Non basta mobilitarsi per cacciare Renzi, bisogna costruire la nuova governabilità delle masse popolari organizzate

Il governo Renzi, come ogni governo dei vertici della Repubblica Pontificia, si comporta come una forza occupante che saccheggia, devasta, specula, rapina le masse popolari per favorire il vortice della speculazione finanziaria per conto della Comunità Internazionale degli imperialisti, è il loro burattino e le insistenze con cui esponenti degli imperialisti USA (l’ambasciatore in Italia) e degli imperialisti UE (la Merkel e uno stuolo di altri) fanno aperta campagna a favore del SI al referendum costituzionale lo dimostrano.

Il suo operato, del resto, non lascia dubbi sul suo ruolo:

– promuove e persegue la demolizione dei residui diritti e conquiste degli operai, dei lavoratori e delle masse popolari per tenere l’Italia al passo degli altri paesi imperialisti (con sempre maggiore fatica sia per i risultati che ottiene, sia per le crescenti tensioni e contraddizioni entro la Comunità Internazionale): Jobs Act, progressivo smantellamento dello Statuto dei lavoratori, smantellamento del CCNL, progressiva riduzione del diritto di sciopero, riforma delle pensioni, ecc.;

– promuove e persegue riforme politiche su cui i vertici della Repubblica Pontificia non hanno posizione unitaria a causa della commistione di poteri e interessi divergenti, fazione per fazione; riforme necessarie per fare fronte alla crescente ingovernabilità dall’alto del paese e che vanno verso un crescente accentramento dei poteri, violano leggi, norme, principi e criteri con cui i vertici della Repubblica Pontificia avevano governato fino al crollo del regime DC (riforma della Costituzione, legge elettorale, riforma della Pubblica Amministrazione, attacchi alle autonomie locali, attacchi alla Magistratura, ecc.);

– promuove privatizzazioni e speculazioni in ogni ambito (sanità, ambiente, istruzione, previdenza, trasporti, banche) attraverso cui combina l’asservimento del paese alla Comunità Internazionale con la formazione e il consolidamento di una rete di comitati di affari, cricche e consorterie a lui favorevoli, decisiva nella conduzione della guerra per bande sul fronte interno (contro altre fazioni dei vertici della Repubblica Pontificia, fuori e dentro il PD) e internazionale (scontro fra imperialisti USA e sionisti e imperialisti franco-tedeschi).

Persi 15 anni. Nel contesto di accresciuta turbolenza globale l’economia italiana presenta una debolezza superiore all’atteso. La risalita del PIL si è arrestata già nella scorsa primavera. Gli ultimi indicatori congiunturali non puntano a un suo rapido riavvio, piuttosto confermano il profilo piatto. Sul piano dell’avanzamento economico il paese ha alle spalle un quindicennio perduto: prima, durante e dopo la grande recessione si è accumulato un distacco molto ampio: tra il 2000 e il 2015 il PIL è aumentato del 23,5% in Spagna; del 18,5 Francia e del 18,2 in Germania mentre è calato dello 0,5% in Italia. Le dinamiche in corso sentenziano che le distanze stanno aumentando ancor più rapidamente: ai ritmi attuali di incremento del prodotto, l’appuntamento con i livelli lasciati nel 2007 è rinviato al 2028, mentre non verrà mai riagguantato il sentiero di crescita che si sarebbe avuto proseguendo con il passo precedente, pur lento”.

Questa la fotografia dell’economia italiana fatta dal Centro Studi di Confindustria che riportiamo solo come indicatore della situazione. Calcolare la “crescita” in base al PIL è interesse dei capitalisti, che in nome del PIL tagliano e privatizzano servizi, saccheggiano e sfruttano i lavoratori e le masse popolari. Tuttavia questi dati ben rappresentano sia il fatto che “il problema” non riguarda solo il governo Renzi, ma riguarda tutto il sistema dei vertici della Repubblica Pontificia, sia il fatto che gli annunci di ripresa, gli appelli a “tirare la cinghia” e i salassi imposti per decreto da Renzi e dalla sua cricca sono solo fumo negli occhi: complessivamente la situazione peggiora.

Questo è il contenuto del governo Renzi. Nel frattempo (e come risultato del suo operato):

– la disoccupazione galoppa nonostante il fumo che il governo spaccia per arrosto, diminuisce la sicurezza del lavoro e aumenta la precarietà. La “mano libera ai padroni”, inaugurata dallo strappo di Marchionne in FIAT e rinforzata dal regime FCA, spinge i meno scrupolosi ad alzare il livello dello scontro, dimostrazione di ciò è l’omicidio di Abd Elsalam a Piacenza, il sistematico disinteresse (risparmio) per le condizioni di lavoro che causa una strage di morti in nome del profitto (più di 500 morti da gennaio. Sembrano meno degli anni passati, ma va fatto il paragone considerando le decine di migliaia di posti di lavoro persi…).

– A livello sociale, il disinteresse delle autorità borghesi, la doppia morale, l’oscurantismo e la misoginia promossi dal Vaticano, la mobilitazione reazionaria instillata, promossa e condotta dalla classe dominante attecchiscono nella parte più arretrata, abbrutita, ma anche fragile e manipolabile, delle masse popolari. Generando episodi emblematici del degrado morale e materiale che dai vertici della Repubblica Pontificia si propaga nella società intera (complici anche l’intossicazione e la diversione promosse dal circuito dell’informazione borghese): dal suicidio di Tiziana Cantone, la ragazza campana che si è uccisa per la vergogna dopo la pubblicazione di filmati a sfondo sessuale su siti e social network, alla strage di donne, vittime “della passione”, dalle aggressioni agli immigrati e ai profughi, alla miriade di casi di pirateria della strada. Sessismo, razzismo, omofobia, abbrutimento, parassitismo, servilismo, arrivismo, cinismo, viltà sono gli unici valori che la classe dominante può trasmettere e trasmette. Se il paese non è sprofondato nella barbarie è in virtù dell’attivismo, della generosità e della solidarietà delle masse popolari che si organizzano in mille modi per fronteggiare le emergenze che flagellano la popolazione: dall’emergenza immigrati (vedi Ventimiglia, Como, Roma), all’emergenza povertà che riduce alla miseria parti crescenti delle masse popolari (vedi emergenza casa e sanità); alla mobilitazione per soccorrere le popolazioni colpite dai danni provocati dall’incuria a ogni evento naturale di media intensità.

– A livello pratico, il paese si conferma infatti in ginocchio. Dopo il terremoto in Centro Italia è bastato che riniziasse a piovere per alcune ore per sommergere centro e sud Italia, per provocare morti e ingenti danni. Nel frattempo gli effetti dei miliardi stanziati e spesi per mettere all’ingrasso comitati di affari e amici degli amici (TAV, MOSE, per citarne due) non si possono nascondere: la strage ferroviaria del luglio scorso in Puglia (ma prima a Crevalcore e poi a Viareggio…) dove furono uccise 23 persone dall’incuria e dalla speculazione delle istituzioni e delle autorità è la tragica dimostrazione dello stato di abbandono di strutture e infrastrutture dal sud al nord. Alla prima applicazione il MOSE si è inceppato… non ha fatto morti. Se non si contano quelli che si sarebbero potuti evitare usando quei soldi per la messa in sicurezza di uno dei tanti paesi di roccia sorti sulle faglie dell’appennino, tipo Amatrice, o per tenere aperto uno degli ospedali siciliani in cui ciclicamente perde la vita un bambino perché i reparti di pediatria o i pronto soccorso sono stati soppressi…

La sintesi è una: il governo Renzi e i vertici della Repubblica Pontificia si comportano come una forza occupante che spreme fino all’osso ogni risorsa, ogni risparmio e lascia il paese allo sbando, spingono le masse popolari a una situazione precedente a quella della Prima Guerra Mondiale, precedente alla Rivoluzione d’Ottobre, precedente alla sconfitta che inflissero ai padroni e al loro regime terroristico (il fascismo) e all’epoca delle grandi lotte attraverso cui conquistarono, grazie all’influenza, all’esempio e al sostegno dei primi paesi socialisti, i diritti, le tutele, gli istituti e il livello di civiltà che oggi la borghesia vuole riprendersi con gli interessi.

Solo gli operai, i lavoratori e le masse popolari organizzate possono salvare il paese, liberarlo dai tentacoli dei Vertici della Repubblica Pontificia e metterlo sulla strada della rinascita, possono farne una base per la riscossa delle masse popolari di tutto il mondo rompendo con i vincoli, i diktat e le servitù a cui lo costringe la Comunità Internazionale degli imperialisti.

Per salvarlo non possono fidarsi e affidarsi a chi si ripropone di riportare il paese a come era prima “prima della crisi”, perché quel prima non esiste. L’Italia ha seguito, e non poteva essere altrimenti, il percorso “naturale” che la borghesia imperialista ha imposto al mondo una volta che a. i revisionisti moderni hanno affossato i primi paesi socialisti e hanno liquidato i partiti comunisti nei paesi imperialisti, b. gli effetti della crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale si sono via via dispiegati dalla metà degli anni ‘70 del secolo scorso, in un vortice in cui ogni tentativo di mettere una pezza a questo o quello sconquasso si è rivelato di effetti peggiori dello sconquasso stesso. Ma non possono fidarsi e affidarsi neppure a chi limita il loro ruolo a quello di coloro che chiedono, protestano, pretendono, ma in definitiva aspettano e sperano che la soluzione al marasma arrivi dagli stessi che del marasma provocato dalla crisi generale sono complici e funzionari, la borghesia imperialista e il suo clero. Le lotte per rivendicare migliori condizioni di vita e di lavoro sono legittime, giuste e necessarie, ma mille esperienze insegnano che i loro risultati sono parziali e transitori: in regime capitalista i padroni torneranno sistematicamente e inevitabilmente alla carica per riprendersi quello che avevano dovuto cedere, per riprendersi anche gli interessi. Questa è la storia delle lotte rivendicative e della lotta di classe in Italia negli ultimi 50 anni, a inaugurarla ufficialmente fu Giorgio Benvenuto (segretario generale della UIL) negli anni ’70 del secolo scorso “è arrivato il momento in cui gli operai devono restituire una parte di quello che hanno conquistato”.

Salvare il paese, aprire la stra a una società superiore, costruire la rivoluzione socialista, instaurare il socialismo. Nella lotta fra le classi, qualunque classe dominante storicamente superata, come lo sono la borghesia imperialista e il suo clero, opprime la classe ascendente, quella che prenderà il suo posto alla direzione della società. E’ successo alle forze feudali che hanno represso, oppresso e perseguitato la borghesia dalla quale sono state soppiantate con le rivoluzioni borghesi, succede con la borghesia imperialista che perseguita, opprime e reprime la classe operaia e le masse popolari che la soppianteranno con la rivoluzione socialista. I tempi che viviamo sono quelli in cui la classe operaia e le masse popolari sono chiamate a sovvertire l’ordine borghese, imporre un loro ordine e costruire una società nuova e superiore. O questa strada si schiude, e i comunisti hanno il compito di schiuderla, perseguirla, percorrerla, farla percorrere agli operai e al resto delle masse popolari organizzate, oppure la classe dominante porterà il paese alla guerra: guerra fra poveri e guerra fra stati e paesi.

Nell’articolo “Governo di Blocco Popolare, rivoluzione socialista, Guerra Popolare Rivoluzionaria” pubblicato su La Voce del (nuovo)PCI n. 53, il (nuovo)PCI sintetizza molto efficacemente il contesto, le condizioni e gli obiettivi della tattica attraverso cui perseguiamo la costruzione della rivoluzione socialista, la politica rivoluzionaria per la classe operaia e per le masse popolari: “L’unica soluzione che pone fine alla crisi generale e al catastrofico corso delle cose è l’instaurazione del socialismo. Per instaurare il socialismo occorre che il grosso degli operai sia organizzato e segua il partito comunista e che il resto delle masse popolari siano in una certa misura organizzate e in larga misura disposte a seguire gli operai quando questi si mobilitano (quindi siano contro il governo della Repubblica Pontificia e contro i promotori della mobilitazione reazionaria).

Noi abbiamo proposto, proponiamo, promuoviamo la costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP) perché

1. oggi gli operai sono organizzati solo in piccola misura e solo in minima parte gli operai organizzati seguono noi comunisti;

2. la sinistra borghese è politicamente impotente (cioè non ha una concezione e una linea per valorizzare in senso positivo le spinte delle masse popolari alla mobilitazione e alla ribellione – ndr), ma ancora forte (ben più di noi comunisti) come influenza, prestigio e seguito tra gli operai e le masse popolari;

3. combinando operai e masse popolari organizzati (OO e OP) con sinistra borghese non legalitarista contiamo di arrivare a costituire il GBP, in gara con i promotori della guerra agli immigrati e della guerra contro i “cattivi tedeschi che vogliono tutto loro”, contro i “cattivi cinesi che ci spogliano”, contro altri cattivi di turno (mobilitazione reazionaria); gli esponenti e gruppi della sinistra borghese che non assumeranno il ruolo a cui OO e OP li chiameranno, andranno sempre più a destra e perderanno seguito, prestigio e influenza tra le masse popolari;

4. la borghesia imperialista (BI) ingoierà la costituzione del GBP: non è in grado di reprimere su larga scala, cerca di evitare la guerra civile, è già impantanata con la guerra in Asia, Africa e America Latina e con le guerre sotterranee, fredde ma… “non si sa mai”, tra gruppi imperialisti;

5. la BI cercherà di corrompere e sabotare il GBP: impedire che operi in conformità col suo programma (vedi le Sei Misure Generali), screditarlo presso le masse popolari, isolarlo da esse, infiltrarlo, abbatterlo a furor di popolo, creare un’opinione pubblica favorevole ai suoi scopi e poi attaccarlo con colpi di Stato; (l’esempio degli attacchi dei vertici della Repubblica Pontificia alla Giunta Raggi, mostra, in piccolo, i metodi, gli strumenti e il contenuto degli attacchi che sferreranno contro il GBP – ndr);

6. noi comunisti animeremo le OO e OP a fare in modo che il GBP dia forma e forza di legge alle loro decisioni, lo obblighino a farlo; operai e masse popolari in numero crescente si uniranno a noi, noi educheremo e organizzeremo su ogni terreno (rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato), saremo alla testa della lotta perché il GBP operi in conformità con il suo programma, perché si liberi di infiltrati e sabotatori rinnovandosi, perché combatta con energia gli attacchi interni e dall’estero; gli esponenti e organismi della sinistra borghese che non si trasformeranno in fautori accaniti e generosi della nostra lotta, perderanno seguito, prestigio e influenza;

7. con questa lotta si creeranno le condizioni per costituire un governo di organizzazioni operaie e popolari strette attorno al partito comunista e per instaurare il socialismo”.

Quanto siamo vicini a, o lontani da, questo processo? In verità ci siamo immersi. Le tendenze e le spinte di cui c’è bisogno esistono già e dobbiamo rafforzarle, svilupparle, moltiplicarle. Le tendenze che remano contro, che ostacolano il processo, che lo rallentano, pure esistono e dobbiamo eluderle, aggirarle, renderle inefficaci. Ogni settore delle masse popolari che non ha diretto interesse a servire la classe dominante è oggi in subbuglio, in movimento: gli operai (che sono il fulcro della costruzione della rivoluzione socialista per il ruolo che hanno nel capitalismo e per il ruolo che avranno nel socialismo), i lavoratori dipendenti di tutti i settori e di tutte le categorie, gli artigiani, gli studenti, i pensionati, i precari, i vari settori e categorie che sono oppressi dall’oscurantismo clericale e dagli arbitri della classe dominante, le popolazioni in lotta contro la devastazione dei territori, la demolizione dei diritti e delle conquiste, aggregati, gruppi e individui che si ribellano alle imposizioni e alle leggi illegittime delle autorità borghesi (dall’esempio di Nicoletta Dosio che si ribella contro le persecuzioni legali a cui è sottoposta lei, con altri attivisti NO TAV, alla violazione dei fogli di via da Ventimiglia affibbiati ai militanti antirazzisti). La questione, quindi, non è vedere “un futuro lontano” e abbandonarsi allo scetticismo e alla sfiducia, ma vedere il futuro possibile che possiamo costruire. Operai, lavoratori e masse popolari sono la forza che deve imporre ai vertici della Repubblica Pontificia un governo di emergenza della classe operaia e delle masse popolari organizzate (il Governo di Blocco Popolare) per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista. In alternativa si lascia il paese in mano a padroni e speculatori che lo porteranno (la crisi generale non lascia alternative) alla guerra fra poveri e alla guerra fra stati.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here