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Intervista collettiva alle mamme no inceneritore di Firenze e alcune riflessioni sulla lotta contro l’oppressione di genere…

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Dicembre 30, 2016
in Interviste, Resistenza n. 1/2017
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Il primo dicembre scorso a Firenze si è svolta un’iniziativa per il NO al referendum costituzionale e abbiamo incontrato le Mamme NO Inceneritore che ne sono state fra le promotrici. Su Resistenza (n. 6/2016) abbiamo già parlato di loro, della mobilitazione in difesa dell’ambiente e del ruolo che hanno assunto nel territorio, un ruolo che travalica gli ambiti locali e via via va assumendo carattere nazionale. Il loro schieramento per il NO al referendum costituzionale e il loro attivismo in quella battaglia sono diventati occasione per una discussione che è diventata una sorta di “intervista collettiva” di cui riportiamo stralci e a cui aggiungiamo alcune riflessioni.

La mobilitazione contro l’inceneritore è approdata nelle mani del TAR, a cui è stato fatto ricorso dalle Mamme per portare anche sul piano legale la battaglia, che in novembre ha annullato l’Autorizzazione Unica per la costruzione dell’inceneritore di Firenze. Tuttavia la mobilitazione non è conclusa: senza il controllo popolare le autorità possono, non sarebbe la prima volta, ribaltare l’esito della sentenza. Tutte le Mamme con cui abbiamo parlato sono più che diffidenti e Chiara è quella che sintetizza meglio la questione:“Con la sentenza del TAR abbiamo vinto una battaglia, ma noi siamo in guerra. Abbiamo chiaro che dobbiamo portarla avanti ed essere più incisive per vincerla”.

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La discussione si sposta velocemente sulla contraddizione fra ciò che è legittimo e ciò che è legale: se mentre le autorità si passano la palla arrivano le ruspe e allestiscono il cantiere? “Sappiamo che poi a quel punto il problema si pone e non è di facile soluzione. Insomma, non è una decisione semplice da prendere: noi Mamme veniamo da tanti ambienti diversi, molte di noi è la prima volta che si trovano in una situazione simile… Però siamo consapevoli che stiamo facendo qualcosa di giusto per i nostri figli e quindi… di certo siamo disponibili a metterci in gioco… So che magari devo fare qualcosa che è considerato illegale, ma ci sono cose più importanti. Corri il rischio perché pensi che ne valga la pena” – dice una, considerando anche che rispetto a quanto sta facendo Nicoletta Dosio – “nella nostra lotta non si sono raggiunti momenti di scontro così forti, anche noi nel nostro piccolo abbiamo dovuto prendere decisioni di quel tipo. Poi certo, se arrivano le ruspe la questione è diversa, la decisione è più netta”.

Ragionando sulla relazione fra autorità, istituzioni e masse popolari, si è tornati sulle dichiarazioni di De Magistris dal palco della manifestazione di Roma del 27 novembre, che hanno rafforzato quanto già affermò, proprio in un’assemblea a Sesto Fiorentino nel luglio scorso organizzata dalle Mamme. “Certo che sarebbe bello un governo popolare di liberazione nazionale, ma in Italia non è ancora un obiettivo chiaro, manca fra la gente la consapevolezza necessaria e cresce invece la rassegnazione” dice Elena. Antonella si concentra sul ruolo delle Amministrazioni Comunali: “De Magistris ha ragione a dire che serve un governo popolare di liberazione nazionale… chi ha governato il paese non ha tenuto conto degli interessi dei cittadini: si vede dalla disoccupazione, dallo smantellamento della sanità, dal degrado delle città e dall’abbandono del territorio, dalla speculazione. La questione è che chi vive in un territorio deve deciderne il futuro e costruirlo con le amministrazioni locali, che però devono essere strumento della volontà popolare”.

E’ utile legarsi alle altre mobilitazioni del territorio? Come farlo? Quasi tutte le Mamme con cui abbiamo parlato dicono che il Comitato deve stare “sul pezzo” della lotta contro l’inceneritore per non disperdere le proprie forze, pur riconoscendo che è necessario uscire dal proprio steccato. Ad esempio a Sesto Fiorentino gli operai della Ginori sono alle prese con la mobilitazione contro i licnziamnti, dopo che nel 2013 condussero una battaglia dura, lunga e vincente contro la chiusura. E’ “buono parlarne e anche partecipare a livello individuale è utile per sostenere gli operai”, ma Antonella si spinge oltre: “sento che devo partecipare alla lotta degli operai della Ginori, con loro. Come Comitato non abbiamo discusso a fondo di questo, ancora, perché c’è stato il ricorso al TAR, ci sono i lavori al presidio e altre cose… Ma la lotta contro i licenziamenti alla Ginori va sostenuta, tutti coloro che si attivano per portare avanti una lotta è giusto che abbiano il sostegno di tutti gli altri”.

La partecipazione alla lotta di classe è emancipazione e una scuola. Elena e Romina ci raccontano che “non è facile organizzarsi avendo una famiglia e lavorando, rubiamo tanto tempo alla famiglia per queste battaglie, ma è una cosa che sentiamo di dover fare e abbiamo l’appoggio delle nostre famiglie, dei mariti e anche dei figli che anche se sono piccoli capiscono quello che stiamo facendo. I mariti condividono la lotta: mandano avanti noi, ma se non ci fossero non potremmo fare ciò che facciamo. Rubiamo tempo alla famiglia, agli hobby e altre cose. Questo è diventato il nostro “tempo libero” e a livello umano è molto bello, si sono stretti bei rapporti, si esce insieme, i bambini stanno insieme mentre noi parliamo delle nostre cose. Si è creata una comunità e una rete. I bambini si sentono partecipi e sono fieri di noi, partecipano e sostengono e si sono rafforzati i legami famigliari”.

Partendo da quest’ultimo argomento, aggiungiamo alcune riflessioni.

La discussione con le Mamme NO Inceneritore arricchisce, in un certo senso, i contenuti espressi dalla manifestazione del 26 novembre a Roma contro la violenza sulle donne. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza, non solo donne, ma anche uomini, e la parte più avanzata di quella piazza ha collocato il giusto, ma generico, “NO alla violenza” con la situazione politica, ha legato l’oppressione delle donne all’oppressione di classe. Quello che dimostra l’esperienza delle Mamme NO Inceneritore è che le masse popolari, donne e uomini insieme, non donne contro uomini, hanno la stessa necessità di decidere del proprio futuro, di governare le proprie vite, di liberarsi dall’oppressione di classe e combattere insieme l’oppressione di genere.

Oppressione di genere che esiste anche in ambiti e ambienti in cui, formalmente, non dovrebbe esistere, si tende a dare per scontato, sbagliando, che non esista. E’ salito alla ribalta della cronaca il caso di una giovane militante antifascista di Parma drogata e violentata da un gruppo di “antifascisti” in uno spazio occupato, lo stupro e le sevizie, avvenuti anni fa, sono stati filmati e sono emersi solo a seguito di indagini che i Carabinieri stavano facendo per motivi politici. Ad aggravare una situazione già inaccettabile, il fatto che per sei anni gli stupratori siano stati lasciati impuniti, se non “protetti” dalla rete dei “compagni” più stretti che avevano intorno. Lo stupro della giovane compagna di Parma non è un caso isolato, nei mesi scorsi un’altra compagna è stata accoltellata, ferita gravemente, dal marito dentro un palazzo occupato dal movimento di lotta per la casa a Napoli.

Ecco perché la lotta contro l’oppressione di genere e la violenza contro le donne non sono questioni solo delle donne, non hanno come obiettivo la lotta contro gli uomini e non vivono solo sui titoli di cronaca nera dei giornali, ma è questione politica: di lotta di classe, di lotta per il potere politico, di lotta per la direzione della società. Non è lotta CONTRO qualcosa, ma lotta PER qualcosa, per il socialismo.

Mao disse che “le donne sono l’altra metà del cielo e devono conquistarsela”, noi aggiungiamo che l’assalto al cielo è già in corso e il futuro che attende noi compagne e compagni, uomini e donne delle masse popolari, lo scriviamo insieme nella lotta di classe.

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