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Partito dei CARC
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Dall’1 febbraio all’8 marzo, in marcia!

Compagno P by Compagno P
Luglio 2, 2016
in Resistenza n. 2/2014
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Il 24 gennaio a Roma abbiamo partecipato all’incontro che si è tenuto a Communia (Ex Officine Piaggio occupate) per organizzare una mobilitazione in solidarietà alle donne spagnole: la proposta di legge del governo Rajoy che vuole limitare l’assistenza sanitaria all’interruzione di gravidanza “solo nel caso di violenza sessuale e di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna” è il ritorno al “peggiore passato” di franchista memoria. Ma è un attacco che rimette in moto forze ed energie per rispondere in maniera decisa ai tentativi dei governi reazionari e sudditi del clero di restaurare un “nuovo medioevo”.

Così, indipendentemente dai legami esistenti con la rete WAE (womenareeurope) che l’ha lanciato, l’appello a mobilitarsi in solidarietà con la donne spagnole è stato raccolto in molte città italiane e ha riunito nei fatti collettivi e organismi di genere e non, con l’obiettivo di partecipare e costruire giornate di solidarietà (si terranno presidi sotto consolati e ambasciate spagnole in tutta Europa). A Roma l’incontro è stata anche l’occasione per parlare di 8 marzo. L’aspirazione comune a rompere il silenzio e tornare in piazza, unita alla consapevolezza che quanto accade in Spagna è un pericoloso “precedente” per tutta l’Europa e ancora di più per il nostro paese vista la presenza fisica e culturale (ma soprattutto politica, aggiungo io) del Vaticano, ha attraversato l’incontro dall’inizio alla fine, ha animato tutti gli interventi, ha dato fiducia a chi un po’ nel tempo l’ha persa e ha rafforzato chi è determinato a giocare la partita.

Una compagna di un centro antiviolenza, che ha partecipato alle lotte per la conquista del diritto all’assistenza sanitaria nell’interruzione di gravidanza, ha sottolineato che “noi non abbiamo lottato per questa legge! Noi abbiamo lottato per l’aborto libero e gratuito, tutto il resto è frutto di un compromesso, tutto il resto lo ha aggiunto la DC!” E questo è stato il tema di fondo della discussione: il Vaticano e il ruolo politico e culturale che ha nel nostro paese e la connivenza (e il sostegno) delle istituzioni. La sua ingerenza (e l’influenza nefasta che esercita) nel campo dei diritti delle masse popolari femminili è oggi un’emergenza concreta e reale: la proliferazione dei Movimenti per la vita e/o Pro life, di coordinamenti contro la legge 194 e la massiccia presenza negli ospedali pubblici e nei consultori (finanziata e foraggiata dalle istituzioni), unita al numero esponenziale degli obiettori di coscienza (che solo così si assicurano lo scatto di carriera). E’ un aspetto centrale della guerra che i crociati papalini combattono fianco a fianco con gruppi e rimasugli fascisti del nostro paese (da CPI a FN). E deve essere un aspetto centrale della nostra guerra. Ma è chiaro a tutte che la 194 non è l’unico ambito in cui i governi reazionari e sudditi del clero “fanno violenza” alle donne. Dal lavoro, alla casa, alla sanità, all’istruzione, alla sessualità, all’ambiente, gli attacchi sono all’ordine del giorno e quindi c’è una necessità oggettiva di allargare il fronte. Insomma la volontà c’è, l’inizio è buono. Adesso dipende da quanto saremo capaci e determinate a portare avanti questo percorso per costruire una mobilitazione unitaria, che metta fine alla frammentazione e che contribuisca a far sì che il prossimo 8 marzo si inserisca a pieno nel percorso di mobilitazione che unisce già la parte migliore, più sana e progressista del nostro paese: quella che lega la lotta per l’autodeterminazione delle donne, alla difesa di diritti inalienabili come la sanità, l’istruzione, la casa, l’ambiente.   L’obiettivo è alto, ma anche la posta in gioco lo è, quindi non abbiamo altra scelta che quella di deciderci a combattere e pensare a come vincere.

Quello che si è riunito a Roma il 24 gennaio è un aggregato eterogeneo, ma abbastanza deciso a raggiungere due obiettivi: superare gli steccati e capire come e cosa fare per elevare la lotta per l’autodeterminazione delle donne, passando da campagne di opinioni e azioni militanti scollegate tra loro, ad un lavoro in cui il contributo a tutto campo (194, lavoro, sanità, ecc.) delle singole organizzazioni e dei collettivi è finalizzato a rafforzare un percorso comune. Un percorso non solo per costruire un 8 marzo unitario, ma per ripartire il 9 marzo e rilanciare ancora più forti e unite la lotta per l’autodeterminazione delle donne. L’8 marzo comincia adesso e continua ogni giorno.

Dal rapporto della Segretaria della Sezione di Roma

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