Nei giorni in cui si chiude questo numero di Resistenza si sta svolgendo a Piombino una settimana di iniziative organizzate dai lavoratori del Coordinamento Articolo 1 – Camping CIG, da oltre un anno impegnati nella dura vertenza delle acciaierie locali (ex Lucchini) e di cui abbiamo già trattato sul numero 2/2016.

Le iniziative si svolgono all’interno del campeggio allestito (molto bene) ai giardini “8 Marzo” ed è dedicato ad Abd Elsalam, il lavoratore ucciso mentre effettuava un picchetto davanti all’azienda. Oltre che onorarlo in questo modo, gli operai danno seguito pratico alla solidarietà di classe con una raccolta di fondi per i familiari. Il programma della rassegna si protrarrà fino all’assemblea conclusiva del 30 settembre aperta a tutti, anzi viene sollecitato il contributo di chi ha partecipato per portare critiche e contributi e per proseguire il lavoro a un livello superiore; è un’altra conferma di come il Coordinamento si apre all’esterno, “esce dalla fabbrica” e sviluppa un percorso che va oltre la città. Gli interventi susseguitisi da tutta Italia confermano come la vertenza delle acciaierie di Piombino sia una vertenza nazionale.

Allargare il fronte di lotta. Venerdì 23 settembre si è infatti svolta la prima assemblea, con circa 40 partecipanti, sulla costruzione di una rete tra le realtà operaie in lotta della Toscana. Una forma di coordinamento che ha mosso i primi passi su spinta del dibattito del 14 agosto alla Festa della Riscossa Popolare di Massa (vedi Resistenza n. 9/2016), si dà continuità di confronto e scambio di esperienze e pone l’obiettivo di costruire una rete concreta di solidarietà e dibattito fra operai, per mettere mano collettivamente agli effetti più disastrosi della crisi che colpisce da Piombino a Pisa, da Massa a Firenze, come hanno ben illustrato i compagni intervenuti da

queste zone. Una spinta importante a organizzarsi e coordinarsi, come ha ribadito Giorgio Cremaschi nel suo intervento telefonico, per non dare spazio alla rassegnazione e alla sfiducia, che sono le armi principali della classe dominante: questo è un altro punto fondamentale emerso. Altro elemento importante, la presenza di lavoratori di aziende dell’indotto (Magona, Sol), più alcuni in produzione che sono passati anche nei giorni successivi al campeggio; si mette mano alla contraddizione fra lavoratori in CIG e in produzione, fra indotto e interni, per disinnescare quella guerra tra poveri giustamente individuata come una delle leve principali su cui agisce il fronte nemico.

Nuove autorità pubbliche crescono. Coordinamento Articolo 1 ha fatto un evidente salto di qualità da quando si chiamava Minoranza Sindacale, e lo dimostra la presenza nella seconda giornata di tecnici ed esperti della siderurgia, che hanno portato il loro contributo a smascherare definitivamente e in modo netto il progetto di Cevital. Questi interventi mostrano come la classe operaia possa mobilitarli anche per una riprogettazione dell’attività produttiva, da svolgere in sicurezza e con criteri di avanguardia tecnologica. Allo stesso modo sono stati “costretti” a intervenire gli schieramenti politici locali e non, dalla senatrice Paglini del M5S della Commissione Lavoro al Senato, che ha portato il messaggio e la bandiera del Coordinamento all’evento di Italia5Stelle di Palermo, al consigliere regionale Fattori di SI Toscana, fino a esponenti di PRC, PCL e liste civiche locali. Gli operai cominciano a mettere a contribuzione le forze politiche di opposizione, visto che è acclarato come il PD sia il nemico principale a livello locale, regionale e nazionale. Scriviamo “cominciano” perchè ancora c’è un certo atteggiamento di richiesta, di deferenza verso i loro ruoli istituzionali, di ricerca della “sponda politica” che porti la propria voce ai piani alti della politica. Queste forze, se vogliono mantenere il loro seguito e prestigio, devono mettere a disposizione della vertenza di Piombino, come di tutte quelle dei lavoratori in lotta italiani, le loro risorse economiche, tecniche e organizzative (soldi, esperti, sedi) che gli derivano proprio dall’appoggio elettorale e politico delle masse popolari. Quanto detto sopra mostra in concreto come le organizzazioni operaie e popolari possono assumere progressivamente il ruolo di Nuove Autorità Pubbliche, mettendo a contribuzione della battaglia la “parte sana” della società civile e anche le istituzioni locali “avversarie” che hanno concesso il parco gratuitamente. Sono passati tanti piombinesi che hanno donato al campeggio pesce, vino, dolci e soldi, a conferma del legame storico e profondo dei cittadini con gli operai della Fabbrica e con la loro tradizione di lotta: un maiuscolo che sottolinea il ruolo centrale dello stabilimento – economico, politico e storico – per la città e la Val di Cornia, per l’intero paese: vedi i 39 giorni di sciopero consecutivi del 1992. Un patrimonio da difendere a ogni costo.

Per il coordinamento nazionale dei siderurgici. Il 26 settembre si è tenuto il dibattito per la costruzione di un coordinamento nazionale dei lavoratori del settore, gli interventi di esterni sono stati soltanto telefonici viste le distanze (e il giorno lavorativo) con i compagni di Taranto, Terni e Massa. Camping CIG ha proposto di superare questo limite facendo un tour negli stabilimenti delle altre regioni portando alla discussione una bozza di documento costitutivo del coordinamento, per arrivare a fare un’assemblea plenaria nazionale entro la fine dell’anno. Si è ribadita la centralità di questa forma organizzativa per arrivare alla definizione di un piano nazionale della siderurgia, per combattere la tendenza arretrata (spesso alimentata dai sindacati concertativi) di salvare uno stabilimento a scapito dell’altro, e per costringere il governo ad adottare una politica di investimenti pubblici, che concretamente è la sola via per rilanciare gli stabilimenti italiani. Aggiungiamo che gli operai di Piombino e del resto d’Italia devono dare gambe al coordinamento come pilastro del loro futuro governo, visto che è assodato come da quelli di emanazione della Repubblica Pontificia non arrivano soluzioni di sorta. Il coordinamento nazionale deve promuovere altre organizzazioni operaie e popolari come Camping CIG in ogni stabilimento e città, che si occupano della salvaguardia e del rilancio degli stabilimenti, sviluppano positivamente la contraddizone fra ambiente e lavoro, per imporre un governo di emergenza popolare che applichi le politiche di investimenti pubblici (pianificazione, finanziamento, ammodernamento tecnologico) che sono necessarie.

I prossimi passaggi della guerra. Si svolgeranno anche altri dibattiti di cui tratteremo sul nostro sito, in particolare quello del 29 settembre su bonifiche, infrastrutture e territorio: un altro tema particolare che riporta a una questione generale. Il paese infatti è in dissesto da un capo all’altro per l’abbandono progressivo dello Stato di quelle parti ritenute “non produttive”, ovvero che non generano profitto: i treni dei pendolari che viaggiano su binario unico (vedi disastro in Puglia), un patrimonio abitativo che crolla per scosse di terremoto che in Giappone danno solo fastidio, città come Massa, Genova e la Capitale che si allagano al primo acquazzone, territori adibiti a pattumiere come si vorrebbe fare a Piombino, Bagnoli e via dicendo. Un vero bollettino di guerra, la guerra di sterminio non dichiarata condotta dalla borghesia imperialista contro le masse popolari. Proprio sulla questione delle bonifiche il Coordinamento fa onore al suo nome applicando la Costituzione, per trasformare in lavoro utile e dignitoso un disastro per l’ambiente e prendere tempo finchè non venga riattivato il circuito delle acciaierie. Queste tappe sono importanti per imparare a prendere in mano l’iniziativa e scandire i tempi, una battaglia concatenata all’altra nell’ottica della guerra di classe. Lo slittamento dell’ennesimo incontro “decisivo” al MiSE, nel quale i padroni algerini dovevano presentare il nuovo piano industriale e che è rinviato a data da destinarsi (!), fa il paio con quello altrettanto inutile del 3 agosto. Questo dimostra apertamente la tattica (avallata da governo e sindacati) di trascinare gli operai piombinesi verso la scadenza del 1° luglio 2017, in cui scadranno gli obblighi di riassunzione per tutti; non sono più solo i “rivoluzionari” di Camping CIG a porsi inquietanti domande sul proprio futuro. E’ necessario rispondere a questo processo di smantellamento pianificando i passi da fare nei prossimi mesi, per rafforzare quanto fatto in questi giorni e nei mesi passati su coordinamento e organizzazione, per passare dalla difesa all’attacco. Perchè a Piombino nessuno si vuole arrendere, ma vogliono andare fino in fondo per rientrare a testa alta nella loro fabbrica.

Corrispondenza del Responsabile del Lavoro operaio e sindacale della Federazione Toscana

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