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Sommovimenti nel campo sindacale dopo i fatti di Piacenza

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Ottobre 5, 2016
in Resistenza n. 10/2016
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L’omicidio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, l’uccisione di un lavoratore durante un picchetto ai cancelli di un’azienda, è uno di quegli avvenimenti che da anni non avvenivano nel nostro paese. Questo è segno di due cose che sono legate fra loro. È segno che si amplia e radicalizza la lotta della classe operaia per difendere le conquiste che la borghesia cerca di cancellare, ma è anche segno che la borghesia è determinata a cancellarle e che si fa sempre meno scrupoli nel farlo. Mille ogni giorno sono gli episodi che ci parlano delle conseguenze del permanere del sistema capitalista come sistema che regola e consuma le nostre vite. (vedi l’articolo a inizio pagina).

Il concetto è che si acutizza la lotta di classe. Una lotta che la classe operaia, anche in questo caso, ha dimostrato di volere e poter combattere. Infatti è agli operai che noi vogliamo parlare con questo articolo, ai tanti che si sono mobilitati per dimostrare la loro solidarietà e magari hanno vissuto come un limite che gli scioperi fossero, nella maggior parte dei casi, di un’ora a fine turno o poco più. La parte del leone l’hanno fatta i metalmeccanici e le aziende sindacalizzate USB, che era il sindacato di Abd Elsalam, ma tante sono state le mobilitazioni, sia quelle immediate che quelle nei giorni successivi, concretizzatesi con iniziative di sciopero spontanee in varie aziende del paese e trasversali alle categorie e alle appartenenze. Una mobilitazione dal basso che in alcune realtà ha portato addirittura la CISL e la UIL ad accodarsi e aderire alla proclamazione degli scioperi a livello provinciale (per un quadro eloquente consigliamo la lettura al sito www.clashcityworkers.org dell’articolo “Tutta l’Italia con Abd Elsalam). È la conferma di quanto ha affermato Eliana Como (della FIOM, area SAC – Sindacato è un’Altra Cosa, Opposizione CGIL) durante il corteo a Piacenza per protestare per quanto avvenuto: è stata una reazione di rabbia e di mobilitazione concreta, diffusa e trasversale, che non si è limitata all’emissione di comunicati o dichiarazioni di solidarietà. Questo è un fatto importante ed è inoltre la conferma che quando la sinistra, per quanto piccola questa possa essere, chiama alla mobilitazione su obiettivi riconosciuti e sentiti dai lavoratori, la risposta arriva, fino a costringere anche la destra dei sindacati di regime ad accodarsi per mantenere il proprio seguito.

Sempre durante quel corteo Sergio Bellavita (ex SAC nella FIOM, ora nell’USB) ha dichiarato che la morte di Abd Elsalam è l’inizio di una nuova fase, in un contesto in cui l’attacco al mondo del lavoro è sempre più feroce. Ma cosa deve caratterizzare questa nuova fase? Cosa significa per il movimento sindacale? Resistere agli attacchi sempre più brutali della borghesia imperialista non basta più, per ribaltare i rapporti di forza in favore dei lavoratori è necessario cambiare la direzione politica del paese. Se, come si dice da più parti, questa crisi non lascia più spazio a mediazioni, la strada è obbligata: anche solo per sopravvivere, per non ridursi a ratificare le decisioni dei padroni e del governo, il sindacato deve porsi la questione di assumere un ruolo nella trasformazione del paese. Risulta evidente dalla lotta per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici: attenersi alle regole dettate dal tavolo dei padroni è la strada che porta dritti alla capitolazione. In quel rinnovo si sta giocando il futuro stesso, l’esistenza del CCNL così come l’abbiamo conosciuto fino a ora. È in gioco il suo carattere di garanzia minima delle condizioni di lavoro a livello collettivo, l’oggetto della trattativa è, di fatto, la sua sostituzione con contratti aziendali o individuali (non conclamata ed esplicita, per carità, ma attraverso semplici possibilità di deroga).

È possibile salvare il CCNL? Certo, se non ci si limita a lanciare battaglie per salvare quello che oggi è un guscio vuoto, così com’è per la lotta per il NO al referendum costituzionale (vedi articolo Riforma della Costituzione… a pag. 1). Le mobilitazioni in solidarietà per Abd Esalam sono lì a dimostrarlo: i lavoratori sono disponibili a lottare per un buon contratto e la via per arrivarci passa dalla costruzione di una prospettiva politica generale nel paese. Gli strumenti specifici per vincere sono organizzare, mobilitare e coordinare i lavoratori in battaglie giuste e di prospettiva. Se la sinistra tiene l’iniziativa in mano la destra è costretta a seguirla. Il ruolo determinante ce l’hanno ancora tutti quei compagni che sono le punte avanzate, la base rossa che è avanguardia nel movimento sindacale. Gli esempi positivi in tal senso abbondano: dal coordinamento esistente fra GKN e CSO a Firenze al coordinamento degli stabilimenti FCA del sud Italia passando per la SAME di Treviglio. Questo mette ancor più in evidenza quanto sia fuori dalla realtà il tentativo di arginare l’opposizione interna messa in campo dalla FIOM, sbarrando la strada a Destradis (al quale fu impedito di entrare nel Comitato Centrale) per il suo ruolo di promotore nel Coordinamento degli stabilimenti FCA del sud Italia (con la scusa che fossero presenti altre sigle sindacali e che questo violasse lo statuto).

Il sindacato non è il partito comunista, il sindacato non fa la rivoluzione socialista, ma gli operai comunisti devono usare il sindacato come uno strumento: per organizzare i lavoratori e per coordinarli sempre più capillarmente, per occuparsi delle loro fabbriche e del loro lavoro e per uscire a occuparsi dei problemi del territorio dove vivono e lavorano, per organizzare anche altri settori delle masse popolari. Questa è la via per coordinare tutto quanto già ora si muove nel campo delle masse popolari e direzionarlo verso l’unico modo che nell’immediato possono avere per vedere soddisfatte le rispettive rivendicazioni: un Governo di Blocco Popolare che apra le porte alla rivoluzione socialista. Per fare questo gli operai che vogliono imparare a essere e agire da comunisti, da costruttori coscienti della rivoluzione, devono entrare nel Partito dei CARC.

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