La Festa Nazionale della Riscossa Popolare (11/15 Agosto, Massa – Parco della Comasca)

presenta

Sabato 12 agosto – ore 11.00

Tavolo tematico: “Occuparsi della scuola e uscire dalla scuola per costruire l’alternativa politica”

La scuola può occupare due posizioni diverse: può essere uno strumento di preparazione alla schiavitù e allo sfruttamento esercitato dalla classe dominante: ecco la scuola attuale, la scuola capitalista

e la scuola come associazione, che vive, si sviluppa, prepara alla vita (…). Una scuola socialista deve formare degli uomini completi, al lavoro fisico e intellettuale: la scuola, primaria, secondaria e superiore deve avere un solo fine: educare gli uomini a svilupparsi integralmente, a essere mossi da stimoli adeguati a una società cosciente e organizzata, ad avere una concezione razionale del mondo, essa forma uomini preparati in teoria e in pratica a ogni specie di lavoro fisico e intellettuale”.

“I principi pedagogici della Russia dei Soviet”, 1919

Paolo Birukof

La riforma della scuola del governo Renzi, conosciuta come “Buona Scuola” conferma e aggrava la tendenza a fare dell’istruzione un campo di investimento privato e quindi di valorizzazione del capitale. Tale tendenza è stata accelerata dal governo Berlusconi (Riforma Gelmini) nel 2008, proprio quando è iniziata la fase acuta della crisi e la classe dominante ha avviato su scala più ampia e con maggiore arroganza lo smantellamento dei diritti e delle conquiste. Le mobilitazioni studentesche dal 2008 a oggi sono state diffuse e generose e, benché non abbiano raggiunto gli obiettivi immediati che si proponevano, hanno avuto il grosso pregio di avviare alla lotta politica centinaia e migliaia di giovani e giovanissimi che in quelle manifestazioni, in quei movimenti hanno iniziato, in molti casi per la prima volta, a concepirsi come parte attiva della società e della lotta contro gli effetti della crisi. Da più parti si sente dire che a fronte della gravità dell’attacco alla scuola pubblica, il movimento degli studenti così come quello dei docenti, dei precari, del personale tecnico non è stato e non è adeguato. Questa conclusione ha una base di verità: le mobilitazioni non hanno impedito alcuna riforma e nemmeno intaccato gli usuali e crescenti finanziamenti alle scuole private che proseguono da decenni. Se ci limitiamo a questa verità, ci impantaniamo nella logica di vedere il bicchiere mezzo vuoto e, soprattutto, non ci poniamo la questione di come riempire l’altra metà del bicchiere. Che è mezzo pieno, ma non è sufficiente. Riempiamolo, fino all’orlo e oltre, facciamo che le mobilitazioni degli studenti e degli insegnanti esondino dalle questioni strettamente rivendicative per assumere un ruolo nella trasformazione del paese, non nella difesa del (cattivo) presente. E’ possibile salvare (o persino migliorare) la scuola e l’università pubblica in un contesto di generale decadenza, disgregazione, degrado materiale e morale in cui versa il paese? Dobbiamo essere realisti: possiamo difendere la scuola e vedere ospedali che vanno allo sfascio, morti per malattie curabili, disoccupazione e miseria che avanzano, disgregazione sociale? La relazione fra la grande generosità e partecipazione delle lotte degli studenti, degli insegnanti e del resto dei lavoratori della scuola e il loro repentino riflusso sta proprio nel fatto che sono concepite principalmente come lotte rivendicative, di settore, che non hanno trovato la strada di diventare affluente nella generale lotta per la trasformazione del paese.

La lotta per difendere e migliorare l’istruzione pubblica, oggettivamente, racchiude e coinvolge centinaia di migliaia di persone: studenti, lavoratori, famiglie, tanto che ogni scuola e università rappresenta potenzialmente un centro di promozione e mobilitazione del territorio. A tal fine sono sostanzialmente due i movimenti da mettere in campo:

– “Occuparsi della scuola” cioè delle problematiche e delle contraddizioni, degli effetti della crisi: dalla negazione delle assemblee da parte dei Presidi, alla fatiscenza degli edifici, dalla mancanza di strumentazioni adeguate, al sempre maggiore condizionamento della didattica agli interessi delle imprese. La formazione oggi vigente nelle scuole/università-azienda è quella a servizio dei padroni, essa è formazione a essere il più possibile compatibili, disponibili e utili allo sfruttamento.

– “Uscire dalla scuola” coordinarsi con i gli operai, i lavoratori e le masse popolari del territorio. Gli insegnanti che si organizzano in Organismi che si coordinano con studenti e genitori, a loro volta organizzati (Organizzazioni studentesche, collettivi, comitati di genitori, ecc.), possono fare di ogni scuola il centro della mobilitazione della popolazione che vive lì attorno, un punto di organizzazione e coordinamento, possono diventare i promotori del coordinamento con altri lavoratori, con operai, disoccupati della zona.

Il tavolo tematico del 12 agosto ha gli obiettivi di:

– mettere insieme studenti, insegnanti, educatori e il resto dei lavoratori della scuola, per favorire lo scambio di esperienze sulle condizioni di studio e di lavoro; sulle attività messe in campo per fronteggiare gli effetti di una scuola e un’università sempre più dequalificata e pauperizzata. Per sviluppare il confronto sulle difficoltà che studenti e insegnanti incontrano a “occuparsi e uscire dalla scuola” ma anche sulle esperienze positive;

– sviluppare un confronto per individuare proposte e misure da mettere in campo per favorire l’organizzazione, la mobilitazione e il coordinamento tra studenti, insegnanti e famiglie per fare fronte agli effetti della “Buona Scuola” ma soprattutto per costruire un’alternativa di scuola e applicare qui e ora il diritto allo studio.

Per info:

FB: Riscossa Popolare Marina di Massa

Silvia 3479298321- silvia.fruzzetti88@gmail.co

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