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Ricostruire le zone terremotate è possibile! E’ una questione di volontà politica!

Compagno P by Compagno P
Gennaio 3, 2015
in Federazione Emilia Romagna
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Ricostruire le zone terremotate è possibile!
E’ una questione di volontà politica!
Un Governo di emergenza popolare deve dirigere il paese!
A sei mesi dal terremoto neppure un euro è arrivato a chi ha perso la casa, alle aziende agricole e industriali costrette a bloccare la produzione.
Il 13% degli edifici di Modena e provincia è ancora inagibile, in vari comuni la situazione è anche peggio (a Mirandola sono inagibili il 34% degli edifici, a Concordia il 35%, a San Felice il 36%, a San Possidonio il 41%, a Cavezzo il 42%, a Novi il 46%, a Medolla il 49%), le ordinanze o le finte ordinanze regionali demandando alle banche l’erogazione di mutui (che chissà se verranno concessi e comunque coprono fino ad un massimo dell’80% delle spese e solo per le abitazioni con danni lievi) per le ristrutturazioni.
Ci sono ancora migliaia di sfollati, ma le requisizioni delle case sfitte rimangono un miraggio, le proprietà delle banche e i grandi patrimoni immobiliari non vengono toccati. Anche se verranno mantenuti gli impegni a utilizzare le case ACER (ex case popolari), non bastano per assegnare una casa a tutti gli sfollati.
Nella sola provincia di Modena già 3.336 aziende hanno chiesto la cassa integrazione per 33.555 lavoratori assunti con contatto a tempo indeterminato, a cui si aggiunge chi  ha perso completamente il lavoro (i lavoratori a termine, gli atipici, i commercianti o chi lavorava in nero).
Molte scuole sono ancora inagibili, quelle che funzionano (almeno in parte) sono sovraffollate e gli studenti devono fare decine di chilometri per raggiungerle.
 
Monti e gli altri professori milionari sono riusciti a fare anche peggio di Berlusconi all’Aquila! Si sono intascati i soldi dell’aumento indiscriminato del prezzo dei carburanti, hanno militarizzato il territorio, hanno persino cercato di bloccare la sospensione di tasse e IMU! “Mancano i soldi” è il loro ritornello. Non è vero: basta usare per la ricostruzione i miliardi che ogni anno il governo versa alle banche, alle finanziarie e ai ricchi sotto forma di interessi sui titoli del debito pubblico, regala al Vaticano e alla Chiesa, elargisce sotto forma di compensi faraonici (e pensioni d’oro) agli alti funzionari pubblici, spende per armamenti i missioni di guerra o sperpera in opere dannose o inutili come la TAV e l’EXPO! Sono delle sanguisughe e dei criminali, dobbiamo cacciarli via!
 
Solo l’organizzazione e la mobilitazione popolare possono  impedire che la ricostruzione in Emilia-Romagna diventi l’ennesima storia di speculazioni, abbandono, degrado!
Costringere i comuni, le province e le regioni a usare i mezzi, le risorse e i poteri di cui dispongono per dare una sistemazione dignitosa agli sfollati, per ricostruire abitazioni, edifici pubblici, aziende agricole e industriali, infrastrutture, per bonificare il territorio, per far funzionare le aziende a rischio chiusura o riduzione, anche se devono violare i Patti di Stabilità e gli altri vincoli posti dal governo centrale.
Occupare gli stabili delle immobiliari, delle banche e della Chiesa, sospendere il pagamento degli interessi e delle rate dei mutui e degli altri prestiti fatti con le banche, delle tasse, delle multe, dei tickets e di tutti gli altri “pizzi legalizzati” di Equitalia e affini, tenere aperte e far funzionare le aziende a rischio chiusura o riduzione, organizzare disoccupati e cassintegrati per ricostruire gli edifici e le infrastrutture danneggiate.
 
La ricostruzione, il lavoro, la messa in sicurezza e la tutela del territorio, i servizi pubblici sono più importanti dei Patti di Stabilità e dello spread! Basta con le promesse, occorrono i fatti!
 
Quello che è illegale e illegittimo è che a sei mesi dal terremoto ci siano ancora sfollati e case inagibili, che migliaia di lavoratori abbiano perso il posto di lavoro o rischino la cassintegrazione, che gli studenti stiano ammassati o debbano farsi chilometri per raggiungere una scuola!
 
Un Governo di emergenza popolare deve dirigere il paese!
La FIOM, la sinistra CGIL, l’USB e gli altri sindacati di base insieme alle associazioni come il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, ai movimenti democratici come quello NO TAV, alle reti ambientaliste, ai coordinamenti di immigrati, studenti, insegnanti, disoccupati e precari, alle amministrazioni comunali progressiste devono mettersi alla testa del movimento  per costituire un governo d’emergenza delle organizzazioni operaie e popolari che elimini da subito almeno gli effetti più gravi della crisi con provvedimenti d’emergenza:
1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa),
2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,
3. assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato),
4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,
5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,
6. stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.
 
Per imporre ai poteri forti un governo d’emergenza popolare non servono nuove elezioni. Occorre che le organizzazioni operaie e popolari rendano il paese ingovernabile: scioperi, proteste e occupazioni, disobbedienza alle imposizioni e agli arbitri, appropriazione organizzata dei beni e servizi necessari a una vita dignitosa, rifiuto organizzato di pagare imposte, ticket e mutui, diffusione delle attività di produzione e distribuzione organizzate su base solidaristica, sviluppo di attività autonome dal governo centrale da parte delle amministrazioni locali.
 
Attuando questo programma, il Governo di Blocco Popolare aprirà la strada che metterà fine al capitalismo e alla sua crisi facendo dell’Italia un paese socialista: un paese dove l’intesa, la pianificazione e la decisione collettiva prendono il posto dei capitali e dei profitti, dei prestiti e dei debiti, delle banche e delle istituzioni finanziarie.
 
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Partito dei CARC – Emilia Romagna
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