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La Resistenza: il punto più alto della classe operaia!

Compagno P by Compagno P
Giugno 10, 2016
in Sezione di Reggio Emilia
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La Resistenza: il punto più alto della classe operaia!

Fascisti, polizia e tribunali: il livello raggiunto dalla “legalità” borghese.

Denunciare, smascherare gli “agenti provocatori pronti a tutto” e i loro mandanti è una forma di vigilanza e di autodifesa per tutti coloro che resistono alla crisi e ai suoi effetti peggiori!

La Resistenza insegna: sono il protagonismo, la mobilitazione e la lotta delle masse popolari organizzate la via per mettere fine alla repressione, agli abusi e al fascismo!

Il Tribunale di Reggio Emilia decide di avanzare nella persecuzione degli antifascisti avvallando gli abusi commessi dai poliziotti, legittimando l’operato del pericoloso gruppo fascista di Casa Pound e tentando di eliminare con un colpo di spugna i valori e l’eredità che la Resistenza ha affermato!

Il 28 aprile 2009 i tre giovani compagni, dell’allora sezione locale del Partito dei CARC furono fermati con l’accusa di avere fatto una scritta nei pressi e per la chiusura della sede dell’organizzazione fascista di Casa Pound. La Digos sparò addirittura alle gomme dell’auto guidata dal compagno Mattia Cavatorti! Fermò i compagni impedendo loro di avvertire compagni e familiari e li sottopose a perquisizioni fino alla mattina seguente. [leggi comunicato della sezione di Reggio E. del Partito dei CARC dell’01.05.2009]. Un caso gravissimo di repressione e abusi da parte di elementi delle forze dell’ordine dal “grilletto facile” chiaramente coperti da una Procura che non solo non li ha perseguiti per questa azione criminale ma che permette ancora oggi loro di scorazzare nella nostra città mettendo continuamente in pericolo la vita dei cittadini. La copertura di cui questo corpo speciale e di cui i sui membri si avvalgono è evidente ed è dimostrata dal fatto che questi tentino addirittura di passare da criminali e colpevoli ad accusatori. Infatti, la solerte Procura, ha istruito dapprima un processo nei confronti del compagno Mattia accusato dall’agente Corradi Fabio della Digos che dopo avergli sparato lo ha denunciato per lesioni! Successivamente è stato aperto un secondo processo nei confronti di Mattia sempre per lesioni e insieme agli altri due antifascisti per imbrattamento e travisamento.

Martedì 3 luglio 2015 si è svolta l’ultima udienza del processo di primo grano per lesioni, travisamento e imbrattamento a carico di tre giovani antifascisti colpevoli di avere difeso i valori che la Resistenza ha affermato. Il Giudice Dario De Luca di concerto con la PM Valentina Salvi ha condannato il compagno Mattia, dirigente del Partito dei CARC, a 10 mesi per lesioni nei confronti di un agente della Digos e 100 euro di multa per imbrattamento. Gli altri due compagni sono stati condannati ad una multa di 100 euro per imbrattamento.

Il Tribunale di Reggio Emilia continua la sua caccia alle streghe immemore della vittoria della Resistenza!

In primo luogo il Giudice ha di fatto avvallato e garantito l’impunità degli agenti di polizia che quella notte in risposta ad una scritta antifascista hanno sparato contro i giovani compagni e commesso diversi abusi nel momento del fermo di polizia. Il Giudice ha decretato che colui che ha sparato quella sera, Fabio Corradi della Digos di Reggio Emilia non è colpevole di alcun abuso di polizia anzi è lui la vittima. Il solerte agente dal grilletto facile tra l’altro non si è neppure costituito parte civile nel processo il che la dice tutta sull’integrità morale di questo individuo.

Ci sarebbe da chiedersi allora qual’è la definizione di abuso di polizia secondo De Luca: questa sentenza di fatto legittima l’operato della Digos di Reggio Emilia che quella notte del 28 aprile 2009 perpetuò gravi abusi e soprusi e che soltanto il caso (la traiettoria di quella pallottola!) ha fatto sì che non si trasformasse un altro dei numerosi casi finiti drammaticamente, alla pari di altre storie note o meno note in cui chi indossando la divisa ha abusato del proprio ruolo e del potere a lui conferito [leggi comunicato della sezione di Reggio E. del Partito dei CARC dell’01.05.2009]. Nella nostra regione i casi più conosciuti sono quelli di quattro agenti della Questura di Ferrara che uccisero Federico Aldrovandi [leggi la lettera di Patrizia Moretti] e i picchiatori del VII Reparto mobile di Bologna tristemente noto per i numerosi pestaggi e abusi commessi nel corso di questi anni [leggi il dossier] ma ne esistono molti altri.

Ma “le verità” sancite dai Tribunali e l’”integrità” della polizia del Governo Renzi-Berlusconi è conosciuta ormai da ogni persona che ha avuto a che fare con loro. Iniqua come il Governo che avvalla e foraggia i veri criminali che ogni giorno sfruttano, licenziano, avvelenano le masse popolari e dall’altra perseguita e reprime le masse popolari.

In secondo luogo De Luca ha, di fatto, avvallato quello schieramento di individui e istituzioni che giorno dopo giorno si adopera a perpetuare sistematicamente la violazione della Costituzione antifascista, proseguendo nei fatti nello sdoganamento delle prove di fascismo, fornendogli agibilità politica e radicamento in città. Nel contesto generale di crisi economica, politica, ambientale e culturale (intellettuale e morale) la classe dominante oltre ad esprimere sempre di più il suo carattere eversivo rispetto alle sue stesse leggi (basti pensare ai referendum per l’acqua pubblica, agli ultimi tre governi che hanno ricevuto il mandato a governare senza necessità delle elezioni, passando per quanti antifascisti sono messi alla sbarra per aver messo in pratica quella parte della Costituzione che vieta il fascismo) si pone come promotricedella mobilitazione reazionaria di cui i gruppi fascisti sono solo un appendice secondaria ed ausiliaria.

Questa sentenza non è quindi estranea alla situazione politica ed economica in cui verte il nostro paese.

Questo attacco repressivo dimostra che nel nostro paese chi ha a cuore, difende ed applica i principi della Costituzione antifascista nata dalla Resistenza viene perseguito politicamente. Che è in corso un tentativo di cancellare a colpi di denunce e processi i valori e le conquiste per cui centinaia di migliaia di partigiani con la Resistenza antifascista ha affermato.

E’ in atto il tentativo di fermare con la repressione un movimento inarrestabile perché erede della Resistenza che 70 anni fa ha liberato il nostro paese dall’oppressione e repressione nazista e fascista, che è espressione diretta dell’attuale lotta della masse popolari contro gli effetti e la guerra di sterminio che la crisi produce, che mette in discussione l’attuale sistema sociale e propone nuovi modi di produzione collettivi e condivisi e nuovi rapporti sociali.

Ma la Resistenza insegna: sono il protagonismo, la mobilitazione e la lotta delle masse popolari organizzate la via per fare fronte alla repressione e agli abusi di polizia e alle prove di fascismo!

E’ necessario oggi più che mai fare della repressione e della lotta agli abusi un campo di lotta politica in modo da respingere e rilanciare contro gli attacchi che la classe dominante!

La lotta contro la repressione si inserisce nella battaglia più ampia in corso nel nostro paese per contrastare la deriva reazionaria del governo Renzi-Berlusconi che si serve di ogni mezzo, compreso apparati di polizia e magistratura per raggiungere i propri scopi, come sta a dimostrare l’assoluzione degli assassini di Cucchi, la protezione e il supporto continuamente fornito ai gruppi fascisti e razzisti (Casapound, Forza Nuova) che scorazzano impunemente nel paese (ricordiamo l’ultima vile aggressione di cui è rimasta vittima il compagno Emilio del Centro sociale Dordoni di Cremona), la repressione sempre più aperta e di massa contro i lavoratori in lotta, l’uso dispiegato della legislazione speciale e antiterrorismo contro i movimenti di resistenza popolare (inchieste e processi contro No TAV, studenti e movimenti sociali), il massiccio ricorso alle sanzioni pecuniarie amministrative e penali (multe, decreti penali di condanna, ecc.) e alla limitazione o privazione della libertà personale (obbligo di firma, DASPO, confino, arresti domiciliari, ecc.), e, sul piano internazionale, la promozione delle guerre imperialiste di aggressione contro altri popoli.

Fare fronte alla repressione è possibile nella misura in cui si concepisce la lotta alla repressione come campo di lotta per la creazione delle condizioni per la nuova governabilità delle masse popolari!

Nel contesto di crisi generale, di disoccupazione crescente, di precarietà, di attacco ai diritti, la classe dominante non ha alcuna soluzione positiva per fare fronte agli effetti della crisi (ha solo la guerra fra poveri e la guerra fra popoli e stati); le masse popolari organizzate hanno forza, risorse, generosità e combattività per imporre una loro via per fare fronte alla crisi e per trasformare il paese.

Il fattore risolutivo della crisi del capitalismo non sono le decisioni, i voleri, le caratteristiche dei grandi leader, ma l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari, in primo luogo della classe operaia: solo le masse popolari possono porre fine alla crisi del capitalismo, sono le masse popolari che fanno la loro storia.

I comunisti possono intervenire in ogni luogo di lavoro, in ogni quartiere, città, regione partendo dalle contraddizioni del sistema capitalista, dal marasma e dallo stato di miseria che questa crisi genera e alimenta. Possono intervenire e dirigere la resistenza (nelle varie forme) che le masse popolari oppongono all’avanzare della crisi, orientandole e alimentando il terreno e le condizioni perché queste si organizzino e costruiscano una nuova governabilità: il Governo di Blocco Popolare verso il socialismo.

La sentenza di primo grado del 3 luglio è solo una vittoria di Pirro per la borghesia: nonostante il loro obiettivo di fermare l’attività, di isolarci e disgregarci (come hanno fatto dopo il 28 aprile 2009), oggi forti degli insegnamenti di quell’esperienza usciamo da questo primo grado rafforzati politicamente. Con la nostra campagna che abbiamo condotto da una parte, tra le masse popolari abbiamo raccolto centinaia di firme solidali, mezza dozzina di nuovi collaboratori che non si erano mai interessati di politica prima, sviluppando rapporti e stabilendo contatti; dall’altra attraverso l’intervento sugli esponenti democratici della società civile e delle amministrazioni locali abbiamo promosso una mozione contro gli abusi di polizia ed il nostro appello raccogliendo importanti adesioni.

La battaglia quindi non è finita, anzi è appena cominciata!

Resistere al tentativo di cancellare a colpi di denunce e processi i valori e le conquiste per cui centinaia di migliaia di partigiani con la Resistenza antifascista ha affermato!

Aderisci e sostieni la lotta contro le prove di fascismo e gli abusi delle forze dell’ordine. Sostieni la campagna di solidarietà del Comitato 28 Aprile.

FIRMA L’APPELLO IN SOLIDARIETÀ A CHI DIFENDE LE LIBERTÀ DEMOCRATICHE!

LIBERTÀ PER TUTTI GLI ANTIFASCISTI!

**********************

Comitato 28 Aprile www.vigilanzademocratica.org – [email protected]

Partito dei CARC – Emilia Romagna www.carc.it – [email protected]

**********************

Un sostegno politico, morale e economico per sviluppare la nostra attività, per far fronte alle spese legali e assicurare la continuità del nostro lavoro nonostante gli attacchi repressivi (perquisizioni, sequestri di computer, ecc.), per estendere l’organizzazione e l’orientamento dei comunisti fino alla vittoria.

 

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