatori” che continuano a sostenere la tesi per cui la rivoluzione socialista debba essere – e possa essere solo – “internazionale” o addirittura “mondiale” e forti delle loro suggestioni e fantasie denigrano, accusandoli di “nazionalismo”, chi mette in guardia dalla insensata velleità di cui sono promotori. Altra faccia, ma la medaglia è la stessa, sono quelli che, istruiti dai primi, concludono che “la rivoluzione socialista mondiale non è possibile”, dunque “la rivoluzione socialista non è possibile”.
Entrambi, sognatori e disfattisti, citano Marx come il prete cita la Bibbia e, esattamente come quest’ultimo se ne infischia delle scoperte che l’umanità ha fatto nel corso del suo progresso, loro se ne infischiano delle scoperte che il movimento comunista ha fatto nel corso del suo sviluppo. Una di queste scoperte è proprio che la rivoluzione socialista è una rivoluzione nazionale che ha carattere internazionale (consigliamo la lettura di Stalin, ““Il carattere internazionale della Rivoluzione d’Ottobre – per il X anniversario dell’Ottobre”, pubblicato anche su www.carc.it). Solo conquistando il potere di singolo paese in singolo paese, la classe operaia e le masse popolari costituiscono le condizioni materiali per la formazione della comunità mondiale degli uomini e delle donne che, abolita la divisione della società in classi, è la più avanzata forma di società mai esistita, il comunismo.
Ragionando così, si elimina il tratto utopico del socialismo e si possono analizzare i due aspetti, la natura nazionale e il carattere internazionale, della rivoluzione socialista.

Il modo di produzione capitalista ha unito tutti i paesi del mondo in un’unica rete funzionale e sottomessa alla legge del profitto. Sperare o figurarsi che le pur esistenti specificità e particolarità geografiche, storiche, politiche ed economiche che caratterizzano ogni paese siano cancellate da un processo rivoluzionario mondiale che “cade dal cielo” è pura ingenuità. La rivoluzione socialista avanza in ogni paese del mondo – e in ogni paese del mondo secondo un proprio percorso specifico e particolare – se il partito comunista che la dirige è capace di combinare le specificità geografiche, storiche, politiche ed economiche del singolo paese con il ruolo che esso ha nella rete mondiale creata dal capitalismo.

Benché il modo di produzione capitalista abbia creato una unica rete mondiale di cui ogni paese è parte in forme particolari, la fase imperialista del capitalismo si caratterizza, fra le altre cose (vedi “La crisi non passa da sola” a pag. 1) per una netta divisione fra paesi imperialisti e paesi oppressi. In genere i sostenitori della “rivoluzione internazionale” sono anche i sostenitori della tesi che la rivoluzione socialista mondiale sarà innescata da movimenti che nascono nei paesi oppressi (terzomondismo) e che essi, espandendosi, toccheranno in qualche modo (ma i nostri “strateghi” non sanno indicare quale) anche i paesi imperialisti. Cioè, detto in termini spicci: ai comunisti dei paesi imperialisti non rimane che sperare, aspettare e tifare per le rivoluzioni “che verranno” nei paesi oppressi. La verità è, semplicemente, opposta. Per quanto nei paesi oppressi possano svilupparsi generosi movimenti antimperialisti, quello che decide le sorti dell’umanità è il corso delle cose nei paesi imperialisti. Solo se il movimento comunista sarà capace di instaurare la dittatura del proletariato in uno o più paesi imperialisti, la seconda ondata della rivoluzione proletaria mondiale potrà dispiegarsi. E’ importante prendere atto che la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale (1917 – 1976) si è esaurita proprio perché il vecchio movimento comunista non è riuscito a instaurare il socialismo in nessun paese imperialista.
Nei paesi imperialisti esistono già oggi le condizioni materiali per garantire alla popolazione mondiale quanto serve per vivere dignitosamente. Le teorie della sovrappopolazione come causa della estrema povertà dei paesi oppressi sono propaganda di regime. Il trionfo della rivoluzione socialista in almeno uno dei paesi imperialisti imporrebbe, imporrà, una repentina svolta alla storia dell’umanità, una svolta di cui ci sono già oggi tutti i presupposti e di cui esistono solide premesse. Le difficoltà della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti non attengono alle condizioni oggettive, né alla forza della classe dominante, né ad altri accidenti imponderabili; esse sono tutte riassumibili nel fatto che il movimento comunista cosciente e organizzato è ancora debole. Debole dal punto di vista organizzativo e debole dal punto di vista ideologico: il fatto che la lotta ideologica contro le tesi della rivoluzione internazionale e della rivoluzione mondiale sia ancora aperta, nonostante la provata infondatezza delle teorie su cui si basano e il loro comprovato fallimento nella pratica, ne è una prova.
Le difficoltà nell’avanzare nella rivoluzione socialista non attengono a cause esterne, ma a quanto i comunisti di ogni singolo paese si impadroniscono della concezione comunista del mondo (per inciso, ciò avviene solo nel partito comunista) e la usano per trasformare la classe operaia e le masse popolari in nuova classe dirigente della società attraverso la pratica della lotta di classe.
Il compito dei comunisti è fare la rivoluzione socialista nel proprio paese, questa è la natura nazionale della rivoluzione socialista. Il primo paese che diventerà socialista assumerà il ruolo di base rossa per la seconda ondata della rivoluzione proletaria mondiale, questo è il carattere internazionale della rivoluzione socialista.

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