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Siena: assolti i compagni imputati per le lotte studentesche nel 2010

Compagno P by Compagno P
Settembre 6, 2015
in Resistenza n.9/2015
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La lettera che vi presentiamo è di un giovane collaboratore del Partito che è stato colpito da uno dei tanti attacchi repressivi sferrati in seguito alle mobilitazioni studentesche contro la riforma Gelmini e processato con alcuni compagni della Sezione di Siena. Nell’affrontare il procedimento giudiziario abbiamo adottato la linea del “processo di rottura”, ossia siamo passati da accusati ad accusatori, dentro e fuori dal Tribunale. Per questo motivo abbiamo deciso di non affrontare il processo con il rito abbreviato perché, oltre a costituire un riconoscimento di colpevolezza (colpevoli di cosa?), non ci avrebbe dato il tempo necessario per impostare e condurre fino in fondo una campagna d’attacco.

Abbiamo promosso una campagna di mobilitazione, lotta, solidarietà di classe dentro e fuori l’Università fino a raggiungere gli operai nelle fabbriche, per ribaltare contro il nemico i suoi attacchi, contrastare il timore che la repressione genera e rendere la risposta alimento di organizzazione, mobilitazione e coordinamento delle masse popolari.

La lettera di questo giovane collaboratore è una sintesi positiva dell’intervento svolto e, contemporaneamente, il legame che ha stretto con il Partito la dimostrazione della giustezza della linea adottata.

Cari compagni della Redazione di Resistenza,

vi scrivo per condividere con voi alcune riflessioni e alcuni insegnamenti che ho maturato negli ultimi tempi sulla base dell’esperienza del processo politico conclusosi il 24 luglio scorso con una vittoria non solo giudiziaria, ma sopratutto politica. Le radici di questo procedimento penale risalgono al caldo e movimentato autunno del 2010, quando i giovani erano mobilitati nell’attacco contro il DDL Gelmini e il conseguente disfacimento dell’istruzione pubblica. Lo scenario è quello di una Siena che inizia a ritrovarsi senza due dei suoi principali sostegni: la banca e l’università, entrambe svaligiate e affossate dall’interno stesso delle loro strutture, ovvero da quei signori incravattati che comodamente seduti nei loro scranni hanno manovrato il teatrino del clientelismo e della distruzione del territorio sociale ed economico. Tuttavia il tessuto cittadino non è del tutto marcio, il movimento studentesco è sano e per qualche mese riesce a ricaricare politicamente la piccola Oxford. Questo deve però scontrarsi con la tendenza che guida la borghesia imperialista, ovvero la mobilitazione reazionaria che, attraverso il braccio armato ed esecutivo della repressione, decide di punire 12 studenti in rappresentanza delle varie anime che costituiscono il movimento.

Gli imputati decidono di dividersi, con una componente che si avvia verso un processo con rito ordinario. Ogni scelta di rito è legittima ma, sulla base dell’esperienza trentennale di lotta alla repressione della Carovana del (n)PCI e grazie al lavoro di analisi e studio che i compagni del P.CARC hanno saputo dipanare sin dalle fasi iniziali del processo, mi sono convinto a intraprendere la via dell’ordinario perché permette il dibattimento delle accuse, consentendo di rispondere colpo su colpo alle bugie e agli attacchi del nemico.

Il cammino politico – processuale che ho intrapreso con i compagni ha fatto sì che capissi in modo nitido che la repressione si rivela un’arma a doppio taglio per chi la promuove perché se lo scopo da un lato è quello di disperdere e fungere da deterrente, dall’altro può e deve fungere da catalizzatore di mobilitazione.

Qui il colpo di martello dei comunisti sull’incudine della società da cambiare può e deve essere più forte, in quanto la lotta contro la repressione si configura come uno strumento potente per rilanciare l’aggregazione tra le fila delle masse popolari. Io stesso, attraverso un lavoro di analisi sinergico tra la funzione della repressione e lo sviluppo della lotta di classe presente nel nostro Paese, sono arrivato alla conclusione che la repressione non si configura come nominale. Colpisce sì il singolo, spesso la testa, ma lo fa per danneggiare per dividere e annichilire l’intero movimento. Nel caso senese questo è nitido: la denuncia per i fatti del 30 novembre 2010 è stata costruita anche come deterrente per le lotte future, per i movimenti che oggi portano avanti l’assalto contro la Buona Scuola e il Jobs Act, ovvero quel proseguo del percorso iniziato 5 anni fa per la difesa e il miglioramento dell’istruzione. La risposta deve quindi essere necessariamente collettiva e fonte di aggregazione per respingere l’attacco. Quando riusciamo a ribaltare i termini di lettura di un attacco repressivo allora siamo in grado di far rinascere il movimento comunista, partendo da una vera e profonda solidarietà di classe che vada oltre le parole. Così sta succedendo a Siena, dove attraverso la propaganda e il lavoro sul territorio si è riuscito ad attrarre nuovi studenti e nuovi elementi delle masse popolari, legandoli all’attività del Partito partendo da un procedimento penale contro una lotta giusta e legittima.

Questa lettera vuole essere un invito a tutti coloro che hanno subito questo genere di attacchi e a tutti quelli che si mobiliteranno nelle lotte autunnali a non lasciarsi scoraggiare dalla repressione perché la lotta contro di essa è la risposta politica, necessaria e vitale della resistenza delle masse popolari al procedere della crisi terminale del capitalismo. Inoltre, sviluppiamo la solidarietà di classe, strumento metà scudo e metà spada: scudo che consente di limitare i danni dell’attacco repressivo e spada che muove l’affondo contro il nemico attraverso l’unione e sopratutto l’espansione del fronte sotto attacco, vera e propria calamita per nuove forze per le fila della seconda ondata del movimento comunista.

Le mie parole sono il precipitato non solo di analisi, riflessioni e insegnamenti ma sopratutto di un’esperienza politica che voglio condividere con voi affinché la repressione da ostacolo si trasformi in motore per la trasformazione di una società sempre più giusta e quindi sempre più socialista e sia in tutto e per tutto una scuola di comunismo per le masse popolari.

Saluti comunisti

A. S.

carc

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