Usare le elezioni per sostenere e favorire lo sviluppo dell’unica forza realmente in grado di cambiare il corso delle cose e imporre nel paese un nuovo regime politico: la classe operaia organizzata e le masse popolari organizzate.

 

 

E’ in funzione di questo obiettivo che elaboriamo le indicazioni di voto che seguono in questo comunicato per la regione Veneto. Questa linea l’abbiamo trattata per esteso su Resistenza n. 1/2018 (“I comunisti e le elezioni”) e n. 2/2018 (in particolare vedi “Una bussola, una rotta e una meta per intervenire da comunisti nelle elezioni borghesi”). Per l’instaurazione di un governo che faccia realmente gli interessi delle masse e godi dell’appoggio della componente più avanzata e meglio organizzata della classe operaia e delle masse popolari, all’interno di questa campagna elettorale bisogna unire ciò che c’è di sano e che invece l’elettoralismo divide. Usare la campagna elettorale come mezzo e non come fine vuol dire dare sostegno e fiducia a quanti, nell’alveo delle forze che si sono proposte anti Larghe Intese, hanno dimostrato e dimostrano di meritare la fiducia delle masse perché hanno utilizzato e utilizzano il loro ruolo di candidati per alimentare la loro organizzazione e mobilitazione.

 

Il Veneto ha vissuto una campagna elettorale decisamente di basso profilo. La regione alla cui testa governa Luca Zaia a differenza di altre di pari importanza elettorale ha visto un numero decisamente inferiore di comizi pubblici (principalmente da parte dei partiti delle Larghe Intese) e di esternalizzazioni tipiche da campagna elettorale (promesse al limite dell’assurdo, propaganda di guerra, bisticci tra politicanti vecchi e nuovi ecc). Sicuramente il referendum del 2017 per l’autonomia della regione Veneto in cui il 98% dei votanti (hanno votato il 57% degli aventi diritto) ha votato per il SI ha favorito questa “tranquillità”: oltre 2 milioni di voti per il SI al referendum della Lega Nord, al cui fianco si sono apertamente schierati Forza Italia, Fratelli d’Italia, altre forze autonomiste, alcuni sindaci del PD fino a Comunione e Liberazione e al Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia. Insomma, una schiera di forze politiche che ha i suoi feudi nelle parrocchie (ogni diocesi veneta produce riviste e periodici di informazione, rendendo il Veneto tra le maggiori regioni per la diffusione della stampa ecclesiastica), nella sanità (non ha caso sono in cantiere i progetti per la costruzione di ospedali con il Project Financing, ossia regalandoli ai privati, in cui sguazza anche Comunione e Liberazione), nell’edilizia e nelle cooperative del cemento (vedi i progetti per la costruzione della Pedemontana, il Mose, ecc) e, non in ultima istanza, nelle forze armate. Insomma, un bel feudo delle larghe intese che vede 74 seggi e più di 4 milioni di voti da assegnare, in una regione che è la terza per PIL in Italia dopo Lombardia e Lazio. Un feudo passato da Forza Italia alla Lega Nord nello scambio di poltrone tra Galan e Zaia nel 2010, da 25 anni in mano alla destra.

 

Al tempo stesso però il Veneto è un territorio con una ricca tradizione antifascista, che ha scritto alcune delle storie più importanti della Resistenza, che ha visto una mobilitazione ampia e diffusa delle masse popolari e della classe operaia ai sommovimenti politici degli anni ‘70, che vede uno grandissimo numero di centri sociali, collettivi, organismi territoriali in difesa dell’ambiente e della salute, mobilitazione operaie (Werther di Lonigo, Coca-Cola di Nogara, i portuali di Mestre, i lavoratori della grande distribuzione ecc) da parte del sindacalismo di base e delle manifestazioni antifasciste, particolarmente combattive e disposte a violare anche le regole a difesa delle formazioni scimmiottatrici del fascismo imposte dal Ministro degli Interni, come a Padova, Vicenza e Venezia (dove addirittura è stato impedito il comizio di Forza Nuova). Nel campo delle liste che si sono proposte anti Larghe Intese, non emerge una vera e propria tendenza a sostegno delle lotte e delle mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari, se non in casi specifici quali proprio la partecipazione alle manifestazioni antifasciste. Di certo, nelle varie liste che si pongono, almeno a parole, contro le Larghe Intese ci sono diversi/e candidati/e che già da prima della campagna elettorale si sono messi al servizio delle masse popolari, sono stati/e attivi/e nelle lotte politiche, sindacali e sociali dei territori. Non si sono schierati, almeno per ora, alcuni dei centri di mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari più attivi quali buona parte dei centri sociali protagonisti delle partecipate manifestazioni antifasciste e dell’ADL Cobas, alla testa di numerose mobilitazioni operaie.

 

Stante ciò, il Partito dei CARC chiama a votare in ogni circoscrizione del Veneto quei candidati (e di conseguenza la lista, dato che per la legge vigente non è possibile esprimere il voto di preferenza) che danno maggiore affidabilità di applicare forze, relazioni e risorse per:

 

1. promuovere la moltiplicazione del numero di organizzazioni operaie e popolari,

 

2. favorire l’attività delle organizzazioni operaie e popolari come Nuove Autorità Pubbliche che indicano e applicano le misure sia pure parziali e precarie che è possibile mettere in opera a livello locale contro gli effetti della crisi,

 

3. sostenere l’opera delle organizzazioni operaie e popolari per coordinarsi in tutto il paese fino a costituire un proprio governo d’emergenza e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia.

 

Nel concreto questo orientamento significa che diamo indicazione di voto per : a) Potere al Popolo! nei collegi di Padova e Verona, attivi nel sostegno alle lotte locali (lavoratori aeroportuali, apertura di spazi abbandonati ecc); b) su Vicenza la lista “Per una sinistra rivoluzionaria” e in particolare per la presenza del candidato Roberto Galvanin, operaio dell’USB e del PCL attivo nelle lotte operaie e sindacali, c) per Arianna Spessotto su Venezia, candidata alla camera per il M5S, da sempre in sostegno alla lotta contro le grandi opere inutili e dannose quali il Mose, il TAV, il progetto Grandi Navi nella laguna di Venezia. Per il resto dei collegi invitiamo i nostri lettori a seguire i tre criteri prima riportati.
La condotta di tutti i candidati, a maggior ragione se saranno eletti, non dipende dalla bontà dei loro programmi o dalle proprie capacità individuali, oppure da quanto la borghesia li ostacolerà. La condotta di tutti i candidati dipende da quanto si favorisce il rapporto tra loro e le masse popolari organizzate, quanto i candidati vengono messi (e si mettono) al servizio delle masse popolari, quanto vengono fatti collaborare al fine di elevare il livello di mobilitazione, organizzazione e coordinamento delle organizzazioni operaie e popolari già esistenti e quanto questo processo contribuirà a farne nascere di nuove.
Il 4 marzo le elezioni saranno passate, rimarranno e si aggraveranno la disoccupazione, la precarietà, i morti sul lavoro, lo smantellamento dell’apparato produttivo, il degrado materiale e morale della società, la povertà. Qualsiasi sarà il governo che i vertici della Repubblica Pontificia riusciranno a insediare, la guerra tra bande all’interno dello schieramento borghese, la crisi politica e l’ingovernabilità dall’alto cresceranno. Unire ciò che l’elettoralismo divide vuol dire individuare i candidati più attivi nella lotta contro le Larghe Intese e i loro governi e più dediti allo sviluppo della mobilitazione delle masse popolari per costruire un fronte comune anti Larghe Intese che dopo il 4 marzo (se vogliamo, anche da subito) metta in pratica i buoni propositi che ogni lista progressista, di sinistra, o anti Larghe Intese contiene al suo interno per favorire la lotta contro tutti quei poteri forti che in Veneto hanno cementificato selvaggiamente, distrutto l’ambiente e la sanità, delocalizzato le industrie, criminalizzato le lotte operaie; un fronte che dia organizzazione, coordinamento e prospettiva alle miriadi di lotte contro gli effetti della crisi in cui è immerso il paese. La sola prospettiva realistica per cambiare il corso delle cose è imporre ai vertici della Repubblica Pontificia il Governo di Blocco Popolare. E’ una via realistica perché non si basa sulle promesse elettorali e non dipende dalle manovre di politicanti, autorità e istituzioni borghesi. È una via possibile perché si basa sulla forza e sulla mobilitazione delle masse popolari. E’ la strada più concreta per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, mobilitando le masse popolari e la classe operaia stesse ad adottare direttamente quelle misure progressiste indicate nei programmi elettorali, a prescindere se si venga eletti o meno.

 

Non è l’elezione in parlamento che determina la soluzione di governo migliore, che più va negli interessi delle masse popolari: quanto più la crisi avanza tanto minore diventa il ruolo che il Parlamento svolge, destinato ormai solo a strumento di lotta tra gruppi borghesi e ratifica di decisioni prese altrove (in Vaticano, in Confindustria ecc). Quello che più conta è la forza che suscitiamo a favore del movimento delle organizzazioni operaie e popolari.

 

In sintesi, nella situazione attuale, l’unico “voto utile” è quello che serve
a sviluppare la mobilitazione e la ribellione, l’organizzazione e il coordinamento, il protagonismo delle masse popolari,

 

a rendere difficile, se non impossibile, ai poteri forti installare un loro governo e continuare l’opera di rapina delle masse, di devastazione del territorio, di eliminazione dei diritti democratici conquistati con la Resistenza antifascista, di violazione della Costituzione,

 

a costruire un nuovo sistema di governo fondato sulle masse popolari organizzate!

 

Osare sognare, osare lottare, osare vincere!
Costruiamo il fronte anti-Larghe Intese!
Avanziamo verso il Governo di Blocco Popolare!

 

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