Il discorso di Kim Jong Un del 31 dicembre 2017, a cui tutti i media borghesi (e della sinistra borghese, tra cui Il Manifesto) hanno dato ampio risalto dipingendolo come il discorso di un pazzo guerrafondaio, conferma in realtà la significativa capacità di manovra tattica del Partito del Lavoro di Corea e del governo della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC).

In questi mesi la RPDC ha affrontato le minacce di invasione agitate dall’amministrazione Trump proseguendo con il programma di rafforzamento del proprio armamento nucleare come strumento di deterrenza e, anche, come mezzo per creare e sfruttare a proprio vantaggio (a vantaggio della difesa della sovranità nazionale) contraddizioni in campo nemico. Con questa linea, la RPDC ha fatto letteralmente “ballare”  Trump, Putin, Xi Jinping e il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in.

Il discorso di Kim Jong Un di fine anno si inserisce in questa operazione di ampio respiro del Partito del Lavoro di Corea e per certi versi la rilancia ad un livello superiore: oltre ad indicare come nemico principale (secondo il principio “metterne dieci contro uno”) gli imperialisti USA e confermare lo strumento dell’armamento nucleare come deterrente ad invasioni, si inserisce infatti nelle contraddizioni che, proprio grazie al deterrente nucleare, si sono aperte in campo nemico e in particolare tra gli imperialisti USA e la Corea del Sud, ventilando la possibilità di partecipazione di atleti della RPDC alle Olimpiadi che si terranno a febbraio a Seul.

Moon Jae-in ha subito risposto positivamente a questa apertura della RPDC, auspicando che avvenga una “distensione”. Spesso si sottovaluta il peso che ha sul governo della Corea del Sud l’opposizione alla guerra da parte delle masse popolari del paese e, altrettanto spesso, si tace sulla combattività che queste sanno esprimere, come avvenuto ad esempio nel 2016 contro l’allora presidente Park Geun-hye (figlia del generale golpista Park Chung-hee che ha governato la Corea del Sud dal 1961 al 1979 –Nota 1) accusata di corruzione e costretta a dimettersi a seguito di enormi manifestazioni popolari. Dopo le dimissioni del governo di Park Geun-hye alle elezioni del 9 maggio 2017 venne eletto il candidato che, almeno a parole,  proponeva di riprendere il dialogo con la RPDC, Moon Jae-in per l’appunto.

Sbaglia chi dà per inevitabile l’invasione della RPDC. La battaglia per far saltare i piani dell’amministrazione Trump è tutta aperta e la RPDC si conferma ogni giorno di più decisa a vincerla. Una bella lezione contro il disfattismo alimentato dalla sinistra borghese!

Vittorio V.

Nota:

(1) Il generale Park Chung-hee ha fatto carriera nei ranghi dell’esercito giapponese durante l’occupazione della Corea da parte del Giappone (1910-1945), ha operato contro i comunisti guidati da Kim Il Sung che lottavano per la liberazione del paese e a seguito della seconda guerra mondiale si è schierato dalla parte degli imperialisti USA contro la RPDC. 

Il 25 aprile del 1960 una rivolta in Corea del Sud guidata da un movimento di studenti e operai denominato la “Rivoluzione d’aprile” portò alle dimissioni del primo Presidente, Syngman Rhee, fantoccio degli imperialisti USA installato al potere nel 1948.

Nel 1961 il generale Park Chung-hee salì al potere con un colpo di Stato anti-comunista sostenuto degli USA, rimanendo al potere fino al suo assassinio nel 1979 per mano del suo braccio destro.

Park Geun-hye, figlia del generale Park Chung-hee, è stata Presidente della Corea del Sud dal 2013 al 2017.

 

 

 

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